Gomorra 3, trama e recensione dell’episodio 12

Valerio e Enzo parlano con Ciro - Foto di Gianni Fiorito

E anche la terza stagione di Gomorra è giunta alla fine. In una serie in cui non c’è giustizia, né poetica né divina, la morte di Scianel per mano di Patrizia  è in realtà un passaggio di consegne, e serve a decretare la nascita della nuova “iena” della serie, mentre quella di Ciro , che si sacrifica al posto di Genny , nella speranza che finalmente questi capisca che gli affetti sono veramente l'unica cosa che conta, è la degna conclusione del suo percorso di “redenzione” . Sangue Blu, intanto, ha deciso: vuole essere il re, e vuole esserlo a ogni costo: leggi la recensione del dodicesimo e ultimo episodio di Gomorra 3

 

Gomorra 3, episodio 12: la trama

 

Il dodicesimo episodio della terza stagione di Gomorra – La serie si apre con Scianel a colloquio con O’Stregone, O’Crezi e O’Diplomato. Donna Annalisa è delusa, molto delusa, dal tradimento di Patrizia, e si scusa con Don Ruggero, promettendo di sistemare la questione per poi poter guardare avanti. D’altronde lei è forte, ha un esercito di soldati pronti a scatenare l’inferno al suo volere. O’Stregone, però, non vuole sottovalutare un’altra volta Gennaro Savastano, dunque niente più guerra. Ed ecco entrare in scena proprio lei, la traditrice. Che adesso, a quanto pare, è con i Confederati. Patrizia, in look total black, si avvicina a testa alta. Parte uno sparo: un uomo dei Confederati uccide la guardia di Scianel, e lei capisce tutto. Capisce che è arrivata la sua fine. “Questo è il messaggio di pace che mandiamo a Gennaro Savastano”, le dice Don Ruggero, ma lei lo avvisa: non ha idea di quanto potrebbe costargli questa pace. O’Diplomato dà la sua pistola a Patrizia, poi i boss di Napoli centro se ne vanno, e le due donne rimangono sole.

 

“Ora dovrei avere paura di te, piccirì? Resterai sempre una povera orfanella, bisognosa di qualcuno che comanda. Prima Don Pietro, poi Scianel, e ora Gennarino Savastano. Ma ricordati queste parole: per me sei stata più di una sorella, mentre per un uomo sarai sempre e solamente una povera femmina, buona per farsi una chia***a, e basta. Non lo dimenticare”, sono le ultime parole della iena di Secondigliano. “Il vostro Lelluccio era solo uno scemo. E Marinella era ancora più scema di lui, non aveva neanche pensato di fregarlo. Lo sapete chi ha messo in testa a Don Pietro di ucciderlo? Chi ha convinto quella povera disgraziata di Marinella? Io”, confessa Patrizia. Per Donna Annalisa è una pugnalata, parte uno schiaffo, la iena non riesce a crederci, ma il personaggio di Cristiana Dell’Anna ripete che è stata lei, poi le spara, e le sputa addosso che già dai tempi in cui le sistemava i vestiti alla boutique in realtà voleva “mangiarle la faccia”. “Me l’avete insegnato voi. Le iene. Ricordate?”, ringhia Patrizia prima di darle il colpo di grazia.

 

Genny raggiunge Ciro nella sua stanza d’albergo. Il giovane boss non è contento del fatto che O’Stregone voglia fare pace: lui Don Ruggero e i fratelli Capaccio li vuole morti, e subito! L’Immortale è stupito, era convinto di aver ucciso Pietro Savastano, e invece gli sembra di averlo di nuovo di fronte. “Non hai fatto tutto questo per riprenderti la tua famiglia. L’hai fatto perché vuoi diventare più grande di tuo padre, e se vinci questa guerra sarà così. Nessuno di Secondigliano si è mai preso il centro di Napoli”, dice sconsolato Ciro. Nessuno prima di loro, che sono a tanto così dall’avercela fatta, gli risponde Gennaro, rimarcando il fatto che però lui continua a parlare al singolare. Di Marzio gli risponde secco che non è a lui, a loro, che deve pensare, ma alla sua famiglia, ad Azzurra e Pietro. Per questo motivo deve trattare con i Confederati, che in realtà ormai sono in ginocchio, e fare pace. Vincerà ugualmente, ma senza spargimento di sangue.

 

Dal balcone dell’appartamento di Secondigliano, Azzurra osserva Gennaro mentre rientra a casa. Ma osserva anche altro: il degrado della zona, ammassi di mobili e oggetti vicino alle cancellate. Tutte cose che nella sua vita romana non sono mai esistite. Come Ciro, anche Azzurra è preoccupata per le mire espansionistiche di Gennaro. “Lo sai cosa pensavo mentre gli uomini di mio padre ci portavano al luogo dello scambio? Che se ce le facciamo, se restiamo vivi, ce ne dobbiamo andare. Ti devi fermare. Hai capito Gennà? Ti devi fermare. Perché se non lo fai adesso, ti lascio solo”, dice il personaggio di Ivana Lotito prima di abbandonare la stanza.

 

Il giorno dopo è tempo di trattare la pace. Ciro si reca dunque da O’Stregone per trattare, poi raggiunge Enzo e gli altri al solito covo. Annuncia che Forcella torna a essere completamente loro. Sangue Blu, però, non è contento del fatto che l’Immortale sia andato a trattare la pace anche per lui senza dirgli niente. Il personaggio di Marco D’Amore ribatte che l’accordo è sempre stato Forcella e nient’altro, e a quel punto Valerio si intromette. Vuole sapere cos’ha avuto Gennaro, cosa ci ha guadagnato. Anche Enzo vuole saperlo. E vuole anche che sia chiara una cosa: Forcella non gli basta più. E, soprattutto, Carmela deve essere vendicata come si deve, la morte di O’Sciarmante non è abbastanza. Sangue Blu dice di volere ciò che è giusto. Ma cosa è giusto? Tutto quello che apparteneva a Don Eduardo. Ciro accarezza l’idea, in fondo potrebbero dividersi la zona tra di loro, una parte ai guaglioni, un’altra a Gennaro. Di Marzio si offre di parlare a Genny e a O’Stregone, ma il personaggio di Arturo Muselli non ci sta: vuole essere presente anche lui. L’Immortale è d’accordo. Quando fa per allontanarsi, Enzo però lo ferma e gli chiede: “Cirù, io e te siamo sempre fratelli?” Cirù non risponde. Annuisce leggermente, ma non risponde.

 

Valerio ha fiutato che qualcosa non torna, e mette in guardia Enzo. “Ciro ha detto ‘noi’ e ‘voi’, ha detto chiaramente che sta con Gennaro prima che con noi”, gli dice O’Vocabulà, ma Sangue Blu dice di non essere geloso, e che sa benissimo che Ciro e Gennaro sono legati da qualcosa di molto forte. L’alleato di un fratello è un alleato nostro, ribadisce Enzo, ma Valerio incalza: cosa sarebbe successo se non avessero chiesto la loro parte? Sicuramente Savastano si sarebbe tenuto tutto, e cosa gli impedirà un domani di prendersi anche il resto? “Oggi siamo alleati, e questa alleanza ci rafforza. Ma se domani succede qualcosa, io Gennaro lo faccio a pezzi”, chiarisce Enzo. Per Valerio, però, quel domani è già arrivato.

 

La mattina successiva, Ciro va a trovare Genny, che è in cortile con in braccio Pietro. Dei bambini giocano, fanno rumore. La violenza dell’episodio precedente sembra così lontana. Di Marzio, però, non è lì soltanto in visita. È lì per avvisare l’amico che oggi è il giorno dell’incontro. Enzo si sta preparando. Con lui c’è Maria. E’ preoccupata, perché tocca a lei fare “da garanzia”, pratica comune quando ci sono in ballo questioni così delicate. Sangue Blu la rassicura, ma lei non ha paura della morte: ha paura che d’ora in avanti non saranno più quelli di prima. “E infatti è così, non saremo più quelli di prima. Saremo molto meglio”, le dice lui. O’Diplomato è la “garanzia” dei Capaccio, e viene preso in carico da Ronni e dagli altri guaglioni. Per Elia è come guardare un fantasma. Mentre Maria sale in macchina con gli uomini dei fratelli Confederati, Valerio è con O’Crezi. Vuole sapere cosa succederà. O’Crezi non è contento di doversi mettere in affari con tutte quelle scimmiette, come li chiama lui, ma l’idea che Gennaro Savastano prenda possesso di parte della zona appartenuta a O’Sciarmante gli piace ancora meno. Ferdinando, però, ha in mente qualcosa che potrebbe cambiare le carte in tavola, ed è pronto a condividere le sue idee con O’Vocabulà, avverso a Gennaro tanto quanto lui.

 

Valerio riferisce tutto a Enzo prima di raggiungere la casa di Don Ruggero, dove si terrà l’incontro. Quando arrivano i due ragazzi, il tavolo è completo. O’Stregone vuole stringere la mano a tutti e dichiarare la pace, ma prima vuole dire una cosa a Enzo e Valerio. Vuole dire loro che hanno fatto un gran casino, e che se andranno avanti ad agire così in questo particolare “settore”, non arriveranno a settembre. Ad ogni modo, continua l’anziano boss, Forcella sarà solo e soltanto dei Villa, mentre la restante zona di O’Sciarmante verrà spartita in parti uguali tra Gennaro e Enzo. In cambio, Gennaro venderà a tutti loro la roba a prezzo bloccato e uguale per tutti, e ognuno di loro si impegnerà a vendere a prezzi concordati onde evitare di farsi concorrenza. E onde evitare altri spargimenti di sangue. “Il rispetto che ognuno di noi esige e merita lo deve a ognuno di quelli che sono qui oggi. Noi non siamo alleati, questo no. Ma apparteniamo tutti allo stesso Sistema, ed è in nome di questo sistema che dobbiamo rispettarci, sopra qualsiasi cosa”, mette in chiaro O’Stregone, e nessuno ribatte.

 

Finito l’incontro, Enzo, Valerio, Ciro e Genny lasciano la casa di Don Ruggero. Sangue Blu è euforico: li hanno asfaltati, e ora c’è bisogno di festeggiare alla grande. Ciro e Gennaro accettano. O’Diplomato viene riconsegnato al fratello. Vuole sapere com’è andata. “Ora siamo nelle mani del signorino Valerio” è la risposta di O’Crezi. Anche Maria viene riconsegnata a Enzo. I due si abbracciano, ma lo sguardo di lui non lascia presagire nulla di buono.

 

La sera, Ciro si sta preparando per la festa organizzata da Sangue Blu. E’ vestito come il Ciro di una volta, camicia bianca e giacca di pelle alla moda color cammello. Si guarda allo specchio, e il suo sguardo cade sulla foto che ritrae Deborah e Mariarita. Prende la collanina della sua bambina, la mette nella tasca della giacca, ed esce dalla stanza. Anche Gennaro si sta preparando. Con lui c’è Azzurra. Non vuole che lui vada, ma lui le risponde che non può mancare, altrimenti “si offenderebbero. Loro questa pace non la volevano.” Questa pace è delicata e preziosa, ribadisce. “Allora non fare tardi”, gli risponde lei. I due si abbracciano e si scambiano un bacio. Chi invece non ha più nessuno da abbracciare è l’Immortale, che finalmente è pronto per andare a salutare la sua famiglia, al cimitero. Ciro si inginocchia, piange, accarezza le due tombe e guarda le due croci, quasi implorando perdono.

 

Don Ruggero, già a letto, riceve la visita dei fratelli Capaccio. “Ci dispiace di avervi disturbato a quest’ora, ma vi dobbiamo riferire una cosa importante”, gli dice O’Diplomato. O’Stregone vuole sapere di cosa di tratta, e a rispondere alla sua domanda è O’Crezi, che nel frattempo gli si avvicina. “E’ successa una cosa molto grave”, continua Elia, per poi passare la palla al fratello, che sussurra all’orecchio di Don Ruggero: “Hanno ucciso O’Stregone a casa sua.” Il vecchio boss muore per mano dei Capaccio, chiaramente d’accordo con Enzo e Valerio. Ciò significa che Gennaro e Ciro stanno per entrare dentro una potenziale trappola.

 

I due si incontrano al molo, e salgono su un gommone che li porta verso uno yacht, poco al largo dalla costa. E’ lì la festa in grande stile organizzata da Enzo e compagni. Ciro e Genny si sentono un po’ dei pesci fuor d’acqua in mezzo a tanta euforia, ma raggiungono la prua, che è dove si trova Sangue Blu. Il ragazzo mostra loro il simbolo della fratellanza, il simbolo della loro unione: sono tutti fratelli, e non dovranno mai tradirsi. L’Immortale abbraccia il suo allievo. Valerio, in compenso, non li ha degnati nemmeno di uno sguardo. “Dovete scusarlo. Il fatto che mi sia seduto insieme a quelli che hanno ucciso mia sorella l’ha mandato fuori di testa. Non gli è proprio piaciuto. Lui quelli che fanno i furbi li schifa. E crede che con questa storia della pace in realtà ci vogliate fo**ere”, spiega Enzo, freddo come il ghiaccio.

 

Ciro capisce che c’è qualcosa che non va, e gli chiede cosa diavolo stia dicendo. In tutta risposta, non appena prova a muoversi O’Belle’Bbuono lo perquisisce. Interviene Genny, ma Sangue Blu lo frena subito: ha scelto l’alleato sbagliato, ha scelto O’Stregone. Peccato che il vecchio boss sia appena morto per mano dei Capaccio. Sono dunque stati loro a mettergli certi pensieri in testa? No, risponde Valerio. “Sei tu che sei stato troppo avido. Ma che pensavi Gennà? Fatti fuori noi e i Capaccio, lo Stregone te lo mangiavi senza problemi, e così tutta Napoli era tua, vero?”, continua O’Vocabulà. Gennaro ovviamente non la prende bene, afferra Enzo in faccia con una mano e abbaia: “Se ti volevo fo**ere ti avevo già fo**uto, str***o!!”

 

Enzo, in tutta risposta, afferra la pistola, e carica il colpo. “Mi hai sempre fatto schifo. Ti ho sopportato solo per lui”, dice Sangue Blu a Genny, puntandogli contro l’arma. Sangue Blu chiede all’Immortale se loro sono fratelli, ha bisogno della conferma definitiva, ma la conferma non arriva. “Io e te non siamo fratelli, Enzù. Noi siamo due razze diverse. Io non ho mai tenuto a nessuno in vita mia, ma voi siete un’altra cosa. Siete figli di re, per questo dovete stare insieme”, gli spiega Ciro. Gennaro gli dice di smetterla, di tacere, ma lui continua: “Non hai capito proprio un ca**o. Sono stato io.” Sangue Blu non gli crede, è convinto che stia dicendo quelle cose solo per proteggere l’amico, ma Di Marzio incalza: “Siete tali e quali, pensate che i sentimenti siano più importanti dell’interesse. Ma chi è cresciuto solo come me lo sa bene: davanti agli interessi, i sentimenti non contano proprio un ca**o. Com’è bella Napoli vista da qua, non è vero? L’ho sempre sognata, tutta per me. Solo io me la meritavo, per tutto quello che ho perso. E avrei fatto qualsiasi cosa per prendermela.” Poi, la stoccata finale: “Carmela l’ho uccisa io. Tu volevi fermarti, ma io avevo bisogno che tu continuassi a correre.”

 

Enzo non riesce a credere alle parole di Ciro. Il tradimento fa troppo male. L’Immortale gli dice di sparargli, ma lui, che ha avuto il migliore dei maestri, ha un’idea migliore, e passa la pistola a Genny. Sarà lui a uccidere Ciro Di Marzio. Sarà l’amico fraterno a mettere fine alla sua esistenza. Gennaro è sotto tiro, ma inizialmente rifiuta: non può fare una cosa del genere. Purtroppo per lui, però, non ha altra scelta. Ciro lo guarda con affetto. E’ come se gli stesse dicendo: fai ciò che devi fare, e ricordati cosa ti ho detto, ricordati cosa conta veramente nella vita. D’altronde, questi due non hanno mai avuto bisogno di parole per capirsi. Gennaro, gli occhi gonfi di lacrime, si rende conto che non c’è via d’uscita. Si avvicina all’amico, lo abbraccia. E poi spara. Un colpo al cuore, e l’Immortale è solo leggenda.

 

L’ultimo episodio di Gomorra 3 si chiude col cadavere di Ciro che affonda nelle acque del Golfo di Napoli.

 

 

Gomorra 3, episodio 12: la recensione

 

Ed eccoci dunque alla seconda parte del finale di stagione di Gomorra 3. In una serie in cui non c’è giustizia, né poetica né divina, la morte di Scianel per mano di Patrizia serve a decretare la nascita della nuova “iena” della serie, mentre quella di Ciro, che si sacrifica al posto di Genny, è la degna conclusione del suo percorso di “redenzione”. Ma andiamo con ordine.

 

Tradita dai Confederati, tradita da Patrizia, Donna Annalisa non può fare altro che uscire di scena. Ironia della sorte, a darle il colpo di grazia non è un uomo, categoria decisamente disprezzata da lei, ma una donna, addirittura una donna che per lei era come una sorella. La metamorfosi di Patrizia si è compiuta nell’episodio 11 con l’omicidio di Tommaso Natale, e dal momento che non ci possono essere due regine nello stesso momento nello stesso regno, una deve per forza morire. La iena è morta, viva la iena. Il passaggio di consegne è evidente. Molto belli i rimandi al passato, a quella che, a tutti gli effetti, è la vita precedente di Patrizia. Una vita che sembra appartenere a qualcun altro.

 

Anche Enzo è cambiato, in lui ormai quasi non c’è più traccia del ragazzo che abbiamo conosciuto nel terzo episodio. Sangue Blu ha studiato col migliore dei maestri, e ora è pronto a mettere in atto tutto quello che ha imparato.

 

Ciro lo dice per bacchettarlo, ma Gennaro effettivamente è proprio figlio di suo padre. I problemi non risolti con la figura paterna del personaggio di Salvatore Esposito sono evidenti: il suo unico obiettivo è dimostrare di essere più furbo, più spietato, più grandioso del padre, quest’ombra ingombrante che continua a essere presente nella sua vita nonostante Don Pietro sia ormai morto da più di un anno.

 

Il cammino di redenzione dell’Immortale giunge a conclusione in questo episodio: Ciro ha imparato la lezione a sue spese, e ha cercato fino all’ultimo di insegnarla a Genny. Chissà se Genny l’ha capito.

 

Gomorra 3, episodio 12: Genny e Azzura parlano del futuro
Gomorra 3, episodio 12: Ciro e i progetti di Genny