Greenpeace, 800mila Veneti potenzialmente esposti ad acque inquinate

Alcuni volontari di Greenpeace durante una manifestazione a Venezia contro gli scarichi di Pfas nelle acque (LaPresse)
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Le risorse idriche risulterebbero contaminate da Sostanze perfluoralchiliche tossiche (Pfas). E in un'area più estesa della "zona rossa" già nota: ora sarebbero coinvolte anche le città di Verona e Padova. Il Consiglio regionale vara una Commissione d'inchiesta

Dall’analisi su campioni di acqua potabile, raccolti lo scorso aprile in 18 scuole primarie e sette fontane pubbliche nelle province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo, è emerso che in più della metà dei casi il livello delle Sostanze perfluoroalchiliche tossiche (Pfas) è più alto dei valori ritenuti sicuri per la salute in Svezia e negli Stati Uniti. Lo rende noto Greeenpeace nel rapporto "Non ce la beviamo", presentato il 15 maggio a Padova, nel quale si sostiene che oltre 800mila Veneti, residenti nelle quattro province, sarebbero a rischio. Intanto, sempre il 15 maggio, il Consiglio regionale del Veneto ha approvato all'unanimità la "Proposta di deliberazione amministrativa n. 20" che istituisce la "Commissione d'inchiesta per le acque inquinate del Veneto", in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche.

I soggetti a rischio

Dal rapporto emerge che, seppur in concentrazioni diverse, le Pfas sono state trovate in tutti i campioni analizzati, incluse le città di Padova, Verona, Vicenza e alcuni comuni della provincia di Rovigo (Polasella e Occhiobello). I risultati mostrano concentrazioni totali di Pfas variabili e comprese tra i 3,96 ng/l di Lozzo Atestino (Padova) e i 372,58 ng/l Roveredo di Guà (Verona). Confermando comunque il maggior grado di contaminazione dei comuni della zona rossa - nei quali il pericolo era già noto - che si estende per circa 200 km quadrati tra i comuni della Bassa Veronese e del Vicentino, tra i quali Arcole, Cologna Veneta, Legnago, Lonigo, Montagnana e Noventa Vicentina. E che racchiude potenzialmente circa 350mila abitanti. Se a questi, secondo Greenpeace, vengono aggiunti gli abitanti dei comuni in cui è stata ritrovata la presenza di Pfas, e che attualmente non sono inclusi nella zona rossa (ad esempio San Bonifacio, San Giovanni Lupatoto, Verona, Polesella, Occhiobello, Padova e Arzignano), "il numero totale di cittadini potenzialmente esposti alla contaminazione è superiore agli 800mila abitanti". Inoltre, i campioni raccolti presso le scuole primarie e le fontane pubbliche risultati positivi, secondo l'organizzazione, rappresentano un dato ancora più grave perché sono stati ricavati da zone lontane dall’area considerata a rischio e interessano i bambini, che sono tra "i soggetti più a rischio".

Un problema noto da anni

Le Pfas sono sostanze utilizzate in numerosi prodotti e applicazioni industriali, dotate di elevata persistenza nell'ambiente e assorbibili anche da parte dell'organismo umano, in particolare tramite il consumo dell'acqua potabile e di alimenti. Il problema dovuto agli scarichi di industrie chimiche locali, secondo l’associazione ambientalista, è noto già da anni ma "le misure di tipo sanitario adottate dalla Regione Veneto non sono sufficienti a risolvere il problema e soprattutto a proteggere la popolazione dai rischi della contaminazione". Per questo Greenpeace sostiene che sia necessaria una rapida riconversione industriale di tutti quei processi responsabili dell’inquinamento da Pfas. Provvedimenti che, per l’organizzazione, la Regione Veneto non avrebbe adottato.

L'istituzione della Commissione d'inchiesta

L’approvazione all’unanimità della Commissione d'inchiesta è stata accolta con soddisfazione dall’assessore all'Ambiente Gianpaolo Bottacin , secondo il quale "il contributo che potrà dare sarà sicuramente positivo e complementare a tutto quanto peraltro già realizzato sulla problematica collegata ai Pfas". Secondo l’assessore si tratta di capire e analizzare un "problema complesso", rilevato nel 2013 in molte regioni d'Italia e che sta creando tanta preoccupazione nella popolazione. "Il Veneto – ha spiegato Bottacin - è l'unica Regione che si è immediatamente attivata non appena il problema è stato segnalato dallo studio commissionato dal Governo, sia sul fronte delle azioni in ambito sanitario che in quello ambientale, mettendo immediatamente in sicurezza le acque potabili e attivando il monitoraggio sanitario della popolazione coinvolta". 

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