Oltre la metà degli squali nel Mediterraneo rischia l'estinzione

Il 56% delle specie di squali nel Mediterraneo è in pericolo (Getty Images)
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Secondo l'International union for conservation of nature lo stesso pericolo incombe anche sulle specie. Tra le cause la pesca eccessiva e le catture accidentali

Secondo i risultati della valutazione regionale 2016 stilata dall’International union for conservation of nature (Iucn), una parte significativa di squali e razze nativi del mar Mediterraneo sarebbero a rischio di estinzione. Il documento, che ha aggiornato l'analisi effettuata dieci anni fa con nuove informazioni relative a 73 specie diverse, descrive uno scenario preoccupante nel quale il 50% delle tipologie di razze (16 su 32) e il 56% di quelle di squali (23 su 41) potrebbero scomparire.

 

Esemplari scomparsi - Nel corso dell’ultimo mezzo secolo, inoltre, sarebbero 13 le specie estinte a livello locale. Le zone più colpite dalla moria di fauna marina sarebbero prevalentemente le acque del Mediterraneo nord-occidentale, a largo di Spagna, Francia e Italia, quelle dei Paesi bagnati dal mar Adriatico e quelle dell’Africa nord-occidentale. Ciò sarebbe dovuto al fatto che in queste zone vi è un’attività di pesca più intensa e un altro fattore significativo sarebbero le catture accidentali di questi animali.

 

Quadro preoccupante - Se si confronta la situazione degli esemplari monitorati nel Mediterraneo con quella delle medesime tipologie di pesci nel resto del mondo, i numeri che emergono dal documento della Iucn si rivelano ancora più preoccupanti. L'ente ha infatti valutato oltre mille specie cartilaginee (classe di pesci di cui fanno parte squali, razze ed esemplari affini) in tutto il pianeta: “Ed in particolare – ha spiegato a “El Pais” Catherine Numa, responsabile del programma sulle specie presso il centro di cooperazione della Iucn – 181 di queste, circa il 17%, sono in pericolo". Un dato ben diverso da quello del Mediterraneo, dove lo stesso rischio incombe su oltre la metà del campione considerato.

 

Supporto alla ricerca e aree protette - Per invertire questa pericolosa tendenza servirebbero interventi a livello istituzionale. Secondo quanto ha scritto sul portale della Iucn il dottor Nick Dulvy, co-presidente dello "Shark Specialist Group" presso l'ente e ricercatore all’università "Simon Fraser" di Vancouver, "i governi devono sostenere la raccolta dei dati, regolare gli attrezzi da pesca e stabilire delle quote per tale attività e delle aree protette a livello nazionale”.

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