Ocse: “Investire sul clima può aiutare il Pil a crescere"

Impianti eolici, uno dei simboli della transizione alla green economy (Getty Images)
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L'ultima analisi dell'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, calcola gli effetti economici positivi dovuti allo sviluppo di politiche volte a tagliare le emissioni di CO2

Il contrasto al riscaldamento globale non è strettamente collegato solo al tema della responsabilità ambientale, ma anche al suo ritorno economico. Un nuovo report dell'Ocse lo chiarisce sin dal titolo: “Investire nel clima, investire nella crescita”. Due aspetti che, secondo l'organizzazione parigina, vanno di pari passo. “Unire le agende del clima e della crescita, piuttosto che trattare il clima come una questione separata - comunica l'Ocse - potrebbe aggiungere un 1% di crescita media nei Paesi del G20 entro il 2021 e un +2,8% entro il 2050”.

I risultati delle politiche filo ambientali

Per diverso tempo le azioni necessarie per tagliare le emissioni sono state ritardate per ragioni di convenienza competitiva a breve termine, come nel caso celebre “naufragio” del Protocollo di Kyoto. Le contromosse, giunti nella prospettiva degli Accordi di Parigi sul clima, però, non possono essere più rimandate. Infatti, secondo quanto afferma il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurría, “non ci sono scuse economiche per non agire sul cambiamento e l'urgenza di provvedimenti è alta”. “Lontana dall'essere un ostacolo alla crescita - ha precisato - l'integrazione dell'azione climatica nelle politiche di crescita, può avere un impatto economico positivo”. Se si scontano i benefici derivanti dal ridurre le probabilità di alluvioni e tempeste, combattere il cambiamento climatico garantirebbe un aumento aggiuntivo del Pil dei Paesi del G20 vicino al 5% entro il 2050. L'Ocse precisa, inoltre, che i vantaggi supererebbero i costi anche per le economie attualmente focalizzate sull'esportazione di combustibili fossili. Al contrario, iniziare a prendere provvedimenti concreti solo a partire dal 2025, comporterebbe una perdita del Pil del 2% rispetto all'immediata realizzazione delle politiche economiche favorevoli all'ambiente.

Cosa fare, secondo l'Ocse

I Paesi del G20 costituiscono l'85% del Pil globale e l'80% delle emissioni di anidride carbonica, la loro azione coordinata è, dunque, quella fondamentale. L'insieme di misure suggerite dall'Ocse consiste nel disincentivare, sotto forma di penalizzazioni fiscali, le emissioni di CO2 (“carbon pricing”) e allo stesso tempo supportare gli investimenti privati per le infrastrutture a basso impatto ambientale. Inoltre, l'Ocse, consiglia di coinvolgere aziende e lavoratori in un percorso tale da favorire la transizione della manodopera nei settori desiderati. Il costo annuo stimato per gli investimenti infrastrutturali necessari a centrare gli obiettivi di Parigi sul clima è stimato a 6.900 miliardi di dollari da qui al 2030. 

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