No ai robot-killer: 50 ricercatori contro un'università sudcoreana

Tecnologia
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Il Korea Advanced Institute of Science and Technology ha avviato una collaboraione con l'industria bellica. Esperti di 30 Paesi chiedono di fermarsi e minacciano il boicottaggio dell'ateneo

Fermatevi o vi boicotteremo. È questa la sostanza di una lettera che 50 esperti di intelligenza artificiale hanno rivolto a un'università sud-coreana, il Korea Advanced Institute of Science and Technology (Kaist). L'ateneo ha infatti avviato, in partnership con il produttore di armi Hanwha Systems, un progetto che punta ad applicare l'intelligenza artificiale alla guerra.

Il boicottaggio

I ricercatori, provenienti da 30 diversi Paesi, esprimono "profonda preoccupazione" per la creazione del "Centro di Convergenza della difesa nazionale e Intelligenza Artificiale". E definiscono i robot-killer come "strumenti di terrore". Se Kaist dovesse proseguire il progetto, gli esperti taglieranno i contatti con l'università. Rifiuteranno gli inviti provenienti dall'ateneo e non ospiteranno più ricercatori provenienti dal Kaist. Né contribuiranno a "qualsiasi tipo di ricerca" in cui l'università è coinvolta.

I rischi della armi autonome

"Se sviluppate, le armi autonome – spiegano gli esperti – permetteranno di combattere la guerra più velocemente e su una scala più grande che mai. Hanno il potenziale per essere armi del terrore. Despoti e terroristi potrebbero usarli contro popolazioni innocenti, rimuovendo qualsiasi restrizione etica". L'intelligenza artificiale applicata alle armi viene definita "un vaso di Pandora che, se aperto, sarà difficile chiudere". Ma "possiamo semplicemente decidere di non svilupparle, come fatto in passato con altre tecnologie come i laser accecanti". La lettera si conclude chiedendo a Kaist di fare marcia indietro e di concentrare gli sforzi "sugli usi dell'intelligenza artificiale che migliorino e non danneggino la vita umana".

La discussione delle Nazioni Unite

Non è il primo appello contro i robot-killer. Lo scorso agosto 126 esperti (tra i quali Elon Musk) hanno chiesto alle Nazioni Unite di bandire questo tipo di armi. Un invito raccolto dall'Onu, che a novembre ha inaugurato una serie di incontri per discutere il tema. A oggi, 22 Paesi hanno già dato la propria disponibilità al bando. "In un momento in cui le Nazioni Unite stanno discutendo su come contenere la minaccia posta alla sicurezza internazionale dalle armi autonome – si legge nella lettera – è deplorevole che un'istituzione prestigiosa come Kaist cerchi di accelerare la corsa agli armamenti di questo tipo". I ricercatori chiedono quindi "garanzie, che abbiamo cercato ma non ricevuto, che il Centro non svilupperà armi autonome prive di controllo umano".

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