Nel 2016 ideò il rapimento di un'ereditiera francese, 67enne condannato a 18 anni

Piemonte

La vicenda tenne col fiato sospeso la Costa Azzurra, dove la donna, oggi ottantenne, è presidente del cda del Grand Hotel di Cannes

Il tribunale di Nizza ha condannato a 18 anni un uomo di 67 anni, Giuseppe Serena, per il rapimento di Jacqueline Veyrac, l'ereditiera francese tenuta per alcuni giorni in ostaggio nell'autunno del 2016. La vicenda tenne col fiato sospeso la Costa Azzurra, dove la donna, oggi ottantenne, è presidente del cda del Grand Hotel di Cannes. Per gli inquirenti l'uomo, originario di Salassa (paese nel Torinese di cui era stato anche assessore negli anni Ottanta), è stato la mente del sequestro. L'accusa aveva chiesto 30 anni. Nel 'commando' che eseguì il rapimento c'erano anche un paparazzo e un ex militare britannico.

Condannati anche altri sette imputati

Il tribunale, nell'ambito dello stesso procedimento, ha pronunciato anche cinque assoluzioni e condannato altri sette imputati, con pene fino a quindici anni. Tra questi l'ex fotografo Luc Goursolas e Philip Dutton, ex soldato di sua Maestà, condannato a 14 anni di carcere. Jacqueline Veyrac, che oggi vive a Dubai con la famiglia, era allora alla testa di un impero immobiliare, proprietaria di diversi locali di pregio della Costa Azzurra.

L'ideazione del rapimento

Serena conosceva bene la donna: nel 2008 aveva preso da lei in gestione il lussuoso ristorante di Cannes 'La Reserve', una stella Michelin. Gli affari, però, non andarono benissimo e un paio d'anni dopo il locale finì in liquidazione giudiziaria, tanto che Jacqueline Veyrac ne riprese il controllo. Ed è qui che, secondo gli inquirenti, qualcosa si sarebbe incrinato definitivamente tra i due. Serena era convinto che la famiglia Veyrac gli dovesse dei soldi e avrebbe covato vendetta per anni, fino ad assoldare quel commando che, fonti giudiziarie, avevano definito "determinato ma dilettante".

La donna venne liberata due giorni dopo

Nel gruppo c'erano anche due arabo-francesi e alcuni ceceni, così come svelato dalle indagini della polizia. Il 24 ottobre 2016 la banda entrò in azione sequestrando Jacqueline Veyrac sotto casa. Un rapimento anomalo che si concluse nel giro di 48 ore, con una richiesta di riscatto da cinque milioni di euro inviata via sms ai familiari. La donna venne liberata due giorni dopo il rapimento grazie a un passante che, alla periferia di Nizza, scoprì il furgone in cui era tenuta prigioniera. Partendo da due rilevatori Gps che erano stati installati sulla vettura di Jacqueline Veyrac, la polizia riuscì a tracciare una serie di conversazioni telefoniche e di messaggi, fino ad arrivare all'ex paparazzo diventato investigatore privato. Messo alle strette è stato proprio lui a confessare il piano organizzato da Giuseppe Serena, intenzionato a riprendersi i soldi che, a suo dire, avrebbe dovuto incassare dalla famiglia Veyrac: più o meno mezzo milione di euro. L'imprenditrice, inoltre, era già sfuggita a un altro tentativo di sequestro nel 2013: anche in quel caso, tra gli indagati, c'era un italiano.

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