Smog, Commissione Ue avvia seconda fase di infrazione contro l’Italia

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Per Bruxelles in città come Roma, Milano e Torino si sono raggiunti livelli eccessivi di biossido d’azoto. Colpite dalla procedura anche Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna

Si è aperta la seconda fase della procedura di infrazione che la Commissione europea ha avviato contro alcuni Paesi dell’Ue per l’inquinamento eccessivo da biossido d’azoto (No2) riscontrato nell’aria di molte città. Fra gli interessati c’è anche l’Italia che a Roma, Milano e Torino ha raggiunto livelli troppo alti di smog. Insieme al nostro Paese, la procedura di infrazione ha colpito anche Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna. Così, nel mirino della Commissione, sono finite anche grandi metropoli come Londra, Parigi e Berlino.

 

Due mesi di tempo per elaborare delle soluzioni - Bruxelles ha inviato un parere motivato ai Paesi coinvolti in cui contesta la violazione della direttiva Ue del 2008 varata anche per stabilire i limiti massimi della presenza di biossido d’azoto nell’aria. In particolare, all'Italia si contesta il mancato rispetto dei valori per numerose "zone di qualità dell'aria" previste dalla direttiva, e la mancata attuazione di misure appropriate per limitare il periodo di superamento dei limiti. Gli Stati membri avranno ora due mesi di tempo per spiegare le strategie che elaboreranno per risolvere il problema dell’inquinamento dovuto soprattutto alle emissioni dei motori diesel. 

 

Priorità alla questione del biossido di azoto - Per la Commissione questa infrazione - aperta nel maggio 2015 - è più importante di quella sulle PM10 che è comunque in corso. Per la questione delle PM10, che vede coinvolta anche l'Italia insieme ad altri Paesi, Bruxelles riconosce che gli aumenti dei livelli dipendono anche da fattori geografici, come la disposizione delle catene montuose, e da componenti climatiche. Per la Commissione, in questo caso, la responsabilità dell'aumento dell'inquinamento, quindi, non sarebbe da imputare solo alle inefficienti misure scelte per combattere il fenomeno nei Paesi coinvolti. Una circostanza questa che Bruxelles, invece, ha scelto di non prendere in considerazione nel caso delle emissioni di biossido di azoto.

 

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