No Tav, 200 attivisti in corteo a Giaglione: tensioni con polizia

Piemonte

Ieri sera, i manifestanti hanno raggiunto il presidio dei Mulini, dove ad attenderli c’erano altre decine di persone. Nonostante i fumogeni lanciati dalla polizia, alcuni attivisti sono comunque riusciti a raggiungere l’area interdetta del cantiere

Giornata di protesta ieri per il movimento No Tav in Val di Susa. Circa 200 attivisti si sono ritrovati nel tardo pomeriggio a Giaglione per prendere parte a un'assemblea, alla quale ha fatto seguito un corteo diretto verso il presidio dei Mulini, dove ad attenderli c’erano altre decine di manifestanti, giunti il giorno precedente. L'area dei Mulini si trova all'interno della zona dove è previsto l'allargamento del cantiere per la nuova ferrovia Torino-Lione e l'accesso è interdetto in seguito a un'ordinanza del Prefetto. (COS'E' LA TAV)

In serata, alcuni attivisti hanno cercato di entrare nella zona vietata passando da sentieri secondari. Nonostante i fumogeni lanciati dalla polizia, alcuni attivisti - si legge sulla pagina Facebook Notav.info - sono comunque riusciti a raggiungere il presidio dei Mulini “portando con sé i viveri necessari”.

Dosio: “Il cuore è vivo e batte il ritmo della lotta”

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No Tav, attivisti si incatenano ai cancelli del cantiere in Val Clarea

Ai domiciliari da alcuni mesi a seguito di una manifestazione di protesta sull'autostrada Torino-Bardonecchia, la pasionaria No Tav, Nicoletta Dosio, ha voluto esprimere la sua vicinanza agli attivisti: ”Care compagne, cari compagni, per la prima volta non sono con voi nei luoghi della resistenza. Questi arresti domiciliari mi pesano insopportabilmente e più che mai in questi momenti, quando tutte e tutti sarebbero indispensabili, anche chi come me ha ormai poco da dare in forza fisica...ma il cuore è vivo e batte il ritmo della lotta”, le sue parole. “È nato il presidio permanente ai Mulini di Clarea - ha aggiunto -. La rabbia è tanta: non si può che provare odio per i lobbisti che, rinchiusi nel Palazzo, continuano a presentare come pubblica utilità la devastazione sociale e ambientale legata a questa e alle altre Grandi Opere, inutili, costosissime, mortali".

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