Omicidio Stefano Leo, disposta la perizia psichiatrica per Said Mechaquat

Piemonte
L'omicidio di Stefano Leo (ANSA)

L'incarico sarà conferito il 26 novembre. Così il padre: "Stare in galera gli fa bene. Sono passati pochi mesi dal suo arresto e oggi è sembrato un boy scout. Facciamogli fare altri 30 anni così diventa un angelo, come mio figlio"

Al Palazzo di Giustizia di Torino è terminata la prima udienza del processo per l'omicidio di Stefano Leo, il giovane che lo scorso 23 febbraio fu ucciso con una coltellata alla gola sul lungo Po. L'imputato è Said Mechaquat, per il quale il giudice Irene Gallesio ha disposto la perizia psichiatrica (l'incarico sarà conferito il 26 novembre). Il 27enne aveva confessato il delitto sostenendo di avere sfogato in questo modo una situazione di disagio personale: si era appostato sul vialetto alberato accanto al fiume e aveva atteso che passasse la persona da lui considerata più adatta. La procura sta procedendo per omicidio premeditato. In aula erano presenti i familiari di Leo, che si sono costituiti parte civile: "Evidentemente stare in galera gli fa bene. Sono passati pochi mesi dal suo arresto e oggi è sembrato un boy scout. Facciamogli fare altri 30 anni così diventa un angelo, come mio figlio", il commento del padre.

Respinta la richiesta della difesa

Il processo si era aperto con una richiesta - poi respinta dal giudice Irene Gallesio - da parte dell'avvocato difensore, Basilio Foti, di annullare il decreto che ha disposto il giudizio immediato. "Certamente - aveva detto il legale - non sto difendendo un santo. Ma ho il dovere di fare emergere con chiarezza ogni cosa. La legge è al di sopra di tutto e di tutti". In questo caso l'avvocato aveva lamentato la differenza tra l'avviso di chiusura indagini, dove si contestava l'omicidio volontario, e il decreto di giudizio immediato, nel quale è stata aggiunta l'aggravante della premeditazione.

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