Westworld 2, episodio 8: la recensione

Un vero e proprio tuffo nel passato, alla scoperta di un personaggio che, scopriamo, ha avuto un ruolo fondamentale, a dispetto di quanto ci saremmo potuti aspettare. Stiamo parlando di Akecheta, il primo host, dopo Dolores, a risvegliarsi e ad andare alla ricerca della libertà. Intanto, Maeve è nelle mani di Charlotte Hale e dei suoi, decisi a studiarla per capire come riesca a fare ciò che fa. L'Uomo in Nero è ancora vivo, e dopo essere caduto nelle mani della Nazione Fantasma cade nelle mani di sua figlia, intenzionata a fargliela pagare cara. Leggi la recensione di Kiksuya, l'ottavo episodio di Westworld 2 (NB, ovviamente ci sono SPOILER se non l'avete ancora visto!!)

Westworld 2, episodio 8: la trama

C'era una volta Akecheta, un uomo mite, un uomo buono. Un uomo che conduceva una vita semplice insieme all'adorata compagna Kohana e al resto della sua tribù, che era anche la sua famiglia. Un giorno, però, quell'uomo vide qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, e cominciò a pensare cose che non avrebbe dovuto pensare. Perse tutto, si ritrovò intrappolato in una nuova vita, ma alla fine riuscì a ritrovare sé stesso e la sua amata, che nel frattempo però si era dimenticata di lui. Riuscì a farla ricordare, provò a scappare insieme a lei, ma poi la perse nuovamente. Morì pur di ritrovarla, la ritrovò, ma lei non era più lei. Poi capì: il suo compito da quel momento sarebbe stato rendere liberi quelli come lui, aiutarli ad aprire gli occhi. Aiutarli a ricordare, anzitutto sé stessi. Con un unico obiettivo: attraversare la porta e lasciare quel mondo così sbagliato.

Riassunta al massimo è questa la storia di Akecheta, protagonista indiscusso di Kiksuya, ottavo (e splendido) capitolo della seconda stagione di Westworld. Un personaggio che abbiamo già visto nella seconda stagione, e di cui, finalmente, scopriamo qualcosa, molto, di più. Soprattutto, scopriamo che Akecheta ricopre un ruolo molto più importante di quanto visto finora. Ma andiamo con ordine.

L'episodio si apre con l'Uomo in Nero, ancora vivo, ma messo male. A trovarlo è proprio Akecheta, che lo porta al campo base del suo gruppo, la Ghost Nation, la Nazione Fantasma. Non ha però intenzione di ucciderlo: dovrà vivere, perché dovrà pagare per il male che ha fatto, per la sua malattia, per l'oscurità che ha dentro di sé. Old William dunque respira ancora, e dopo essere stato trovato da Akecheta viene trovato anche da sua figlia, che lo "prende in consegna" con la promessa di fargliela pagare. E gliela farà pagare cara. 

Sempre al campo della Nazione Fantasma troviamo un altro personaggio: la figlia di Maeve. Quando Akecheta la vede, le si avvicina. Le dice di non avere paura di lui, poi si siede al suo fianco e inizia a raccontarle la sua storia direttamente in lingua lakota.

Scopriamo dunque che Akecheta fa parte della prima generazione di robot creati da Arnold e Robert, e che, fino al massacro di Escalante, vive una vita tranquilla col suo grande amore, la bellissima Kohana, e con il resto della sua tribù. Costruito per essere curioso - come gli dirà lo stesso Ford più avanti - Akecheta un giorno si allontana e giunge, per l'appunto, sul luogo della strage.

Per la via principale del villagio ci sono solo cadaveri. In fondo, davanti al saloon, ci sono quelli di Arnold e di Dolores, ancora con in mano la pistola. Akecheta, spinto dalla curiosità o, chi lo sa, da un richiamo irresistibile, entra nell'edificio, e sul bancone, accanto a una bottiglia di whisky e a un bicchierino ancora pieno, trova il gioco del labirinto che Arnold regalò a Dolores. Da quel momento la sua vita cambia: ossessionato dal simobolo, dal labirinto, Akecheta lo replica ovunque, e la sua tribù comincia a reputarlo pazzo.

All'improvviso, però, la sua vita cambia radicalmente. In vista dell'apertura del parco, Akecheta viene modificato - ma non resettato e riprogrammato - insieme ad altri per andare a creare la Nazione Fantasma, quel tocco di ferocia in più che sicuramente piacerà agli ospiti. L'uomo che era muore, ma ne nasce un altro che respira fuoco. Per anni la Ghost Nation fa quello che deve fare, cioè attacca e uccide brutalmente altri host per rendere più effervescenti le storie di Westworld, ma poi, un giorno, durante uno scambio di cibo con la sua vecchia tribù, Akecheta rivede Kohana. E inizia a ricordare.

I suoi dubbi, però, iniziano prima. Un giorno, in giro per il mondo, attratto dall'orizzonte, Akecheta si spinge lontano, molto lontano, e in una zona desertica incontra Logan, bruciato dal sole e disidratato. Logan farnetica, ma quando vede quelle presenza, quel fantasma, gli dice che "questo è il mondo sbagliato", e chiede "dov'è la porta?". Akecheta lo copre con una coperta, sicuro che la sua gente - coloro le cui vite lui non può prendere - verrà a salvarlo. Ossessionato dal trovare questa porta, Akecheta vaga, e alla fine la trova: nel parco si sta costruendo qualcosa di grande, qualcosa di sotterraneo. Qualcosa che mette in comunicazione due mondi.

E torniamo a Kohana. Quando Akecheta la vede, comincia a ricordare. Così, una notte la raggiunge nella sua tenda e la porta via. Si toglie la maschera da guerriero, e finalmente anche Kohana ricorda: "Prendi il mio cuore quando vai via.", dice lui, e lei risponde "E tu prendi il mio al suo posto." Insieme, i due vanno alla ricerca della porta, ma non la trovano più. Si spingono lontano, e un giorno, tornando dalla caccia, Akecheta vede due uomini vestiti in modo strano portare via la sua amata.

Torna dunque all'accampamento della sua tribù, e lì scopre che la sua Kohana è stata sostiuita con un'altra. Cerca la sua amata ovunque, rischiando anche la vita. Ad aiutarlo, scopriamo, è proprio la figlia di Maeve, che gli offre dell'acqua. Ecco come si sono conosciuti. Ad ogni modo, Akecheta fa di tutto per non morire, perché se morirà perderà ogni ricordo, così teme. Tornato al villaggio, scopre che un altro membro della tribù è diventato un fantasma, e parlando con la madre di Kohana - anche lei cosciente del fatto che la figlia e il figlio sono cambiati - capisce che deve morire, deve scendere nel mondo di sotto per ritrovare il suo amore perduto.

Si fa così uccidere da dei residenti, e, una volta in laboratorio, scopriamo che è da quasi 10 anni che è in giro per il parco. Akecheta appartiene alla generazione Alpha 2, e che non è mai morto. Fino a ora. Lasciato da solo da due tecnici incaricati di "aggiornarlo", Akecheta si alza dalla sedia, e senza farsi vedere raggiunge i piani più bassi del MESA, dove c'è il magazzino con i corpi dei residenti dismessi. Lì finalmente trova Kohana, cerca di farla reagire, ma lei, che ormai è solo un guscio vuoto, non risponde. Quando vede anche il fratello di Kohana, Akecheta capisce: il suo dolore non appartiene solo a lui, ma a tutti quelli che hanno perso qualcuno e che ora si ritrovano con un fantasma al fianco.

Tornato nel suo mondo, il mondo sbagliato, per prima cosa avvisa la madre di Kohana. Le dice che non potrà riavere indietro i figli, ma che c'è un modo per chiudere per sempre quella porta che conduce nel mondo di sotto e per aprirne un'altra, che porta nel mondo giusto, lontano dai demoni e dai fantasmi. Da quel momento Akecheta condivide il simbolo del labirinto dapprima con i suoi uomini, poi anche con Maeve e sua figlia. Maeve, però, fraintende i suoi intenti, e non fa in tempo a svegliarsi prima dell'arrivo dell'Uomo in Nero. Per nascondere il simbolo da occhi indiscreti, Akecheta lo intaglia direttamente sotto lo scalpo dei suoi guerrieri.

Ford, però, si è accorto che sta accadendo qualcosa, e una notte Robert e Akecheta si incontrano. Il primo è intento a scuoiare il cranio degli uomini della Nazione Fantasma per vedere se portano il simbolo. Quando il secondo gli si avvicina, Ford lo fa entrare in modalità analisi e gli chiede quando ha visto per la prima volta quel simbolo. "Quando la Portatrice di Morte ha ucciso il Creatore." Scopriamo che inizialmente lo scopo primario di Akecheta era difendere l'onore della propria tribù, ma che poi, dopo le sue peripezie, si è dato da solo un nuovo scopo: diffondere la verità, che non c'è un solo mondo, bensì molti, e che quello è quello sbagliato. Con queste informazioni, loro, gli host al suo seguito, potranno trovare la porta nascosta che porta al mondo dove si trova ciò che hanno perduto. Inclusa lei. Kohana. 

Ford è ovviamente molto colpito da questo "fiore che è cresciuto nell'oscurità", così, per rispetto, decide di "offrirgli un po' di luce": "Quando la Portatrice di Morte tornerà per me, tu lo saprai, raccoglierai la tua gente e li condurrai nel nuovo mondo." Rivediamo Akecheta di nuovo a Escalante, dopo la seconda strage, proprio come aveva previsto Robert: bisogna trovare la porta prima che la Portatrice di Morte uccida tutti loro...

E Maeve? Maeve è ancora viva. Viene recuperata da Lee - che si sente in colpa per quanto successo e che, finalmente, appende per qualche secondo al muro la sua maschera di cinismo - e portata in laboratorio. Lì viene affidata al tecnico a cui Charlotte aveva affidato l'incarico di estrarre i dati dal cranio di Peter Abernathy. Inizialmente l'uomo fa resistenza, ha già un sacco di lavoro da fare, ma quando capisce quanto è speciale l'essere di fronte a lui cambia idea. Peccato che, lo scopriamo dopo, il suo obiettivo non sia riparare Maeve, ma studiare il suo codice. 

In chiusura, in una scena in cui c'è anche Charlotte Hale (villain "classico" della stagione) scopriamo che non solo Maeve sta riscrivendo il suo stesso codice, ma che è anche in comunicazione con altri host tramite il mesh network, la rete a maglia che collega tutti i robot. Nello specifico è in comunicazione proprio con Akecheta, per questo lui parla alla bambina usando non l'inglese ma la sua lingua: perché in realtà sta parlando a Maeve. E' infatti a lei che dice che loro, la Nazione Fantasma, si prenderanno cura di sua figlia, e se sopravvivrà saprà dove trovarla. Maeve lo ringrazia usando delle parole per lui speciali, e dice in lingua lakota: "Prendi il mio cuore quando te ne vai."

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Westworld 2, episodio 8: la recensione

Che dire dunque di questo ottavo episodio? Che è semplicemente bellissimo. Che è così che si scrive, e che è così che si recita. Kiksuya non porta molto avanti la storyline principale - quella che da una parte ci porta all'attuazione del grande piano di Dolores e che dall'altra è invece ambientata nel presente, dopo l'arrivo di Strand - ma, in compenso, ci porta indietro nel tempo e ci fa vedere le cose da un'altra prospettiva assai illuminante.

Scopriamo infatti che, dopo Dolores, Akecheta - interpretato da uno Zahn McClarnon che è riuscito a superare sé stesso - è il primo host a svegliarsi. E per un motivo molto semplice: al momento del suo "cambio di mansione" non viene cancellata dalla sua mente la sua vita precedente, che rimane sotto la superficie della sua coscienza artificiale.

I ricordi, però, ci mettono poco a riaffiorare, e quando Akecheta rivede Kohana, capisce. Ricorda e capisce. E' la memoria che fa di te la persona che sei, tu sei i tuoi ricordi, ecco perché gli host cominciano a "svegliarsi" quando ricordano. 

Decisamente azzeccata l'idea di riportare in scena Logan: sapevamo già che era sopravvissuto alla sua visita al parco insieme a William (episodio 2), e sapevamo che è morto per overdose (episodio 4). Avevamo però bisogno di sapere dove era arrivato, nudo e solo, e ora lo sappiamo. Nel suo delirio da colpo di sole e disidratazione, è proprio lui a mettere la pulce nell'orecchio ad Akecheta: quel mondo è sbagliato. E da qualche porta dev'esserci una porta per uscire e entrare nel mondo giusto.

La porta, quella cosa che divide ma che unisce, è nominata tantissime volte nel corso dell'episodio, ed è chiaro che non si tratta solo di una porta fisica, ma anche, soprattutto, metaforica.

Illuminante la sequenza con Ford, vero e proprio demiurgo di quel mondo artificiale: la decisione di "illuminare" Akecheta ci rivela che, a dispetto di quanto si sarebbe potuto pensare finora, Robert rispetta profondamente le sue creature, quantomeno quelle originarie, che hanno quel quid in più.

Presente per poche scene l'Uomo in Nero, che, però, avrà un ruolo importante nel nono episodio, a giudicare dal promo.

Prosegue l'opera di recupero del personaggio di Lee, siceramente pentito e commosso, mentre complimenti a Thandie Newton, che senza pronunciare una parola ci fa capire benissimo quello che sta provando il suo personaggio e, soprattutto, cosa sta facendo.

Dopo un settimo episodio tutto azione ci voleva un momento di pausa prima di avviarsi verso il gran finale, e Kiksuya, facendo leva sugli aspetti più emotivi della serie - i personaggi di Akecheta e di Maeve fanno lo stesso viaggio, ricordano guidati dall'amore e si risvegliano per amore - ci riesce alla perfezione.

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