Armadio Verde, ecco come scambiare vestiti, risparmiare e rispettare l’ambiente

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Daniele Semeraro, inviato a Genova

La community, tutta italiana, si definisce il primo “social fashion re-commerce”. Permette di disfarsi dei vestiti e degli accessori che non si utilizzano più e, con una moneta virtuale, di acquistare quelli inviati dagli altri clienti

Ridare valore ai capi di abbigliamento e agli accessori che non si utilizzano più e che sono ancora in ottime condizioni. È l’idea di Armadio Verde, community tutta italiana che si definisce il primo “social fashion re-commerce”: si basa sui fondamenti dell’economia circolare ed è in grado di creare un ecosistema virtuoso tra chi compra e chi vende. Per acquistare i capi, infatti, si devono inviare i vestiti che non si usano più: questi vengono valutati e, in cambio, si ottiene una moneta virtuale - la “stellina” - che permette poi di acquistare, sempre sul sito, capi inviati da altri utenti.

L’idea alla base di Armadio Verde

Armadio Verde ha gli uffici amministrativi a Milano e un grande centro logistico alle porte di Genova. David Erba ed Eleonora Dellera - i cofondatori - ci accolgono a fine febbraio prima nei loro uffici milanesi, dove lavorano 20 giovani che, tra le altre cose, hanno anche costruito “in casa” tutta l’architettura software del servizio. “Abbiamo trovato un modo per risolvere il problema annoso di accumulare vestiti nell’armadio”, ci spiega David Erba. “L’idea è nata nel 2015 da un’esigenza personale: i vestiti dei nostri bambini avevano invaso l’armadio, addirittura c’erano vestiti nuovi mai utilizzati. Ho chiuso gli occhi e ho immaginato che tutti avessero lo stesso identico problema e quindi ho immaginato la necessità di una soluzione”.

Come funziona

A spiegarci il funzionamento nel dettaglio del sito è l’altra co-fondatrice, Eleonora Dellera. Armadio Verde si presenta come un normalissimo sito web di e-commerce, con i capi che hanno foto, descrizioni e le misure. Solo che al posto del prezzo c’è un importo in “stelline” - la moneta virtuale della community - a cui vanno aggiunti solitamente pochi euro. La “stellina” è la moneta con cui vengono valorizzati e scambiati gli articoli, e all’inizio si riceve un bonus di benvenuto di 100 stelline; dopodiché per continuare a fare acquisti bisognerà guadagnare queste stelline, inviando i propri vestiti non utilizzati. L’utilizzo è semplice e intuitivo: ci si iscrive gratuitamente sulla piattaforma, si prepara uno scatolone con i vestiti non utilizzati (ma in ottimo stato), si prenota un ritiro gratuito e la scatola dopo poco tempo arriva nel centro logistico di Genova dove viene aperta: ogni articolo viene valutato e rimesso in circolo sul sito. 

Le “stelline” e gli alert

A questo punto, con le stelline guadagnate, si potrà fare shopping comprando quello che è stato inviato da altri utenti. “Non facciamo esclusione di alcun tipo - ci spiegano - perché siamo una piattaforma che rappresenta gli armadi di tutti noi: abbiamo vestiti per tutti i giorni ma anche icone del vintage”. Sul sito, poi, possono essere inseriti dei filtri e degli “alert”, in modo tale - ad esempio - da essere avvertiti non appena viene inserito un capo della nostra taglia o corrispondente alla nostra ricerca. Inoltre, come in un social network, si possono “seguire” gli altri utenti, in modo da essere avvisati, ad esempio, se un utente i cui vestiti hanno destato in noi interesse invia altri capi.

Il centro logistico

Una volta spediti, dicevamo, i capi vengono ricevuti in un grande magazzino che si trova alle porte di Genova. Qui lavorano 30 persone, tutti giovani, che grazie a un sistema tecnologico realizzato interamente “in casa” aprono le scatole dei vestiti e li valutano, attribuiscono le stelline, li analizzano, li catalogano, li fotografano e poi li inseriscono sul sito. Ogni giorno si calcola che vengano elaborati circa 3.500 capi. Al contrario, quando un utente fa un ordine c’è una persona che attraverso un tablet si orienta all’interno del grande magazzino (al cui interno con grande ordine sono conservati in lunghissimi carrelli migliaia di vestiti), prende i capi che l’utente ha ordinato e li porta a un collega che si occupa dell’impacchettamento. 

Il risparmio energetico e il futuro dell’economia circolare

Ad oggi alla piattaforma sono iscritti 400mila utenti, che fino ad ora ogni anno ha raddoppiato in termini di numeri il precedente. Ogni giorno vengono “mossi” (tra entrate e uscite) tra i quattromila e i cinquemila articoli. E siccome economia circolare significa anche risparmio energetico, da Armadio Verde hanno calcolato che tutti i vestiti “rimessi in circolo” hanno consentito di risparmiare fino ad ora 3 milioni di metri cubi d’acqua, che corrispondono a riempire circa 1.000 piscine olimpioniche, e CO2 pari a circa 5.000 voli Roma-Delhi. Ma cosa c’è nel futuro di Armadio Verde? Il mondo dei consumatori, ci spiegano ancora i fondatori, è cambiato ed è già allo studio un sistema che permetterà alle aziende di avere una soluzione chiavi in mano per gestire tutta la filiera della seconda mano, dal ritiro alla gestione alla vendita.

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