Mediterraneo, sos estinzione: a rischio i grandi abitanti del mare

Foto di repertorio di un esemplare di razza (Getty Images)
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L'allarme viene lanciato dall'Università di Aberdeen, in Scozia. In pericolo soprattutto le specie di dimensioni maggiori, come razze e squali, più vulnerabili alla pesca eccessiva. SPECIALE SKYTG24: Un mare da salvare  

La sopravvivenza della fauna ittica passa attraverso uno sfruttamento più sostenibile delle risorse marine. A rischiare maggiormente, nei mari europei, sarebbero gli esemplari di dimensioni più grandi, in particolare razze e squali. L'allarme è stato lanciato dall'università scozzese di Aberdeen in un nuovo studio sullo sfruttamento commerciale delle risorse ittiche, pubblicato sulla rivista "Nature Ecology & Evolution". La situazione più preoccupante riguarda il Mediterraneo, come già emerso anche da altri studi.

A rischio i grandi abitanti del mare

I ricercatori scozzesi hanno monitorato oltre mille specie diverse e lo stato delle riserve commerciali di pesce. Dalle analisi sarebbero emerse delle differenze regionali nello sfruttamento degli stock ittici, in particolare tra le acque del nord Europa e quelle del Mediterraneo. Nell'Atlantico nord-orientale le riserve pescate in maniera sostenibile sarebbero quasi il doppio rispetto a quelle adoperate in maniera impropria. Al contrario, nelle acque del Mediterraneo, la quasi totalità delle riserve ittiche sarebbe sfruttata al di là delle sue possibilità. Gli esperti, inoltre, hanno scoperto anche un altro dato significativo: le specie più a rischio sarebbero quelle di dimensioni maggiori - nella fattispecie squali e razze - come già emerso dalla valutazione regionale 2016 dell'International union for conservation of nature (Iucn). I grandi abitanti del mare, infatti, sarebbero più vulnerabili alla pesca eccessiva perché, sviluppandosi più lentamente rispetto a esemplari di piccola taglia, avrebbero maggiori difficoltà a raggiungere l'età per riprodursi. Insomma, i ritmi attuali della pesca non darebbero il tempo ai pesci di procreare e garantire, così, la sopravvivenza della specie.

La situazione preoccupante del Mediterraneo

Il quadro preoccupante della fauna ittica del Mediterraneo non è una novità assoluta, già altri studi precedenti avevano riscontrato un declino nel numero di esemplari di alcune specie. In una ricerca pubblicata sulla rivista "Scientific Reports", ad esempio, è emerso che negli ultimi 50 anni il Mediterraneo avrebbe perso il 41% dei mammiferi marini e il 34% della fauna ittica totale. Il "Joint Research Centre" (Jrc) della Commissione europea che aveva condotto l'indagine, ha concluso che il 93% degli stock ittici valutati nel Mediterraneo sono eccessivamente sfruttati, un risultato in linea con i dati emersi dalle analisi dei ricercatori scozzesi di Aberdeen. In più, il Mediterraneo sarebbe già di per sé più vulnerabile. Qui, infatti, secondo gli esperti della Commissione, la produzione primaria, ovvero l’attività fotosintetica delle piante che permette di sintetizzare le sostanze nutritive alla base della rete alimentare e della riproduzione dei pesci, sarebbe naturalmente bassa. Tale caratteristica renderebbe questo mare particolarmente vulnerabile agli effetti del cambiamento climatico, all’inquinamento, all’invasione da parte di specie 'aliene' e, naturalmente, allo sfruttamento ittico.

 

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