Covid, morti nella Rsa a Vercelli: 5 richieste di rinvio a giudizio

Piemonte

La Procura ha chiuso le indagini sulle morti nella casa di riposo, dove nella prima ondata della pandemia, tra marzo e aprile 2020, si sono registrati oltre 45 decessi tra gli anziani ospiti

La Procura di Vercelli ha chiuso le indagini sulle morti nella casa di riposo di Vercelli, dove nella prima ondata della pandemia, tra marzo e aprile 2020, si sono registrati oltre 45 decessi tra gli anziani ospiti, e ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone. Tra le ipotesi di reato ci sono, a vario titolo, l'omicidio colposo e l'omissione di atti d'ufficio, e non l'epidemia colposa come ipotizzato all'inizio (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI - MAPPE E GRAFICI DEI CONTAGI IN ITALIA E NEL MONDO - I DATI DEI VACCINI IN ITALIA

Le indagini della Procura

L'inchiesta dell'ex pubblico ministero di Vercelli, Davide Pretti, avviata nella primavera scorsa, è stata ereditata dal pubblico ministero Carlo Introvigne, che ne ha riformulato l'ipotesi, facendo cadere quella di reato di epidemia colposa. Diverse posizioni sono state stralciate. Le indagini erano partite per far luce sulle morti avvenute nella casa di riposo, e per accertare eventuali responsabilità sul numero elevato di decessi, da ricondurre alla diffusione del coronavirus tra gli operatori e gli stessi ospiti della Rsa. 

Gli indagati e le accuse

Ci sono il direttore amministrativo Alberto Cottini e il direttore sanitario Sara Bouvet tra i cinque indagati. chiesto il rinvio a giudizio è Chiara Serpieri, all'epoca dei fatti direttore generale dell'Asl di Vercelli. Secondo l'accusa, la manager non avrebbe preso misure tempestive dopo la richiesta di aiuto della casa di riposo. Mentre Cottini, Bouvet e la coordinatrice delle Oss della casa di riposo, Silvia Cerutti, la quarta indagata, avrebbero omesso fin dall'inizio una serie di misure di sicurezza. Quinto indagato, un medico del 118, Emanuela Scuto, che secondo il pm avrebbe rifiutato il ricovero in terapia intensiva di 5 ospiti della Rsa, morti poi tra il 20-24 marzo. Dalle registrazioni telefoniche emerge che, nonostante il Pronto Soccorso e la Intensiva fossero in grado di accogliere pazienti, il personale del 118 decise di lasciare gli anziani al loro posto: "Stiamo parlando di vecchietti da 85 a 96 anni - si legge nel capo d'imputazione -. Ho fatto il medico per salvare tutti, ma in questo caso bisogna andare giù duri: concordiamo tutti a lasciarli al loro posto belli tranquilli. Presto dovranno portare le bare"

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