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A donna italiana prima mano bionica che imita il tatto

2' di lettura

La protesi sfrutta un codice che consente di trasmettere al cervello le sensazioni e le percezioni in modo naturale 

È stata impiantata sul corpo di una donna italiana la prima mano bionica in grado di restituire una sensazione tattile molto vicina a quella naturale, provata dagli esseri umani. Finita sulla copertina dell’ultimo numero della rivista scientifica Neuron, la protesi è in grado di riconoscere la ‘voce’ dei neuroni, riproducendo i segnali che dai polpastrelli delle dita arrivano al cervello. L’intervento è stato svolto a Roma presso il Policlinico Gemelli. La novità risiede nel codice che consente alla mano bionica di ‘comunicare’ con i nervi del braccio amputato, trasmettendo ad esso stimoli alla base del tatto.

Sperimentazione di sei mesi

L'intervento risale a giugno 2017: la mano è stata in fase di sperimentazione per sei mesi sul braccio della donna, fino alla fine dello stesso anno. “Ho provato una sensazione molto naturale, erano più di due anni che non provavo questa percezione”, dichiara Loretana Puglisi, l’imprenditrice siciliana a cui è stata impiantata la mano bionica. La donna aveva perso la mano a causa di un incidente sul lavoro. “Per questo progetto è stato fondamentale partire in primo luogo dalla sorgente dell'informazione tattile. Si è cercato di ricostruire nel modo più accurato possibile la dinamica dei neuroni nei polpastrelli, cominciando proprio dal momento in cui l’oggetto viene toccato dalla mano. In questo modo è stato trasmesso, direttamente al sistema nervoso della persona, un segnale riconosciuto come naturale”, sottolinea Giacomo Valle, prima firma della pubblicazione.

Percezione naturale

“La realizzazione della mano bionica dimostra come sia possibile riprodurre la risposta dei recettori naturali del tatto con un alto livello di fedeltà”, spiega Silvestro Micera, coordinatore della ricerca. Lo studioso fa parte dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Sant’Anna, all’avanguardia per quanto riguarda gli studi sull’Intelligenza artificiale, ed è professore di Neuroingegneria translazionale del Politecnico di Losanna. Ora la sfida risiede nel riuscire a rendere più efficace la stimolazione dei nervi periferici, puntando anche allo sviluppo di sensori tattili che possano fornire percezioni ancora più naturali. 

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