Alla vigilia del suo primo Mondiale con la Costa d'Avorio, l'attaccante del Lipsia Yan Diomande, 19 anni, ha affidato a The Players' Tribune una lettera aperta alla sorella Roxane, morta a 15 anni dopo essere stata avvelenata a una festa. Un racconto che intreccia l'infanzia a Abidjan, i provini falliti in Europa e il sogno di diventare un campione
Alla vigilia del suo primo Mondiale con la Costa d'Avorio, Yan Diomande ha scelto di raccontarsi nel modo più intimo possibile. In una lettera aperta pubblicata da The Players' Tribune, l'attaccante diciannovenne del RB Lipsia si rivolge alla sorella Roxane, morta a 15 anni, ripercorrendo l'infanzia condivisa, i fallimenti e la promessa di onorarne il ricordo: "Tutto quello che faccio in campo è per te". Il giovane, prossimo alla partenza per la rassegna iridata, firma un testo in cui il dolore privato si mescola al sogno sportivo.
Le parole della lettera
"Ti ricordi quando sognavamo di trasferirci in Francia? Eri tu a credere che potessi diventare il nuovo Cristiano, quando tutti gli altri ridevano", scrive Diomande rivolgendosi alla sorella. Il giocatore ripercorre l'infanzia ad Abidjan, i provini falliti in mezza Europa e l'arrivo, a sorpresa, della firma con il Leganés. Poi la frattura: "Quella era l'epoca in cui provavo ancora delle emozioni. Adesso non sento più niente. Da quando sei morta, sono solo vuoto". Spiega di aver scelto la forma della lettera perché non riesce a parlarne ad alta voce: "L'ho scritto perché voglio che tu sappia che farò in modo che tu continui a vivere. Farò conoscere il tuo nome al mondo intero". La chiusura è una promessa: "Dimostrerò che avevi ragione, o morirò provandoci".
"Non sapevamo di essere poveri, conoscevamo solo la felicità"
Diomande riavvolge il nastro fino agli anni di Abidjan, in una casa dove dormivano in venticinque e lui, da bambino, accendeva la tv di nascosto dopo mezzanotte per guardare il calcio al buio e sognare. Racconta il soprannome che gli affibbiarono gli adulti, "Roberto Carlos", per la potenza del suo tiro, mentre il suo vero idolo era Cristiano Ronaldo. A nove anni lasciò casa per andare a giocare lontano, vicino al confine con il Ghana, e con gli altri ragazzini rubava patate nel villaggio per la fame. La sorella, più piccola, era già la sua prima sostenitrice: a dieci anni rimproverava gli amici del quartiere che smettevano di allenarsi, "Yan non vi comprerà le macchine, dovete continuare a lavorare".
I provini falliti e la rinascita in Spagna
Il percorso verso il professionismo è stato tutt'altro che lineare. Diomande racconta di essere stato in prova al Bournemouth, al Chelsea, ai Rangers, all'Olympiacos e al Crystal Palace, e di essere stato rifiutato ovunque, persino dalle squadre B della MLS, senza che gli venisse mai spiegato il motivo. A 15 anni si era trasferito negli Stati Uniti per frequentare la high school, dove per mesi non capiva la lingua e veniva fatto sedere accanto a un ragazzo francese che gli traduceva le lezioni. Quando il visto scadde e venne rispedito in Africa, sembrava che il sogno fosse finito. Poche settimane dopo, però, arrivò la firma con il Leganés.
"Da quando sei morta, sono vuoto"
La svolta sportiva ha coinciso con la tragedia. Poche settimane dopo l'esordio con il Leganés contro il Real Madrid, a 18 anni, una telefonata dall'Africa gli ha comunicato la morte della sorella. Roxane, 15 anni, era stata avvelenata a una festa: qualcuno le aveva messo qualcosa nel bicchiere e non si era più risvegliata. Diomande scrive di non aver mai ottenuto risposte e di non sapere se voglia conoscerle, affidandosi al disegno di Dio e provando a trasformare il dolore in lavoro.
Il Mondiale come "palcoscenico"
L'ultima parte della lettera guarda avanti. Diomande ricorda di aver scambiato la maglia con Mbappé dopo l'esordio contro il Real e di vivere il calcio come l'unico luogo in cui si sente a casa. Al Lipsia i compagni lo hanno soprannominato "il tedesco" perché arriva sempre 90 minuti in anticipo a ogni appuntamento. Ora la partenza per il Mondiale: "Tuo fratello giocherà per la Costa d'Avorio, come Drogba, come Yaya, come Gervinho", scrive, definendo la rassegna iridata non una partita ma un "palcoscenico" per mostrare al mondo ciò che la sorella aveva visto in lui.
Chi è Yan Diomande, l'uomo da 100 milioni
Nato ad Abidjan il 14 novembre 2006, Diomande è un'ala d'attacco di 19 anni del RB Lipsia. Ha esordito tra i professionisti solo il 29 marzo 2025, nella sconfitta per 3-2 del Leganés contro il Real Madrid al Bernabéu, prima del trasferimento in Germania nell'estate successiva. Il Lipsia lo aveva pagato circa 20 milioni di euro; oggi la valutazione è cresciuta enormemente e il club è arrivato a chiederne fino a 100, con Liverpool e Paris Saint-Germain sulle sue tracce. In Bundesliga è stato premiato come miglior esordiente della stagione, chiusa con 12 gol e 8 assist. Con la nazionale ivoriana ha debuttato il 10 ottobre 2025, segnando nel 7-0 in trasferta contro le Seychelles. In patria lo accostano già alle leggende del calcio ivoriano, da Drogba a Gervinho a Yaya Touré.