Torino, crac da quattro miliardi del gruppo Marenco: 51 denunciati

Piemonte
Foto di Archivio (Agenzia Fotogramma)

Gli indagati sono accusati di bancarotta fraudolenta ai danni di 12 società del gruppo di import-export gas naturale e produzione di energia elettrica. Coinvolto anche un ex colonnello della guardia di finanza, per il quale si ipotizza il favoreggiamento personale

Sono 51 le persone denunciate per il fallimento delle società facenti capo a Marco Marenco, imprenditore del gas ed ex patron dello storico marchio di cappelli Borsalino. Alla chiusura delle indagini, condotte dalla guardia di finanza di Torino e Asti, sono stati notificati gli avvisi. Tra gli indagati nell'inchiesta sul crac figura anche un ex colonnello della guardia di finanza. Si tratta di Luigi Antonio Cappelli, per il quale la procura di Asti ipotizza il favoreggiamento personale. Il suo nome compare in un filone che ha portato a un avviso di chiusura indagine nei confronti di 26 persone. 

Crac societario

Accertato un crac societario di oltre quattro miliardi di euro e condotte distrattive per un miliardo e 130 milioni. Gli indagati sono accusati di bancarotta fraudolenta ai danni di 12 società del gruppo di import-export gas naturale e produzione di energia elettrica.

Il sequestro

Nel corso dell'inchiesta sono stati sottoposti a sequestro preventivo beni per un valore complessivo di 107 milioni di euro. Tra gli indagati ci sono anche pubblici ufficiali che garantivano a Marco Marenco, e ai suoi familiari, servizi di sicurezza e notizie sull'andamento delle indagini. L'attività investigativa ha messo in luce reati tributari, come la dichiarazione fiscale infedele, l'omesso versamento delle imposte, la sottrazione al pagamento delle accise, truffa aggravata, appropriazione indebita, false comunicazioni sociali, ma soprattutto la bancarotta fraudolenta aggravata. Erano almeno 190 le società, italiane ed estere in paradisi fiscali, collegate fra loro mediante compravendite fittizie, appositamente costituite e intestate ad amministratori e manager vicini all'imprenditore astigiano.

Scatole cinesi

Queste ultime, vere e proprie "scialuppe di salvataggio", erano a loro volta controllate da numerose società estere "scatole cinesi". La cooperazione internazionale con numerosi paesi, comprese le Isole Vergini Britanniche, l'Isola di Man, Panama, Malta, Cipro, Liechtenstein e Lussemburgo, ha permesso agli inquirenti di ricostruire le condotte distrattive e individuare le numerose società estere coinvolte.

Indagato un colonnello della guardia di finanza

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nell'estate del 2014, l'ex colonnello Luigi Antonio Cappelli contattò l'allora comandante provinciale di Asti della guardia di finanza, il colonnello Michele Vendola, per chiedere notizie sugli accertamenti che riguardavano Silvia Grosso, compagna del'imprenditore Marco Marenco, definita da Cappelli "amica nostra". La donna si era rivolta a Cappelli che, a sua volta, raccomandava al collega di "trattarla bene". Ma i finanzieri astigiani, su autorizzazione della procura, avevano registrato la telefonata. 

La squadra di sicurezza

Dall'inchiesta emerge inoltre l'esistenza di una squadra di sicurezza privata composta, secondo gli inquirenti della procura di Asti, dall'ex militare e agente dei servizi segreti Giuseppe Campaniello, tre agenti della polizia di Brescia, un ispettore della Guardia di finanza di Roma e un privato. I sei, a seconda delle singole condotte, sono indagati per accesso abusivo al sistema informatico del Ministero dell'Interno e corruzione per avere lavorato come bodyguard o autista. E' quanto emerge da un avviso di chiusura indagine notificato a 26 indagati. La procura di Asti, che ha coordinato il lavoro della Guardia di Finanza, sospetta che gli indagati abbiano ricevuto per questi lavori una somma complessiva di circa 700mila euro.  

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