"Adriatico invaso dalle noci di mare": l'allarme degli scienziati

Una "noce di mare" (Foto di Vidar A di Gozo, Malta - Flickr, CC BY 2.0)
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Ricordano le meduse ma non sono tossiche per l'uomo: sono voraci predatori di zooplancton e hanno un impatto negativo su ecosistema e pesca

Le "noci di mare", organismi marini quasi trasparenti e luminescenti, stanno popolando l'Adriatico. Una cattiva notizia per perché si tratta di specie "aliene", originarie dell'Atlantico, particolarmente feconde e soprattutto voraci di zooplancton e larve. Potrebbero avere un impatto negativo per l'ecosistema locale e per l'industria della pesca. A lanciare l'sos è uno studio pubblicato sul Journal of Sea Research. Tra i ricercatori anche un team italiano che domani salperà da Trieste per una spedizione scientifica.

Un nuovo "inquilino" nell'Adriatico

Le "noci di mare" sembrano meduse nell'aspetto ma non lo sono e non possiedono nemmeno cellule urticanti. A contatto con l'epidermide dunque non provocano lesioni dolorose. A preoccupare i ricercatori è però il loro impatto sull'ambiente e sul comparto ittico. Sono "ctenofori": alterano lo sviluppo della catena alimentare, perché sottraggono cibo a molti pesci, come acciughe e sardine, e ne predano uova e larve. "Sono animali marini planctonici carnivori", spiega Paola Del Negro, direttrice della sezione di Oceanografia dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) che ha partecipato allo studio. "Originaria delle coste atlantiche americane (Nord e Sud America), questa specie è comparsa per la prima volta in Europa nel Mar Nero all'inizio degli anni Ottanta, trasportata dalle navi attraverso le acque di zavorra. Poi è proliferata a tal punto da creare gravi danni al settore della pesca".

Le segnalazioni nel Golfo di Trieste

Nel Golfo di Trieste la "noce di mare" è stata segnalata per la prima volta nel 2005, ma soltanto durante l'estate 2016 si è verificata una vera e propria esplosione demografica, con presenze massicce nella Laguna di Marano e Grado, lungo la costa occidentale dell’Istria, e su tutte le coste adriatiche italiane, fino ad Ancona e Pescara. Di qui la richiesta della Regione Friuli Venezia ad ARPA FVG e OGS di studiare il fenomeno.

Specie aliena pericolosa per l'ambiente

La ricercatrice spiega che il principale impatto di questi organismi riguarda la loro capacità di "rubare" il cibo (lo zooplancton) a diverse specie ittiche di interesse commerciale, come le acciughe e le sardine. Contemporaneamente le noci di mare si nutrono anche di uova e larve di questi pesci, nonché di larve di molluschi come vongole e mitili. L'invasione certificata dallo studio sta avendo successo perché si tratta di creature molto adattabili e con "un'impressionante capacità riproduttiva". Un solo individuo può produrre migliaia di uova al giorno. L'allarme non è infondato, sottolinea Del Negro. Nel Mar Nero "gli ctenofori hanno provocato un crollo della pesca veramente vertiginoso. In Adriatico speriamo che la loro proliferazione sia messa a freno dal loro principale predatore Beroe ovata".

La spedizione di OGS Explora

Per conoscere meglio questo indesiderato invasore, ed escogitare misure di contrasto, salperà da Trieste la nave Esplora di OGS (dal 14 al 17 settembre). La spedizione scientifica sarà utile per avere una più accurata fotografia del fenomeno nell'Alto Adriatico.


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