Australia, altro sbiancamento record per la grande barriera corallina

In questi primi quatto mesi del 2017, secondo la ricerca, ad aver risentito di più del calore dell’Oceano è stata la porzione centrale della barriera corallina, nei pressi di Townsville e Cairns (Getty Images)
1' di lettura

Nuove rivelazioni aeree hanno confermato che anche nel 2017 il sito patrimonio Unesco dal 1981 è stato gravemente danneggiato. Su 2300 km sarebbero 1500 quelli rimasti vittime del fenomeno dello sbiancamento 

L’innalzamento della temperatura dell’Oceano Pacifico continua ad avere effetti deleteri su uno dei più preziosi patrimoni naturalistici al mondo: la Grande barriera corallina australiana. Per il secondo anno consecutivo il fenomeno dello sbiancamento ha colpito pesantemente i coralli tanto che, allo stato attuale, solo un terzo di questi organismi avrebbe mantenuto il caratteristico colore. L’allarme è stato lanciato da uno studio condotto dal Terry Hughes, biologo marino e direttore del Centro di eccellenza della James Cook University di Townsville, la seconda università dello stato australiano del Queensland. Secondo la ricerca, che si è avvalsa di osservazioni aeree, il sito patrimonio dell’Umanità dal 1981 sarebbe danneggiato per 1500 km sui 2300 totali. 

Colpita la parte centrale – La brande barriera corallina è considerata un vero e proprio tesoro di biodiversità con circa 1500 specie di pesci e 4mila varietà di molluschi che popolano i quasi 400 diversi tipi di coralli. Quest’ultimi tendono a sbiancarsi, ossia a perdere il loro caratteristico colore brillante, quando le temperature superano per troppo tempo i livelli di tolleranza. L’eccessivo calore dell’acqua, infatti, spinge i coralli a espellere le alghe che proliferano nella barriera e che rappresentano la principale fonte di sussistenza per questi organismi. Nel 2016 il fenomeno ha interessato principalmente la parte settentrionale della Grande barriera, mentre in questi primi quatto mesi del 2017 ad aver risentito di più del calore dell’Oceano è stata la porzione centrale, in corrispondenza delle principali mete turistiche di Townsville e Cairns, nel Queensland. Al momento l’unico tratto rimasto indenne da questa catastrofe è l’ultimo terzo della grande barriera corallina, quello più a sud.

Si prevedono numerose perdite - "I coralli decolorati – ha spiegato James Kerry, uno dei ricercatori della James Cook – non necessariamente sono coralli morti, ma la regione centrale è stata interessata pesantemente e possiamo anticipare che si registreranno alti livelli di perdita di questi organismi". Un impatto devastante che in parte ha sorpreso i ricercatori che si aspettavano uno sbiancamento minore per l’assenza de "El Niño", il fenomeno ciclico che lo scorso anno aveva contribuito ad alzare ulteriormente la temperature dell’Oceano. "Quando un fenomeno così massiccio- ha concluso Kerry - si verifica nuovamente dopo soli dodici mesi, azzera quasi del tutto la possibilità dei coralli di riprendersi". 

Leggi tutto