Usura: prestavano soldi ottenuti con la droga, 17 arresti nel Torinese

Piemonte

I tassi d'interesse raggiungevano il 94%. Le accuse sono a vario titolo di concorso in usura, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacente, porto abusivo d'arma da fuoco, riciclaggio e traffico internazionale di autovetture rubate

Smantellata banda dedita al traffico di stupefacenti e all'usura: sono 17 le misure cautelari in carcere, emesse dal Gip del Tribunale di Ivrea su richiesta della Procura, in corso di esecuzione a Torino e hinterland. I 17 arrestati sono accusati, a vario titolo, di concorso in usura, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacente, porto abusivo d'arma da fuoco, riciclaggio e traffico internazionale di autovetture rubate.

Le indagini

L'indagine dei carabinieri - durata quasi due anni - è partita a seguito del suicidio di uno dei debitori, nell'agosto 2018,  un imprenditore a Leini (Torino) titolare di una piccola azienda di autotrasporti, non più in grado di saldare un debito di 30 mila euro a un tasso d'interesse del 94%. Pochi giorni dopo la sua morte, gli usurai hanno minacciato e chiesto soldi al figlio.

Una volta identificati due usurai, è stata ricostruita una complessa ed estesa attività criminale, che coinvolgeva altri complici per lo spaccio di cocaina. Scoperti anche episodi di ricettazione e di riciclaggio di auto di lusso destinate al mercato estero. Audi, Porsche, Range Rover che finivano in Francia, Finlandia e Ungheria

Tra i 17 arrestati, nell'inchiesta coordinata dalla Procura di Ivrea, anche due esponenti della locale della 'ndrangheta, i fratelli A. e F. B., di 30 e 32 anni. Un'inchiesta difficile, anche perché, sottolineano gli inquirenti, non c'è stata una vera e propria collaborazione da parte delle vittime. Tramite le intercettazioni gli investigatori hanno scoperto il traffico di droga, sulla piazza di Settimo Torinese, gestita da D.M., che si forniva di cocaina e altre sostanze dai fratello. Ai vertici della banda di usurai c'erano D.A.M., di 45 anni, e V.B. di 52 anni, entrambi di Settimo Torinese.

Il business

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati oltre un chilo tra hashish, marijuana e cocaina, 35mila euro in contanti e una pistola 7,65, poi risultata oggetto di furto. "Le investigazioni hanno evidenziato - ha dichiarato il comandante provinciale dei Carabinieri di Torino, col. Francesco Rizzo - una stretta interconnessione tra l'attività usuraria e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Infatti i proventi del mercato della droga vengono a volte reinvestiti per prestare denaro a tassi illeciti e, viceversa, i guadagni di usura utilizzati anche per l'acquisto di nuovo stupefacente".

"Un pozzo senza fondo"

"Più andavamo avanti e più saltavano fuori altri reati, un pozzo senza fondo", spiega il procuratore di Ivrea Giuseppe Ferrando che lancia un appello: "Da questa inchiesta emerge ancora purtroppo il fatto che non ci sia fiducia nelle autorità da parte di chi è vittima degli usurai. Giusto ricordare che si può denunciare anonimamente quanto accade e che esistono associazioni che possono aiutare. L'imprenditore dopo aver pagato alcune trance non riusciva a saldare un debito di 30mila euro che aveva subito tassi d'interesse pari al 94%". La vittima aveva prima ottenuto un prestito di 10mila euro e doveva restituirne 14.700 in 21 rate settimanali da 700 euro l'una. Ma la somma era salita in breve tempo a 30mila euro. "Non parliamo di grandi cifre - puntualizza il procuratore capo - ma la vittima non poteva più chiedere prestiti alle banche perché era debitore anche con Equitalia e allora si è rivolto agli usurai".

Il traffico di droga

Gli uomini di Molino, pochi giorni dopo i funerali di Calafiore, non si sono fatti scrupoli a minacciare il figlio, chiedendo indietro il denaro. "Abbiamo proceduto con un'investigazione classica, passo dopo passo, dove le intercettazioni hanno avuto un ruolo importante", continua il procuratore. Proprio grazie alle intercettazioni, gli inquirenti hanno scoperto che i soldi provenienti dallo strozzinaggio servivano per acquistare cocaina e altre sostanze stupefacenti per la piazza di Settimo Torinese. Per la droga la banda si rivolgeva ai fratelli Barbaro, Antonio di 30 anni e Francesco di 32, esponenti della locale della 'ndrangheta. Per il comandante provinciale dei Carabinieri di Torino, Francesco Rizzo c'era "una stretta interconnessione tra l'attività usuraria e lo spaccio di sostanze stupefacenti". Ma le sorprese non finiscono qui. Un terzo filone investigativo porta a un traffico di auto di lusso rubate e spedite all'estero. Audi, Porsche, Range Rover che finivano in Francia, in Finlandia e Ungheria. Dietro il traffico le stesse persone. "Più andavamo avanti e più saltavano fuori altri reati, appunto un pozzo senza fondo", conferma Ferrando. Le maggiori difficoltà che gli inquirenti hanno riscontrato derivano dal silenzio delle vittime degli usura. "C'è ancora chi non ha fiducia nelle autorità, chi non denuncia. È bene ricordare alle persone che si ritrovano in situazioni simili che denunciando si firma un verbale, ma è segreto, e garantisce sempre la riservatezza. Inoltre - conclude il procuratore - esistono associazioni che possono aiutare". "Denunciare subito, prima che sia troppo tardi", dunque, è anche l'esortazione dell'Ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Piemonte delegati all'Osservatorio sull'Usura.

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