Negli ultimi 10 anni sono stati prodotti 7,1 miliardi di smartphone

Un riparatore di smartphone (Archivio Getty Images)
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Un rapporto di Greenpeace rivela l'impatto ambientale della produzione e dello smaltimento di un oggetto che nel 2020 sarà posseduto dal 70 percento della popolazione mondiale

Un modello circolare di produzione basato sul riciclo delle materie prime. È questa la proposta che Greenpeace lancia nel suo ultimo rapporto dal titolo "From Smart to Senseless: The Global Impact of Ten Years of Smartphones" diffuso il 27 febbraio all'inaugurazione del "Mobile World Congress" di Barcellona.

 

Miliardi di smartphone – Secondo i dati forniti dall'associazione ambientalista solamente negli ultimi 10 anni sono stati prodotti a livello globale ben 7,1 miliardi di smartphone. Una cifra che ha avuto un impatto significativo sia a livello ambientale che sociale sul nostro pianeta. L'indagine parte dal 2007, l'anno di introduzione sul mercato dello smartphone più famoso del mondo: l'iPhone della Apple. In quell'anno, scrivono gli studiosi di Greenpeace, quasi nessuno possedeva uno smartphone. Oggi, a 10 anni di distanza, tra le persone comprese nella fascia di età tra i 18 e i 35 anni, almeno due su tre ne posseggono uno. Nel 2020 oltre il 70 percento della popolazione mondiale avrà a disposizione un dispositivo di ultima generazione. Una crescita impressionante che, però, ha contribuito a peggiorare alcuni dei problemi che da sempre affliggono l'industria dell'information technology: la sicurezza dei minatori che ogni giorno rischiano la vita per estrarre metalli preziosi necessari alla fabbricazione dei telefoni; l'esposizione a rischi chimici per i lavoratori delle aziende elettroniche; l'aumento di energia necessaria a far funzionare dispositivi sempre più complessi; l'insufficienza di prodotti buoni per il riuso che aumentano la quantità di rifiuti elettronici. Tutte difficoltà, queste, che secondo Greenpeace potrebbero essere risolte abbandonando il modello lineare di produzione e, dunque, la corsa a modelli sempre più nuovi costruiti nonostante la sovrabbondanza di quelli precedenti prodotti solo pochi mesi prima.

 

Le cifre del fenomeno – Sono più di 60 gli elementi diversi comunemente usati per produrre un singolo smartphone. Tra questi ci sono materiali preziosi ricavati da complesse procedure di escavazione. Greenpeace invita a ragionare sul quadro dei costi ambientali sopportati per la produzione di 7 miliardi di dispositivi. Inoltre dal 2007 per la fabbricazione globale di smartphone sono stati impiegati circa 968 terawattora (Twh) pari al fabbisogno energetico dell'India nel 2014 (973TWh). E poi ancora la questione batteria che su una lista di 13 modelli dei più famosi smartphone presi in esame, era sostituibile solo in due: nel Fairphone 2 e nell'LG G5. Ciò comporta, secondo gli ambientalisti, che i possessori di tutti gli altri modelli sono costretti a sostituire interamente i loro dispositivi nel momento in cui la batteria inizia a diminuire. Solamente nel 2014 l'e-waste proveniente da piccoli prodotti tecnologici come gli smartphone ha raggiunto una cifra stimata di 3 milioni di tonnellate metriche, delle quali solo il 16 percento è stato riciclato.

 

La non riciclabilità – Una delle denunce più chiare è quella sul design dei vari prodotti che, sostiene Greenpeace, alla fine del ciclo di vita, sono praticamente impossibili da smontare. L'uso di viti non rimuovibili e l'impiego della colla sulle batterie rendono più facile la loro triturazione e fusione che spesso si rileva inefficace al recupero di molti materiali. Da qui l'appello ai produttori perché applichino un nuovo modello di business che rallenti la produzione di telefonini nel tempo e introduca materiali più sicuri che rendano i prodotti più facilmente aggiornabili e riparabili. "Se tutti gli smartphone prodotti nell'ultimo decennio fossero ancora in uso, ce ne sarebbero abbastanza per ogni persona sul pianeta. I consumatori sono spinti a cambiare telefonino così spesso che la media di utilizzo è di soli due anni: l'impatto sul pianeta è devastante", ha affermato Elizabeth Jardim di Greenpeace Usa. Un caso esemplare sottolineato nel rapporto è quello di Samsung, che dovrebbe impegnarsi pubblicamente al riciclo dei materiali dei Galaxy Note 7 ritirati dal mercato, in modo da ridurre al minimo l'impatto sulle persone e sull'ambiente. "Dopo aver rimosso le batterie difettose – si legge nel report – Samsung ha 4,3 milioni di opportunità di riusare i suoi dispositivi e supportare una produzione circolare. Ma ancora l febbraio 2017, la compagnia non è trasparente riguardo ai proprio piani su questo tema, né su come intenda gestire i dispositivi ritirati".

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