Cybercrime, identificati in Italia 170 prestanome per truffe digitali

Tecnologia
Immagine di archivio (Ansa)

In gergo sono noti come “money mules” e offrono la propria identità per l’apertura di conti correnti, carte di credito ed altri strumenti di pagamento, su cui vengono poi accreditate somme di denaro provenienti da attacchi informatici e finanziari

L’operazione ad alto impatto “Emma 5” ha permesso di identificare 170 “money mules” in tutto il territorio nazionale, responsabili di 374 transazioni fraudolente per un totale di oltre 10 milioni di euro (3,5 dei quali sono già stati recuperati). Come spiegano gli investigatori, un “money mule” è un soggetto che offre, volontariamente o involontariamente, la propria identità per l’apertura di conti correnti, carte di credito ed altri strumenti di pagamento, su cui vengono poi accreditate somme di denaro provenienti da attacchi informatici e finanziari ai danni di ignari cittadini. L’operazione, coordinata a livello internazionale da Europol ed Eurojust, è stata messa in campo in Italia dalla Polizia postale e delle comunicazioni con 210 uomini del Servizio centrale e dei 20 Compartimenti regionali e dalle Forze di cyberpolizia di altri 24 Paesi europei.

I risultati dell’operazione “Emma 5”

Nei Paesi in cui è stata condotta l’operazione “Emma 5”, anche grazie al supporto di oltre 650 istituti bancari, di 17 associazioni bancarie e di altre istituzioni finanziarie, sono state individuate 7.520 transazioni fraudolente e sono state avviate oltre 1.000 indagini autonome: questi risultati hanno permesso di recuperare circa 13 milioni di euro provenienti dalle frodi informatiche e di identificare 3.833 “money mule” e 386 tra organizzatori e coordinatori. L’esito positivo dell’operazione è stato reso possibile anche per merito della collaborazione delle banche e degli istituti di credito italiani, che, attraverso CERTFin e Abi, hanno supportato in tempo reale gli investigatori utilizzando “OF2CEN”, una piattaforma per la condivisione delle informazioni creata dall’Italia per prevenire e contrastare gli attacchi informatici ai servizi di home banking e monetica.

Lo svolgimento dell’operazione

Anche quest’anno, l’operazione “Emma 5” ha previsto due fasi di intervento. Dall’inizio di settembre alla fine di novembre si è svolta la fase operativa, che ha visto impegnate le Forze di polizia di Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Malta, Lussemburgo, Lituania, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Svezia, Spagna, Slovacchia, Ungheria, Moldavia, Norvegia, Svizzera, Regno Unito, Australia e Stati Uniti, supportate dalla Federazione bancaria europea. Nell’arco di tre mesi sono state eseguite numerose operazioni nei confronti di gruppi criminali di diverse nazionalità ed estrazione, accusati di cybercrimini finanziari ai danni di singoli cittadini, piccole e medie imprese e importanti gruppi bancari e di intermediazione finanziaria.

La seconda fase dell’operazione

Oggi, sabato 7 dicembre, ha inizio la seconda fase dell’operazione “Emma 5”, finalizzata a creare consapevolezza in chi favorisce, con le proprie attività, il riciclaggio del denaro proveniente da crimini informatici come il phishing e le frodi online, tramite campagne di sensibilizzazione e prevenzione che saranno portate avanti nei Paesi che hanno preso parte all’iniziativa. 

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