Ventiquattro punti di sutura. Sono la conseguenza del brutto incidente subito da Rudy Ghiara, surfer italiano di fama internazionale, mentre si allenava a Bingin, sull’isola di Bali: dopo un impatto sul reef, l’atleta è stato operato d’urgenza. Ghiara, uno dei principali interpreti italiani del surf da onda estrema, è ora atteso da un periodo di riabilitazione. Lo abbiamo intervistato, ecco il suo racconto
A un paio di settimane dall’incidente, come si sente? Quali sono i tempi previsti per la riabilitazione?
Sto meglio rispetto a due settimane fa. Mi sono preso il tempo necessario per recuperare, sia fisicamente che mentalmente, e continuo a farlo passo dopo passo. L’incidente è avvenuto in modo inatteso, in una giornata con onde non particolarmente grandi. Probabilmente ho sottovalutato la situazione, anche perché ero già stanco. Il recupero però procede bene. Nei prossimi giorni proverò a tornare in acqua e, insieme ai medici, valuteremo se potrò restare in Indonesia ad allenarmi o se dovrò rientrare a casa.
Questo incidente cosa le ha insegnato? Impatterà sul suo futuro, la farà diventare più prudente, in uno sport comunque pericoloso e in cui i rischi sono parte integrante?
Esperienze come questa lasciano insegnamenti importanti. Sicuramente l’oceano va sempre rispettato e mai sottovalutato. Mentalmente l’incidente è già alle spalle, ma ora devo ascoltare il mio corpo e recuperare senza fretta. In base alle prossime sessioni di allenamento, insieme ai medici, decideremo come proseguire. Per il futuro, il mio obiettivo resta quello di continuare a surfare onde sempre più grandi. Il surf è il mio lavoro, ma soprattutto la mia passione e la mia ragione di vita. A volte, però, bisogna rallentare, fermarsi e rispettare il mare, che può regalare i momenti più belli della vita ma anche i più difficili. Ogni esperienza fa parte del percorso e gli insegnamenti dell’oceano valgono anche nella vita.
Da dove è nata la sua passione per il surf?
Nel rispondere a questa domanda, mi emoziono perché il surf per me è una ragione di vita. Mi ha dato disciplina e tanto altro. Forse il momento più bello è stato il giorno in cui ho iniziato. Questo sport mi ha dato una strada in cui mettere le mie energie. Sono grato a questo sport, al di là dei risultati che ho raggiunto. Ho iniziato a 16 anni, ma ho da sempre la passione per il mare e l’oceano. Da quando ho capito il beneficio che mi dava, soprattutto a livello mentale, è diventata la mia strada, in modo molto naturale.
Che rapporto ha con Varazze, la sua città natale da cui è partito, da cui è iniziato il suo percorso da surfer?
Per me Varazze è casa, per il surf, la famiglia e la mia crescita. È il luogo da cui è iniziato il percorso che mi ha portato ad affrontare le onde più grandi del mondo. Surfo per passione, per la mia anima e per la mia vita. Lo faccio prima di tutto per me, non per i risultati.
Come si sente a rappresentare l’Italia, a essere uno dei maggior interpreti nazionali del big wave surfing?
Il livello del surf italiano è alto. Io cerco sempre di dare il massimo per rappresentare me stesso, la mia famiglia e l’Italia. Sono orgoglioso del mio percorso e dei sacrifici fatti. Il surf italiano ha tanto da offrire e io continuerò a fare del mio meglio.
Alla luce del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale, come ha visto il mare cambiare nel corso degli anni?
Il surriscaldamento globale sta cambiando il mare, influenzando direzione e frequenza delle mareggiate. Anche se non è un fenomeno positivo, per noi big wave surfer potrebbe portare onde eccezionali e giornate storiche.
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