Nao Tokui, la musica al tempo dell’intelligenza artificiale

Tecnologia

Alessio Foderi

Al BASE di Milano il ricercatore giapponese applica l'intelligenza artificiale alla musica e mostra come "addestrare" un computer a selezionare i dischi come un deejay umano

Il connubio fra creatività umana e intelligenza artificiale passa anche dalla musica. L’equazione per disegnare nuovi scenari è in tasca a Nao Tokui, artista e ricercatore giapponese che studia l’AI come risorsa creativa e linguaggio espressivo. Ospite dell’evento “Fra arte e scienza: creatività e algoritmi da tre continenti”, primo appuntamento programma Meet the Media Guru al BASE di Milano, ci racconta come la voglia di creare una musica diversa, “che nessuno ha mai sentito prima”, l’ha portato a sviluppare progetti che definire innovativi è veramente riduttivo. Docente all’Università di Keio, dove ha fondato il Computational Creativity Lab, Nao è un “progettista” di esperienze sinestetiche che fanno dialogare umano e macchina attraverso sensi diversi.  

Tutta un’altra musica

Una delle sue invenzioni maggiori è l’AI DJ Project per sperimentare se è possibile distinguere un deejay in carne ed ossa da una macchina addestrata a selezionare i dischi migliori, proprio grazie all’uso del machine learning. Nao però tiene a specificare che questo dj “non è automatico, ma scaturisce proprio dalla collaborazione fra umano e macchina”. Grazie all’intelligenza artificiale, infatti, il dj riesce a pescare in un insieme di tracce la canzone più affine alla precedente e mixarla, come appunto un dj reale. Ma non finisce qui: l’AI DJ può anche interpretare le reazioni della folla e capire se la musica è di gradimento o meno. In base al feedback sceglierà poi o una canzone simile, se positivo, o cambierà musica totalmente, se percepisce del movimento statico.

Durante l'evento ha anche presentato in maniera estemporanea un altro suo progetto, il Neural Beatbox: grazie al Convolutional Neural Network è possibile analizzare e classificare segmenti audio basati su spettrogrammi per poi generare delle sequenze audio. Con l’aiuto di modelli di deep learning sarà possibile passare dall’analisi dell’immagine e del suono di una singola voce ad una vera sequenza di batteria.

Imparare dagli errori dell’AI

La visione di Nao non è quella di un’intelligenza artificiale che supera e annienta l’umano. Anzi, lui preferisce parlare di “Alien intelligence” e “Artificial stupidity” proprio perché le sue idee si fondano sul dialogo fra l’uomo e la macchina fino a contaminarsi reciprocamente. “Credo che nel futuro bisognerà imparare dagli errori degli algoritmi” ci spiega, raccontando come proprio nella musica questo sia un tratto originale e, soprattutto, uno spunto di creatività: “Una volta è successo che l’AI DJ dopo un pezzo tecno ha selezionato un pezzo jazz, razionalmente per me era assurdo essendo due generi totalmente diversi. Ma è stata occasione per sperimentare e mixare qualcosa di nuovo”. Una creatività in divenire che non si ferma e non ha limiti, come la galassia di musica dove vuole trasportarci Nao con la sua originalità di pensiero.

 

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