Rogo in un capannone, protesta dopo la morte di un migrante

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La vittima è un cittadino somalo di 44 anni, regolare in Italia. Due le cause che potrebbero aver causato l'incendio. Nella struttura vivevano un'ottantina di extracomunitari. FOTO

Un cittadino somalo di 44 anni, regolare in Italia, è morto nell'incendio scoppiato nella tarda serata di ieri nell'ex mobilificio Aiazzone a Sesto Fiorentino. (FOTO) La procura di Firenze ha aperto un fascicolo, valutando come prime ipotesi di reato quelle di incendio colposo e omicidio colposo.

 

Le ipotesi al vaglio - Nella struttura, occupata abusivamente da circa due anni, vivevano un'ottantina di extracomunitari, per lo più somali. Diverse le ipotesi al vaglio degli investigatori: le fiamme sprigionate a causa di una scintilla, in seguito al tentativo da parte degli occupanti di scaldarsi con una stufa, oppure un corto circuito. L'immobile è stato posto sotto sequestro dal pm di turno della procura di Firenze.



Le foto del capannone incendiato

 

 

 

Morto per recuperare i documenti - Le condizioni dell'uomo sono apparse subito critiche: è stato a lungo rianimato, inutile poi la corsa in ospedale. Secondo un testimone, "l'uomo è morto perché è rientrato nella struttura in fiamme con l'obiettivo di recuperare i documenti". Portati via dall'ambulanza anche altri due stranieri perchè intossicati: dal 118 si spiega che le loro condizioni non sarebbero preoccupanti. 

 

Protesta a Firenze - "Alì Muse è morto per colpa dello Stato": è quanto si legge sullo striscione che ha aperto il corteo di un centinaio di migranti, in gran parte somali, che si è snodato tra le vie di Firenze. Un centinaio di migranti si sono diretti a Palazzo Strozzi, occupando il cortile. Nello storico edificio è in corso (fino al 22 gennaio) la mostra "Ai Weiwei. Libero", che propone le opere dell'artista cinese dissidente. Sulla facciata di Palazzo Strozzi Ai Weiwei per l'occasione ha realizzato una installazione con una ventina di gommoni color arancione per denunciare l'emergenza dei profughi.

 

Comune al lavoro per gestire l'emergenza - Il sindaco Lorenzo Falchi è in contatto con Prefettura, Regione Toscana, Città Metropolitana "per contribuire a trovare una soluzione in grado di far fronte all'emergenza umanitaria" che si è creata dopo l'incendio che ha distrutto l'immobile. "Il Comune di Sesto Fiorentino - ha detto - non ha né spazi né risorse per gestire da solo un'emergenza di questa entità". Dopo aver provveduto con la Protezione civile a sistemare queste persone provvisoriamente in tende riscaldate con coperte e generi di conforto, il sindaco ha ammesso: "Non possiamo far fronte da soli come Comune al problema di dare un alloggio per un periodo di tempo prolungato". 

 

 

Ex mobilificio occupato - Lo stabile che un tempo ospitava il mobilificio Aiazzone, in via Avogadro, era stato occupato nel dicembre 2014 da una cinquantina di extracomunitari, tutti, secondo quanto spiegato all'epoca dal Movimento di lotta per la casa, profughi richiedenti asilo che erano stati in precedenza ospitati per alcuni mesi in strutture di accoglienza. Una comunità poi praticamente raddoppiata.

 

 

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