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Bimbo morto a Novara: fermati la madre e il suo compagno

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3' di lettura

L'autopsia ha accertato che le lesioni sul corpo del bambino di neanche due anni sono incompatibili con una caduta dal lettino, come affermano invece i due indagati

La Procura di Novara sostiene che sia stato picchiato il bimbo di quasi 2 anni morto giovedì 23 maggio poco dopo il suo arrivo all'ospedale di Novara. Per questo il procuratore Marilinda Mineccia ha disposto il fermo della madre Gaia R., 22 anni, e del suo compagno, Nicholas M., 23. L'accusa nei loro confronti è di omicidio volontario pluriaggravato. L'uomo si trova nel carcere di Novara mentre la donna, incinta, è ai domiciliari. Portati in procura per essere interrogati, entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Corpo del piccolo "martoriato"

Il fermo è avvenuto nella notte, a vasa di un amico della coppia, dopo che il nome della giovane madre e del compagno erano già stati iscritti nel registro degli indagati. "Non hanno avuto alcuna reazione", sottolinea Valeria Dulbecco, dirigente della squadra mobile. La versione della donna, che ai soccorritori del 118 aveva parlato di una caduta dal lettino, non ha convinto sin dall'inizio gli inquirenti, che hanno però atteso l'esito dell'autopsia per far scattare il fermo. "È un omicidio avvenuto in un quadro di maltrattamenti pregressi", aggiunge il Questore di Novara, Rosanna Lavezzaro.

I risultati dell'autopsia

Gli esami hanno confermato come le lesioni fossero incompatibili con l'ipotesi di un incidente domestico, dato che il corpo del piccolo era "martoriato con lesioni multiple", ha detto il procuratore. Secondo l'autopsia, a provocare la morte del bambino, che avrebbe compiuto due anni a settembre, è stato un violento colpo all'addome. La conseguente emorragia al fegato lo ha portato al decesso in meno di trenta minuti. Sul corpicino, il medico legale ha riscontrato ecchimosi e lesioni un po' ovunque: sul capo, sul torace, sulla schiena, persino sui genitali. Le lesioni risalirebbero alla mattina stessa del decesso. Il bambino è stato vittima di una "violenza inaudita, non degna di un essere umano", ha sottolineato il procuratore.

Il compagno della madre: "Ho la coscienza pulita"

Ha destato sconcerto tra gli inquirenti l'atteggiamento di Gaia R. e del compagno Nicholas M., che sono sembrati distaccati, quasi freddi, senza alcun momento di commozione. "Mi ha detto che aveva la 'coscienza pulita', che col senno di poi mi sembra alquanto agghiacciante", rivela il pm Ciro Caramore. 

Il piccolo al pronto soccorso anche ad aprile

Il bambino era già stato portato al pronto soccorso lo scorso aprile. "È stato morsicato da un cane", avevano detto la madre e il compagno ai medici. Il referto non aveva confermato pienamente la versione, ma non erano stati riscontrati segni evidenti di maltrattamenti anche se il piccolo risultava visibilmente trascurato. Era nato da una precedente relazione della madre con un altro uomo, tunisino, che non l'ha mai riconosciuto.

L'uomo assumeva cocaina

Secondo quanto emerge dalle indagini della Procura di Novara, il 23enne assumeva regolarmente cocaina. "Non possiamo però dire - precisa il pm Ciro Caramore, titolare dell'inchiesta - se fosse sotto l'effetto degli stupefacenti quando il bambino è stato ucciso". Il giovane era già noto alle forze dell'ordine, per vicende di lesioni, maltrattamenti e violenza sessuale. A Biella, dove il 23enne ha abitato fino a gennaio, c'era una richiesta di sorveglianza speciale nei suoi confronti.

Le parole di Matteo Salvini

"Maledetti. Ma perché mettere al mondo un bimbo se non si è in grado di amare e proteggere? Una preghiera per questo piccolo Angelo", scrive in un post il ministro degli Interni Matteo Salvini.

Data ultima modifica 25 maggio 2019 ore 17:52

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