Save the Children: in Siria emergenza per milioni di bambini

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Secondo un rapporto dell'associazione, a tre anni dall'inizio della guerra il Paese fa i conti con l'allarme sanitario: due ospedali su tre sono distrutti, 80mila i minori affetti da polio. Appello all'Onu per portare nell'area cibo, acqua e medicine

di Isabella Fantigrossi

Siria, tre anni di guerra civile e un bilancio umano con pochi precedenti simili. Era il 15 marzo del 2011 quando a Damasco piccoli gruppi di ribelli cominciavano a ribellarsi alla dittatura di Assad. Da allora (oltre ai 140 mila morti), secondo l'Unicef, sono stati 6 milioni i bambini e i ragazzi in qualche modo colpiti dalle conseguenze della guerra e, ogni 100mila morti, circa 10mila sono stati bimbi o adolescenti.

Save the children: 4,3 milioni di bambini intrappolati dal conflitto - Alla vigilia del terzo anniversario dell'inizio della guerra, fa i conti della crisi umanitaria anche Save the children. Secondo il rapporto "Un prezzo inaccettabile: l'impatto di tre anni di guerra sulla salute dei bambini in Siria" presentato dall'associazione il 10 marzo, oltre 4,3 milioni di bambini sono intrappolati nel conflitto siriano, subendo tutti i giorni le gravi conseguenze di un sistema sanitario al collasso e la carenza di cibo, medicine, supporto psicologico e ripari sicuri.

L'emergenza sanitaria - Due ospedali su tre sono distrutti, crollano le vaccinazioni, 80.000 bambini sono affetti da polio. Sono gli altri dati che emergono dal rapporto di Save the children che, tra l'altro, nei giorni scorsi ha pubblicato un video virale per mostrare come la guerra può cambiare la vita di una bambina. In Siria, dunque, la metà dei medici ha abbandonato il paese, altri sono stati uccisi o imprigionati, e tra il personale sanitario rimasto, solo 1 su 300 in media - segnala l'organizzazione - è un medico in grado di affrontare le emergenze. Dall'inizio del conflitto, poi, la copertura dei programmi di vaccinazione nel Paese è crollata dal 91% al 68% già dopo il primo anno. E così, anche a causa di pessime condizioni igieniche, i casi di leishmaniosi, una malattia che colpisce gravemente gli organi interni procendo ulcere e in grado di sfigurare per sempre, sono passati da tremila a centomila. Tra i più vulnerabili ci sono i bambini non ancora o appena nati: 3 donne su 4 non hanno infatti più accesso all'assistenza per il parto.

Pratiche mediche brutali - Ma il collasso del sistema sanitario siriano sta obbligando anche gli operatori sanitari a eseguire in alcuni casi pratiche mediche brutali. Molti dei feriti che giungono quotidianamente negli ospedali sono bambini con ferite profonde o fratture esposte: quando mancano i mezzi o le medicine necessarie i medici sono costretti a ricorrere all'amputazione di braccia o gambe, per evitare sanguinamenti letali e poterli salvare. E l'assenza di anestesia - denuncia Save the children - spinge alcuni pazienti a richiedere di essere addormentati con un colpo in testa di una barra di metallo. E spesso, poi, le uniche bende disponibili sono brandelli di vecchi vestiti sporchi.

Le richieste all'Onu - "Questa crisi umanitaria è diventata rapidamente anche una grave emergenza sanitaria. I bambini – ha detto Valerio Neri, direttore Generale di Save the Children Italia - stanno vivendo in condizioni barbariche. I trattamenti disperati a cui gli operatori medici sono costretti a ricorrere per salvarli sono sempre più strazianti". Per questo l'associazione ha chiesto che la recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sull'accesso umanitario in Siria sia implementata immediatamente in modo da poter portare al più presto vaccini, cibo, acqua, medicine. "I leader mondiali devono scuotersi e agire in difesa di tante piccole vittime di questo conflitto e dire chiaramente che la loro sofferenza e la loro morte non puo' più essere tollerata". "Se c'è stata la volontà politica necessaria per permettere agli esperti di armi chimiche di raggiungere qualunque luogo nel paese – ha aggiunto ancora Neri - è assurdo che ciò non possa avvenire per gli aiuti umanitari".

La mobilitazione a Roma - Per denunciare questa emergenza, in occasione del terzo anniversario dall'inizio del conflitto, Save the Children Italia, in collaborazione con il Comune di Roma, ha organizzato un evento di mobilitazione "Per i bambini siriani", con appuntamento il 14 marzo alle 19.30 in Piazza del Campidoglio, dove avverrà l'illuminazione straordinaria della facciata del Campidoglio e centinaia di candele accese comporranno la scritta "Siria" sul piazzale.

Al campo profughi di Yarmuk - Tra le ultime notizie che arrivano dalla Siria, intanto, c'è la denuncia di Amnesty International riportatata nel rapporto "Crimini di guerra contro civili assediati" presentato il 10 marzo.
Secondo l'associazione, l'esercito siriano ha utilizzato la fame come "arma di guerra" nel campo profughi di Yarmuk, alla periferia sud di Damasco. Da luglio 2013 sono morte 200 persone per l'impossibilità dei residenti di accedere a cibo e medicine e, di questi, 128 sono deceduti proprio a causa della fame. A soffrire di più bambini e anziani.
"La vita a Yarmuk è diventata sempre più insopportabile per i civili disperati che si trovano a morire di fame e sono intrappolati in un ciclo di sofferenze senza via di scampo", ha detto Philip Luther, direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. Quello di Yarmuk, aggiunge Amnesty, è "il più mortale di una serie di embarghi imposti in aree civili dalle forze armate siriane o da gruppi armati dell'opposizione su un quarto di milioni di persone nel Paese". Le violenze che hanno coinvolto Yarmuk hanno costretto 170mila residenti alla fuga. Circa 20mila sono ancora intrappolati del campo, come denuncia l'Unrwa, l'Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistere i rifugiati palestinesi.

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