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Prova a sgozzare la compagna, aveva già ucciso la fidanzata: arrestato a Torino

Tenta di sgozzare la compagna, aveva già ucciso la ex

5' di lettura

La donna, sfregiata al volto e ricoverata in gravi condizioni, voleva lasciare l'uomo dopo aver scoperto che nel 2008 aveva ucciso la sua ragazza di 21 anni. Il 36enne stava scontando la pena in carcere, ma usufruiva di un permesso lavoro

Ha cercato di sgozzare la compagna, una torinese di 44 anni, la quale voleva lasciarlo perché aveva scoperto che nel 2008 aveva ucciso a Bergamo la fidanzata di 21 anni. Mohamed Safi, tunisino di 36 anni, è stato arrestato a Torino con l'accusa di tentato omicidio. La donna, sfregiata al volto, è ricoverata in gravi condizioni all'ospedale Maria Vittoria. L'aggressione è avvenuta intorno all'una della scorsa notte in strada nel quartiere Barriera di Milano. L'uomo, che avrebbe colpito con una bottiglia di vetro la compagna, era detenuto nel carcere Lorusso e Cutugno, ma usufruiva di un permesso lavoro. Dopo l'arresto il 36enne, in stato confusionale, è stato portato nel reparto detenuti dell'ospedale Molinette. Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha investito l'ispettorato del ministero a compiere accertamenti sul caso.

La donna è stata operata

La 21enne, che ha subito una grave lesione con sezione del nervo facciale, è stata operata dall'equipe di Giorgio Merlino, direttore del reparto di Chirurgia plastica dell'ospedale Maria Vittoria. L'intervento è durato due ore e mezza. "La donna ha riportato una brutta lesione dal punto di vista estetico e funzionale - ha spiegato Merlino -. Bisognerà attendere alcuni mesi per valutarne la ripresa, perché i tempi di ricrescita nervosa sono di un millimetro al giorno". La donna è ricoverata nel reparto di Chirurgia plastica, chirurgia della mano e micro chirurgia.

L'aggressione

La loro relazione era iniziata circa sei mesi fa, ma la donna voleva chiudere la storia perché aveva scoperto su internet i precedenti del 36enne. I due si sono incontrati ieri sera nel quartiere Barriera di Milano e sono saliti su un tram della linea 4 per andare a casa della donna. Una volta scesi dal mezzo, l'uomo l'ha gettata a terra e si è avventato sulla compagna con una bottiglia di vetro, cercando di sgozzarla, davanti ai passanti presenti che hanno chiesto aiuto e chiamato i soccorsi. Il 36enne ha cercato di scappare, ma è stato fermato in via Leini dalla polizia, che nel frattempo aveva circondato la zona. L'uomo, che lavorava in un bistrot di una cooperativa sociale di Grugliasco (Torino), era stato ammesso due anni fa al lavoro esterno (come previsto dall'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario) e sarebbe dovuto rientrare in carcere alle 2 di notte.

L'assassinio della fidanzata

Il 9 giugno 2008, l'uomo aveva ucciso a Bergamo la sua fidanzata dell'epoca, Alessandra Mainolfi, pugnalandola al petto e poi aveva chiamato le forze dell'ordine dicendo "ho ucciso il mio amore". A seguito dell'omicidio Safi è stato condannato a 12 anni di reclusione (il pm aveva chiesto 15 anni). L'uomo era stato detenuto anche nel carcere di Alessandria, dove lavorava nel panificio interno alla casa circondariale. Avrebbe finito di scontare la sua condanna nel 2020

Il titolare del bar: "Non ha mai avuto atteggiamenti violenti"

"Non ha mai avuto atteggiamenti violenti che potessero far prevedere quanto accaduto". Ad affermarlo è uno dei titolari del bistrot in cui lavora Safi. "Lavorava in sala. Era una persona dal comportamento aperto, capace di instaurare buone relazioni e che non ha mai avuto atteggiamenti aggressivi", sostiene il titolare.

Appendino: “Il femminicidio è un tema urgente per il Paese”

"Una donna è stata aggredita ieri sera a Torino da quello che doveva essere il suo compagno, subito fermato dalle Forze dell'Ordine. Siamo vicini alla vittima di questo ennesimo tentato femminicidio. Tema che rimane grave e urgente nel Paese", ha detto la sindaca di Torino, Chiara Appendino, commentando l'accaduto su Twitter.

Le parole del sindacato di polizia penitenziaria

"Bisogna riflettere, ancora una volta, sull'esigenza di rivedere gli strumenti normativi che permettono, come in questo caso, la possibilità di recarsi fuori dal carcere essendo già stato condannato nel 2008 per l'omicidio della fidanzata", ha commentato Pietro Di Lorenzo, segretario generale del sindacato Siap. "L'intervento delle volanti – ha aggiunto Di Lorenzo - ha impedito che si portasse a compimento l'ennesimo feroce femminicidio. Siamo grati ai colleghi che questa notte hanno salvato la vita alla giovane donna quasi sgozzata dal fidanzato, detenuto alle Vallette ma in circolazione grazie ai permessi per lavorare. Quello del femminicidio – prosegue il segretario – è un enorme gravissimo problema che deve essere affrontato a 360 gradi non solo tramite strumenti adeguati di perseguimento del reato ma anche, e soprattutto, attraverso grandi investimenti per l'educazione e rieducazione culturale delle vaste parti della società che hanno perso i principi fondamentali della convivenza civile e del rispetto verso l'altro, soprattutto se parliamo di bambini, donne ed anziani".

Siulp: "Carnefici restino in carcere"

Sulla vicenda è intervenuto anche Eugenio Bravo, segretario generale del Siulp (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia) di Torino: "È incredibile constatare come un assassino, dopo pochi anni, possa ritornare in libertà e agire nuovamente secondo la sua indole di criminale", le sue parole. E ancora: "Sicuramente assisteremo a frasi sconvolte a stati d'animo perturbati, a dichiarazioni di rabbia da parte di tutti - ha aggiunto Bravo -. È inconcepibile che ancora oggi questo Paese è assolutamente immobile in merito alla certezza della pena. Grazie alle leggi premiali o alle attenuanti, il criminale resta in carcere meno della metà della pena e, ai cittadini, resta la mera indignazione. Occorre mettere mano subito alla legge penale e rivedere tutte quelle misure o condizioni che agevolano i delinquenti che hanno commesso reati, soprattutto gravi. Uno Stato di diritto deve salvaguardare innanzitutto la credibilità delle leggi che equivale al rispetto delle vittime; i carnefici devono restare in carcere".

Data ultima modifica 19 ottobre 2019 ore 16:27

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