Cambiamento climatico, ecco come influenza le migrazioni

Ogni anno in Africa 120mila chilometri quadrati di terra fertile diventano deserto (Getty Images)
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La desertificazione di vaste aree del pianeta e l'aumento degli eventi estremi stanno mettendo in moto flussi migratori sempre più consistenti. Che nei prossimi decenni sono destinati ad aumentare, diventando un fattore geopolitico rilevante

Il cambiamento climatico non rappresenta solo una seria minaccia per l’ambiente ma sta diventando sempre di più un importante fattore geopolitico, capace di influenzare grandi fenomeni migratori. L’aumento di eventi estremi - come tempeste, uragani e inondazioni - l’innalzamento del livello degli oceani conseguente allo scioglimento dei ghiacci e la desertificazione di vaste aree del pianeta provocheranno veri e propri esodi di massa. Migrazioni che, in molti casi, già ora vengono incentivate dall’effetto moltiplicatore che la scarsità di cibo e acqua provocata da questi eventi ha su Paesi colpiti dalla guerra o dove si vivono situazioni di forte instabilità economica o politica.

Migranti climatici

Al momento non esistono stime affidabili della migrazione indotta dal cambiamento climatico. Ma questo semplicemente perché non non esiste una definizione giuridica riconosciuta a livello internazionale per i "migranti ambientali" o i "rifugiati climatici", che spesso sfuggono ai censimenti essendo inseriti in altre "categorie". Secondo un sondaggio internazionale condotto da Gallup nel 2010, però, il 12% degli intervistati - su un campione rappresentativo di 500 milioni di adulti - ha dichiarato di convivere con gravi problemi ambientali che avrebbero provocato una migrazione nei successivi 5 anni. Per il futuro, invece, l’International organization for migration (Iom) stima che entro il 2050 saranno circa 200 milioni i migranti climatici che saranno costretti a spostarsi stabilmente all’interno dello stesso Paese o all’estero. Per capire l'estensione del fenomeno, il New York Times ha incrociato i dati delle Nazioni Unite su rifugiati, richiedenti asilo e sfollati con un indice della Nasa che ha misurato il grado di cambiamento climatico in tutto il mondo dal 2012 al 2016. Dalla combinazione sono emerse cinque zone del pianeta dove gli sconvolgimenti ambientali hanno già messo in moto importanti fenomeni migratori.

L’altopiano delle Ande

Il progressivo scioglimento dei ghiacci sulla catena montuosa che attraversa il Sud America sta riducendo le riserve di acqua dolce in tutta la pianura andina, tra Perù e Bolivia. Per questa ragione un numero maggiore di persone sarà spinto a spostarsi in direzione del bacino dell'Amazzonia, l’area attraversata dal Rio delle Amazzoni e dei suoi affluenti e che si estende dal Brasile a Venezuela, Colombia, Perù, Ecuador, Bolivia, Guyana e Suriname. Secondo il quotidiano statunitense, molti dei migranti che sono già arrivati nella zona per sopravvivere lavorano illegalmente della miniere e nelle piantagioni di coca, alimentando l'ascesa dei sindacati criminali.

Lago di Ciad

Secondo un recente studio dell’Unep, il programma Onu per l’ambiente, in Africa un’area compresa tra il 30 e il 50% del continente è interessata da fenomeni di desertificazione. Ogni anno, a causa principalmente dell’intervento umano, 120mila chilometri quadrati di terra fertile diventano deserto. Una delle zone più colpite da questo fenomeno è il lago di Ciad che dal 1963 si è ridotto di oltre il 90%. Considerato una risorsa vitale per Camerun, Ciad, Niger e Nigeria, la catastrofe ecologica che ha colpito il lago ha aggravato la situazione resa già particolarmente critica dall’ascesa di Boko Haram, e ha comportato lo spostamento di 3,5 milioni di persone, la maggior parte delle quali si sono dirette verso l’Europa.

Siria

La guerra civile, scoppiata nel 2011 e ancora in atto, non è l’unico fattore che ha spinto milioni di persone a cercare altrove condizioni migliori. Nel 2007, infatti, la Siria orientale – insieme alla Turchia sud orientale, l’Iraq settentrionale e l’Iran occidentale – è stata colpita da una grave siccità che è durata per tre anni, e che è stata considerata la peggiore mai registrata. Il fenomeno ha provocato scarsità d'acqua e la morte di numerosi capi di bestiame e di molte colture, inducendo 1,5 milioni di persone a spostarsi dalle aree rurali verso le città. L’inevitabile conseguenza è stato l’aumento dei prezzi dei generi alimentari di prima necessità che ha peggiorato una situazione già gravata dal conflitto.

Cina

Nel Paese dal 1975 i deserti sono aumentati di circa 34mila chilometri. Tra le principali conseguenze del fenomeno, oltre alla riduzione del terreno coltivabile, sono cresciuti anche i casi di tempeste di sabbia che sempre più spesso raggiungono anche le grandi città. Per far fronte al problema della desertificazione il governo cinese, secondo il New York Times, ha costretto centinaia di migliaia di "migranti ecologici" - molti dei quali appratenti a minoranze religiose o etniche – ad abbandonare le zone della Cina settentrionale colpite dal fenomeno.

Filippine

Molti modelli climatici prevedono che il riscaldamento degli oceani provocherà tifoni e tempeste tropicali sempre più intense che vedranno crescere il loro potenziale distruttivo. Dal 2013, ricorda il settimanale statunitense, nelle Filippine quasi 15 milioni di persone sono state sfollate a causa proprio di questi eventi estremi.

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