Quanto è sincero il “Dolore” raccontato da Naipaul

Spettacolo

Filippo Maria Battaglia

IL LIBRO DELLA SETTIMANA Adelphi inaugura una nuova collana digitale con un testo inedito del Premio Nobel, alle prese con tre lutti: per la morte del padre, del fratello e del gatto. Il risultato? Un ritratto dello scrittore decisamente distante dal suo stereotipo 

Si intitola semplicemente “Dolore”, è un racconto a firma del premio Nobel V.S. Naipaul e ruota attorno a un’evidenza: “Il dolore è sempre in agguato. Fa parte del tessuto stesso della vita. È sempre sulla soglia”.  Con questo titolo Adelphi ha scelto di inaugurare la sua collana “Microgrammi”, la prima della casa editrice interamente digitale (trad. M. Codignola, pp. 32, euro 1,99).

Tre lutti

Qui Naipaul è alle prese con tre lutti: per la morte del padre, del fratello e di un gatto. Del primo rievoca la malattia e la passione per la scrittura, accennando anche a un senso di colpa filiale: quando un programma della BBC chiede a lui, giovanissimo, di leggere un racconto scritto dal genitore alla radio, Naipaul scrive al padre soffermandosi sulla modestia del compenso (quattro ghinee, più o meno il prezzo del biglietto di treno per raggiungere Londra). Dopo quella lettera il padre si sente in dovere di scusarsi, benché non avesse niente di cui rimproverarsi: “Avevo sbagliato io – ammette Naipaul – a smorzargli un po’ dell’entusiasmo per il modesto successo del suo racconto”.  Il secondo lutto riguarda la morte del fratello Shiva e ruota anche attorno allo smarrimento nei confronti dei riti funebri (per lui inediti): “Una cosa assolutamente nuova, per me; quello era il conforto che moltissimi prima di me avevano cercato, d’istinto. Ma per me non aveva funzionato. La bara era solo una bara; il legno, sotto la mia mano, solo legno”.

Un Naipaul inedito

Le pagine più intense e intimiste di questo racconto (apparso postumo per la prima volta sul «New Yorker» del 6 gennaio 2020) sono però legate al terzo lutto, quello per un gatto, Augustus, adottato da Naipaul insieme alla moglie Nadira. Sono pagine levigate, come accade sempre nel caso dello scrittore; qui, però, la novità sta nel fatto che il racconto si fa insospettabilmente rapido e sincero e mai – ma questo per chi conosce Naipaul non è una novità – retorico.

Naipaul riannoda i ricordi delle disavventure di questo felino che pare giocare in continuazione con il pericolo e con la morte fino a quando la morte, appunto, non lo prende. E nel rievocarlo, senza sentimentalismi e con un tratto emozionato riparato solo da un sottile velo di pudore, ci restituisce un ritratto di sé insolito decisamente distante dal suo più conosciuto e controverso stereotipo.

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