Il Miracolo: una lacrima di sangue tra serie tv e cinema

"Una lacrima ha radici più profonde di un sorriso", scriveva il filosofo Emil Cioran. Così in attesa della partenza di Il Miracolo (la serie tv evento firmata Niccolò Ammaniti, in onda ogni martedì sera alle 21.15 su Sky Atlantic a partire dall’8 maggio) scopriamo alcune delle lacrime più bizzare ed emozionanti che hanno rigato il grande e piccolo schermo.

L’ultimo, in ordine cronologico è stato Thanos, il titano crudele che, nel film campione di incassi Avengers:Infinity War, vorrebbe smezzare l’universo. In una delle scene più toccanti della pellicola sulla ruvida e assai volitiva mascella del gigante scorre una lacrima furtiva, Anche i mostri piangono. Come gli Dei. Come le statue della madonna- E nello specifico nella serie evento , Il Miracolo, firmata da Niccolò Ammanniti è proprio il sangue copioso che scorre dagli occhi di un piccolo simulacro della Santa Vergine a generare una storia, un mistero che ci terrà incollati alla tv (a partire dall’8 maggio) attraverso 8, straordinari episodi in onda su Sky Atlantic.

Ma le lacrime da sempre rigano gli schermi grandi e piccoli; lucciconi sospesi tra gioia e dolore in un’epifania del pianto più o meno liberatorio, perché, Majakovskij insegna: “per l’allegria il pianeta nostro è poco attrezzato”.
Una goccia salata che fa traboccare il vaso delle emozioni e non si tratta dei famigerati e italici Lacrima movie, che negli anni settanta, tra Incompreso e L‘ultima neve di primavera, aumentarono in maniera esponenziale il consumo di fazzoletti.
Basti pensare alla scena del finale di Blade Runner, a quelle lacrime nella pioggia trasfigurate in una delle battute più famose della storia del cinema.I replicanti oltre a sognare pecore elettriche possono piangere per ciò che andrà perduto per sempre, fra le navi in fiamme al largo dei bastioni di Orione e i raggi B alle porte di Tannhäuser.
E al netto del sale, le lacrime possono essere amare, parimenti a quelle di Petra Von Kant nel capolovoro di Rainer W. Fassbinder.
Il fluido lacrimale ha bagnato pure le guance incavate di Dracula, a dimostrazione che aveva ragione Loredana Berté quando cantava che “i cattivi poi così cattivi non sono mai. “Nella romanticissima versione di Francis Ford Coppola, lo zannuto conte trasforma in diamanti i dolori dell’amata Mina Harker, in un delirio di assenzio e malinconia, D’altronde in una passione infelice "C'è sempre una principessa. Con fluenti vesti bianche e quel volto...oddio. Il suo viso è un fiume, la principessa è un fiume pieno di lacrime e di tristezza e di cuore infranto! “
Non a caso la parola diamante deriva dal greco adamos che significa inconquistabile, come l’amore impossibile di un vampiro per una creatura umana.

Certo, c’è chi pure chi fa un uso politicamente scorretto del fluido lacrimale, Per esempio. Mason Werger della serie tv Hannibal. Il depravato rampollo di Baltimora, invece dell’oliva o del twist di limone preferisce aromatizzare i suoi martini cocktail con le lacrime dei bambini che ha tormentato spesso e volentieri dopo un'asfissia erotica.  Un altro celebre Villain, ovvero Le Chiffre di Casino Royale, a causa di un malfunzionamento dei dotti lacrimali piange sangue quando bluffa a poker al tavolo con James Bond, Visto il soggetto trattasti con ogni probabilità di lacrime di coccodrillo,
Di tutt’altro genere la commozione del dottor Frank-N-Furter, il  seducente travestito di Rocky Horror Picture show. Lacrime di rimmel segnano il viso dell’alieno in calze a rete e tacchi a spillo quando gli si prospetta di fare ritorno al pianeta natio.

E non importa se la mitica Sue Sylvester della serie tv Glee, durante un piccolo lifting agli occhi, chiede di farsi togliere i condotti lacrimali perché tanto non li usa.
Dal finale di Elephant Man a Bruno di Ladri di biciclette, da Flora piangente in Lezioni di piano al dolore del Grande Capo in Qualcuno volo sul nido del cuculo, sino alla Rossella di Via col vento, straziata dal "francamente me ne infischio" pronunciato da Rhett Butler, “le lacrime sono il sangue dell’anima”, come diceva Sant’Agostino. E forse il miracolo è proprio questo.