Il futuro della medicina è l'intelligenza artificiale?

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Francesca Azzurra Conidi

Secondo l'Economist nel 2036 le macchine potrebbero vincere il premio Nobel per la medicina. Uno scenario reale?

L’Economist riflette sul futuro e immagina: e se nel 2036 fosse Yulya, un’intelligenza artificiale, a vincere il Premio Nobel per la Medicina? Questa infatti grazie ai suoi algoritmi intelligenti, combinando cure sanitarie, dati dei pazienti e sintomi riscontrati, potrebbe trovare la soluzione a uno dei problemi più discussi dell’ultimo decennio: scoprire il mix di farmaci giusti per superare l’antibiotico-resistenza, contribuendo a salvare milioni di vite. Il ricorso sempre più frequente agli antibiotici rischia ad oggi, infatti, di rendere concreta la possibilità che, prima o poi, si presentino mutazioni dei batteri che riescano a contrare agli attuali farmaci, comportando un’ulteriore difficoltà nel debellare le malattie. Uno scenario, quello del prestigioso premio conferito ad un’intelligenza artificiale, per ora lontano e solo ipotizzato dal noto settimanale inglese, ma tutt’altro che improbabile vista la velocità dei progressi tecnologici che negli ultimi anni hanno coinvolto questo campo.

Il fiuto elettronico 

Qualche tempo fa, ad esempio, un “fiuto elettronico”, ha comunicato l’American Society of Clinical Oncology di Philadelphia, è riuscito ad analizzare gli odori emanati da campioni di plasma sanguigno umano e distinguere tra cellule benigne e cancerose con una precisione fino al 95%: un’accuratezza che potrebbe far fare un enorme passo avanti al campo della diagnostica e della prevenzione vista la rapidità di analisi. 

Google al servizio della medicina 

Anche Google in primavera ha annunciato l’arrivo di due nuovi strumenti per la salute. Il primo di assistenza dermatologica: un dispositivo incrocia le abilità dell’intelligenza artificiale e quelle della fotocamera del telefono per individuare problemi di pelle, capelli e unghie. Lo strumento mostrerà le informazioni e le risposte esaminate dai dermatologi anche se - tiene a precisare il colosso di Montain View -  questo non costituisce un’alternativa alla consulenza medica. Il secondo, Look to Speak, invece aiuta le persone sordomute a selezionare frasi dallo schermo usando il proprio sguardo e le fa pronunciare ad alta voce dallo smartphone. Scegliendo  all’interno di un database di frasi pre-caricate, guardandole, la persona ne potrà selezionare una da far dire al proprio telefonino. Per chi vuole è possibile inoltre creare delle frasi personalizzate e impostarle in base alla sensibilità dello sguardo, cosi da agevolarne l’uso da parte di persone con diversi tipi di disabilità.

Be my eyes

Per le persone non vedenti invece interviene “Be my eyes”.  Un’app più sociale, pensata con l’obiettivo di offrire una sorta di guida visiva a distanza. Attiva 24h su 24, l’applicazione utilizza la funzione della videochiamata per mettere in contatto la persona che necessita di assistenza con un team di volontari che “saranno i suoi occhi” da remoto e la indirizzeranno passo passo nei movimenti.

La lotta contro il Covid trova nell’Ai un’alleato

La tecnologia è in prima linea anche contro il Covid. Grazie a una ricerca condotta dagli scienziati del Kings College di Londra un’applicazione per smartphone riconosce, confrontando i dati segnalati dagli utenti - malesseri, test effettuati e informazioni personali come età e sesso - i primi sintomi della malattia. Lo Zoe Covid Symptom Study ha rilevato così un elenco di prime avvisaglie, tra cui, in testa, la perdita dell’olfatto, riscontrata con un’alta frequenza da chi è positivo al coronavirus.

Insomma l’impiego dell’intelligenza artificiale, ad oggi è sempre più all’ordine del giorno è chissà che tra quindici anni non sia davvero lei a giudicarsi un Nobel.

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