Covid Torino, ambulanti si incatenano: "Stiamo morendo di fame"

Piemonte
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Questo l'appello di Giancarlo Nardozzi, presidente nazionale del sindacato Goia, Gruppo Organizzato di Imprese Autonome: "Vogliamo tornare a lavorare, il governo deve fare qualcosa, non possiamo andare avanti così"

Gli ambulanti di Porta Palazzo costretti a non lavorare per le norme della zona rossa, si sono incatenati questa mattina dove di solito montano i loro banchi. "Devono farci lavorare, perché stiamo morendo di fame", è l'appello di Giancarlo Nardozzi, presidente nazionale del sindacato Goia, Gruppo Organizzato di Imprese Autonome, che già ieri mattina ha manifestato davanti alla Prefettura di Torino. "Vogliamo tornare a lavorare - dice - il governo deve fare qualcosa, non possiamo andare avanti così". (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI - MAPPE E GRAFICI DEI CONTAGI)

La protesta degli ambulanti a Torino

La rabbia dei venditori ambulanti di generi extra alimentari, in piazza a Torino per il secondo giorno consecutivo, è il grido di chi, in zona rossa, si sente "l'ultima ruota del carro". Manifestano per chiedere di tornare a lavorare e per "non morire di fame". Oggi si sono incatenati nello stesso luogo dove per anni hanno montato i loro banchi, il mercato di Porta Palazzo, per protestare contro i divieti. Goia, Ubat, Aapiscat sono alcune delle sigle che rappresentano oltre 11 mila ambulanti in Piemonte. C'è chi di solito smercia, abiti, intimo, che all'aperto non può essere venduto, nei negozi invece si. Sono disperati, ma allo stesso tempo determinati a lottare. Si dicono "pronti a tutto" perché se "il governo vuole cancellare la nostra categoria noi glielo impediremo", urlano. Altre manifestazioni, "spontanee e a sorpresa"- annunciano - saranno organizzate nei prossimi giorni. "Provate a mettervi nei nostri panni - dice in lacrime una commerciante - Se il vostro datore di lavoro un bel giorno arriva e vi dice che non avete più un lavoro, cosa fareste? Come paghereste affitti e mutui?". "Non sappiamo più a chi rivolgerci", aggiunge un suo collega. Queste sono le catene che ci ha messo il governo".

“Ci trattano come se fossimo l'ultima ruota del carro”

Ieri gli stessi volti avevano manifestato in piazza Castello e una delegazione era stata ricevuta dal prefetto Claudio Palomba. "Ma ormai le parole servono a poco - spiega Silvano Rittà dell'Unione Battitori Ambulanti - Viviamo in uno stato di disperazione e a molti di noi sono scadute le autorizzazioni. Per rinnovarle c'è chi sta pagando le rate, ma se non lavoriamo e non guadagniamo non possiamo logicamente pagarle queste rate". Da marzo dello scorso anno ad oggi le perdite sono arrivate fino al 70%. "Da un anno diciamo che non siamo untori, che lavorando all'aperto ci sono meno rischi. Perché non viene detto che nei supermercati, al chiuso, ci sono assembramenti e i rischi sono molto alti? - protesta Giancarlo Nardozzi, presidente nazionale del sindacato Goia (Gruppo Organizzato di Imprese Autonomo) - Ci trattano come se fossimo l'ultima ruota del carro, ma anche noi abbiamo diritto al lavoro. Abbiamo i magazzini vuoti o con la roba di due anni fa. Poi andiamo su internet e vediamo che vengono veduti i nostri stessi prodotti". "Lavoro, lavoro", urlano battendo le catene. Domani saranno nuovamente a Porta Palazzo. Ancora legati tra di loro dalle catene.

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