Come la rivoluzione digitale ha cambiato il nostro rapporto con la memoria

Tecnologia

Filippo Maria Battaglia

IL LIBRO DELLA SETTIMANA Mai come in questi anni siamo stati travolti da una mole di ricordi spesso consultabili anche da terzi. Una novità che sta cambiando anche il nostro modo di rapportarci al passato

Lo sappiamo da tutti, e da secoli: il passato - almeno nel senso di come ce lo rappresentiamo soggettivamente - non esiste realmente, è solo una simulazione prodotta dalla nostra mente. La novità dell’ultimo decennio è un’altra, si chiama rivoluzione digitale e questa novità si porta appresso una bella domanda: come è cambiato oggi il nostro rapporto con la memoria e l’oblio?

È attorno a questa domanda che ruota “Ricordati di me”, un saggio di Davide Sisto uscito qualche settimana fa per i tipi di Bollati Boringhieri (pp. 156, euro 17).

 

Una nuova produzione dei ricordi 

La domanda, dicevamo, è una bella domanda perché in effetti mai come in questa epoca siamo stati travolti da un’infinità messe di ricordi, in gran parte visibili e consultabili anche dai nostri amici o follower. Dai “Ricordi” e dall’ “Accadde oggi” che compaiono quasi quotidianamente sulla nostra timeline di Facebook, a iniziative come #10YearsChallenge, l’hashtag diventato popolare nel gennaio 2019 e che ha convinto milioni di utenti a mettere a confronto online una foto attuale di sé con una di dieci anni prima. In quell’occasione, scrive Sisto, “milioni di persone, riesumando le fotografie personali risalenti al 2009, si sono per alcuni giorni crogiolate collettivamente nella nostalgia. Questa ha presa forma nel rimpianto autocompiaciuto per una presunta età dell’oro, distante, sí, un decennio, ma tutt’ora a portata di mano. Una stagione che, se osservata con il tipico disincanto del presente, non comprende le scelte più o meno avventate compiute nel corso degli anni, non contiene le delusioni in cui si sono mutati gli ideali di un tempo, non include gli insuccessi che inevitabilmente ci hanno fatto visita né conosce, molto più banalmente, le rughe i capelli bianchi”. 

#10YearsChallenge non è evidentemente un esempio isolato. E’ solo uno dei casi più noti di un grande racconto che è  divenuto in questi anni per la prima volta inevitabilmente collettivo, modificando radicalmente il nostro modo di ricordare e di dimenticare.

 

Il ruolo di Facebook e la sua trasformazione in archivio digitale

Questa constatazione porta Sisto a interrogarsi sulla graduale trasformazione di Facebook da social network a gigantesco archivio digitale. E soprattutto a rispondere alle critiche di chi considera l’invenzione di Zuckerberg quale responsabile principale del sentimento individuale di onnipotenza egocentrica diffusosi in tutto il mondo. In realtà, spiega, “Zuckerberg non fa altro che assemblare con scaltrezza e lungimiranza le dispersive intuizioni singole che, nel corso degli ultimi quattro decenni, hanno accompagnato l’imporsi delle graduali innovazioni tecnologiche”.

Un punto di non ritorno

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La morale è dietro l’angolo: “Più che l’inizio effettivo dell’epoca dei social network, Facebook ne rappresenta il punto di non ritorno, accelerando il processo di sdoppiamento dell’unico io biologico in tanti io digitali e favorendo il progressivo delle nostre anime informazionali, nutrite fino all’indigestione con una quantità incalcolabile di dati”.

L’analisi di Sisto non si ferma qui. “Ricordati di me” è un’indagine sulle infinite conseguenze (in alcuni casi, a dire il vero, paralizzanti oltre che infinite) della produzione di questo enorme patrimonio digitale. Conseguenze pratiche e soprattutto dilemmi cruciali che riguarderanno noi anche dopo la nostra morte. Sisto ne aveva già parlato in un altro libro, “La morte si fa social”. Ora il discorso prosegue e, di certo, non può considerarsi concluso.

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