Gomorra 3, episodio 5: Enzo va alla guerra

Enzo, il personaggio di Arturo Muselli - foto Gianni Fiorito

Sangue Blu, il personaggio di Arturo Muselli , nipote del Santo, uno dei boss storici fondatori del Sistema, è il protagonista della quinta puntata di “Gomorra – La serie” (in onda tutti i venerdì alle 21.15 su Sky Atlantic) . Dopo la morte del nonno, la sua famiglia cade in disgrazia e si ritrova esclusa dal potere, ma il giovane Enzo ha tutta l’intenzione di riprendersi ciò che gli è stato rubato e che gli “spetta di diritto”, a parer suo. Sangue Blu rappresenta il nuovo che avanza, mira al controllo territoriale del suo quartiere, il rione Forcella, ed è pronto a lottare senza paura, secondo nuove regole e nuove alleanze: continua a leggere e scopri di più

Gomorra - La serie, scopri lo speciale

La quinta puntata di Gomorra 3 si apre sulle note di Ti guardo da lontano di Tony Colombo: “Sudo le mani e tremo, vorrei tenerti qui per cancellare tutto il tuo brutto passato”, intona il cantante neomelodico napoletano di origini palermitane, ma il passato, come è noto, non si cancella, né si cambia. L’unica certezza sta nel qui e ora, e lo sa bene Enzo, determinato a riscrivere il suo presente, quello della sua famiglia e dei suoi fratelli di strada. Rivivere i fasti di un tempo, questo l’obiettivo: “Ci riprendiamo tutto quello che è nostro”.

E mentre la musica va, le prime immagini seguono il percorso di un camion, la camera inquadra una donna in mezzo alla strada, cerca aiuto e si sbraccia affinché l’autista si fermi. E’ Maria, la ragazza di Enzo, sa recitare bene la parte, la sua è una messa in scena per trarre in inganno il camionista che, ignaro, scende a prestarle soccorso per ritrovarsi una pistola puntata sulle tempie. Maria lo consegna nelle mani del suo uomo e si congeda. Sangue Blu mette al sicuro il bottino e lascia ai suoi il compito di contraffare gli avvitatori a batteria rubati, è un gioco da ragazzi così come rivenderli in nero. Enzo risparmia l’autista del mezzo, gli intima di dimenticare il suo volto e prima di lasciarlo andare gli mette in tasca dei soldi “con questi compra un vestito a tua moglie”.

 

La macchina da presa ci porta nel rifugio di Ciro di Marzio mentre riceve Genny, reduce dal feroce pestaggio a opera del suocero, uno dei personaggi più spietati della terza stagione. Avitabile non lo ha ucciso perché marito di sua figlia Azzurra e padre di suo nipote. Il figlio dell’indimenticato Don Pietro Savastano, colui che avrebbe dovuto prendere il suo posto e diventare il re di Secondigliano è un animale ferito, devastato nel corpo e nell’anima. “Ti hanno conciato malamente”: è con queste parole che Ciro lo accoglie nella sua tana. Lui risponde con una domanda: “Come mai sei tornato?”, “Avevo nostalgia di casa” – ribatte l’Immortale. Ma a ben vedere, quella non è più casa loro: ”La città ci ha massacrato e ci ha sputato, m’hann ittat’ abbasc Secondiglian’ comm’a nu sac d’a munnez a me’, devono morire tutti quanti”. Il personaggio di Marco d’Amore ha gli occhi lucidi quando, divorato dai sensi di colpa che si porterà nella tomba, ricorda che aveva ragione Deborah, l’ultima volta che ha visto sua moglie viva lei lo pregava di fermarsi, di pensare a loro, “ma non l’ho ascoltata e sono sceso all’inferno per capire”. Un dialogo di inaspettata umanità quello tra i due “fratelli di un tempo”, ieri spavaldi, oggi prigionieri dei loro demoni. “Dopo tutto quello che ci siamo fatti, siamo ancora qua, siamo io e te”. Il patto è stretto, da qui si torna a combattere insieme.


Il nuovo che avanza è all’orizzonte, nello sguardo glaciale di Enzo, nella sua “violenza barbuta”, nella sua sete di vendetta che corre in sella a uno scooter truccato. Con lui nuovi codici e nuove regole si fanno largo tra i vicoli stretti del cuore pulsante di Napoli. Sangue Blu, nonostante l’impeto della sua giovane età, sa il fatto suo, lo si capisce dalla prima volta in cui si approccia a Ciro, in Bulgaria, al punto che di Marzio gli risponde: “Tu non saj chi song’ ij! M’è sottovalutat’”. Se suo nonno era il Santo che faceva i miracoli come San Gennaro, lui non vuole essere da meno. E’ così che Enzo si conquista il rispetto dell’Immortale.

Ritroviamo i due regolare i conti in sospeso per la roba di Mladen e Valentin rimasta invenduta, e subito dopo siamo nella tana di Enzo, nella lussureggiante serra di marijuana da cui ricavare ottimi introiti. Sangue Blu è fiero di mostrargli le sue creature: “E’ un investimento emotivo, ho imparato a volergli bene a queste piante, so come farle crescere dalla a alla zeta”. Ciro lo provoca chiedendogli cosa voglia fare nella vita: “u contadin” oppure qualcosa di veramente importante come gli ha detto? Il discendente del Santo vuole crescere ed è a questo punto che Ciro detta le sue condizioni: “Se vuoi fare i soldi veramente devi ascoltare me e fare tutto quello che ti dico io”. I due si fissano dritto negli occhi, l’affare è fatto. E’ tempo di agire, il prossimo colpo è una rapina in banca, l’Immortale, studiato il piano, lo condivide con Enzo e i suoi, recuperati “i ferri” del mestiere si inizia a scavare, e come topi di fogna la squadra scende nelle viscere della terra, e segna il passaggio che li aiuterà a trovare la via di fuga a rapina avvenuta.

 

Genny dalla sua si mostra perplesso, si chiede se Enzo e i suoi siano all’altezza del compito, ma Ciro lo rassicura: “I guaglioni so’ pronti, sono com’eravamo io e te”. “E’ questo quello che ci serve”, gli fa eco Genny. La scena si focalizza sull’azione: Ciro si infila il giubbotto anti proiettile, e passa i rimanenti agli altri. Il primo è per Enzo, e in un attimo ci ritroviamo messi all’angolo, faccia a terra insieme agli impiegati della banca che assistono inermi al colpo, non c’è nessuno a fermare la banda, il fumo confonde la vista, tutto procede secondo quanto stabilito. Ma non finisce qui, quando i “fratelli” di Sangue Blu aprono i borsoni, la sorpresa è tanta: “Ma quanti sono?” esclama uno. Enzo è pieno di orgoglio, si congratula con i compagni, li abbraccia. Insieme esultano, si stringono come fa una squadra che ha messo il goal della vittoria in porta. Ciro a distanza assiste alla scena, Enzo lo osserva, impone il silenzio e gli passa la parola. L’Immortale chiede loro se siano contenti e cosa vogliano fare con i soldi, ma la domanda è retorica, perché se hanno intenzione di spartirsi la refurtiva e ricominciare da zero, sbagliano di grosso: “Così fanno i rapinatori”, non la gente che vuole crescere. La gente che vuole crescere i soldi li deve investire “per farsi più forte”. Voi cosa volete essere? Lo sguardo di Enzo penetra quello di Ciro. La prossima mossa può essere una e una sola. Enzo si gira a guardare prima Maria, poi tutti gli altri e senza proferire parola corre da Ciro, gli si butta al collo, lo chiama “fra’”, di contro l'altro resta impassibile, prende i soldi e va dritto a consegnarli a Genny, alle Vele, là dove tutto ha avuto inizio. La guerra può ricomincia da qui.


Enzo nel frattempo raggiunge in pizzeria la sorella Carmela e Maria. Quest’ultima gli fa notare che fare la cameriera non è cosa per lei, non ce la più, ma deve avere ancora un po’ di pazienza. “Io faccio quello che è meglio per tutti noi” gli ricorda il suo uomo. E quando questi consegna una mazzetta di soldi alla sorella, lei gli chiede da dove arrivino, sono troppi per essere il frutto “de quello che vendi int a via nostra”, lui le confessa della rapina, la rassicura e poi porta a casa suo nipote. “Tu e Cosimo siete la vita mia”, gli ricorda sua sorella.

 

Intanto Genny bussa alla porta dei russi con cui Don Pietro faceva grandi affari. “Abbiamo un buon ricordo di tuo padre, facemmo ottimi affari con lui con le armi”, “E li farete pure con me”, assicura Savastano Junior. L’accordo sul prezzo della roba è presto fatto, trentatre al chilo, il prezzo degli amici. Enzo nel frattempo approda al rifugio con l’Immortale, i ragazzi tagliano la coca, lui la assaggia, è buona e dice a Ciro che può essere tagliata anche a quattro, Ciro non è d’accordo e incalza: “Dobbiamo venderla a meno degli altri, la gente lo deve capire subito che non è la solita m****, devono venire loro da noi” e il giovane Sangue Blu sbotta: “Scusate se mi permetto ma non ci guadiamo un c****”, salvo poi convincersi che per il momento è così: devono guadagnarsi prima la cosa più importante, il mercato. “Poi quando ci saremo liberati di tutti, faremo quello che vogliamo noi”, parola di Ciro.

 

Lo scenario cambia, conosciamo un nuovo personaggio della serie, entriamo con Enzo e il suo clan in un locale, qui O’ Belle’ Bbuono gli presenta Valerio, un ragazzo della Napoli bene affascinato dall’idea di entrare nel giro. Nonostante i sorrisetti ironici del gruppo che lo chiama “U’ Vucabula’”, Valerio si dimostra determinato e il feeling con Enzo fa ben sperare. “Adesso possiamo darti anche la cocaina, quanta ne vuoi”, “Era quello che volevo sentirti dire”. Valerio piace “come un vestito su misura”, ormai è uno di loro, promette Enzo. Lo spaccio impazza nella zona dei Confederati, gli affari lievitano, ma c’è da stare all'erta, perché quando questi se ne accorgeranno, la reazione non tarderà ad arrivare. Sangue Blu un po’ di paura la sente e lo capiamo nel dialogo con Ciro, quando questi gli dice che, nell’eventualità, devono farsi trovare pronti. “Tu sai chi sono loro?”, “E tu lo sai chi sei tu o te lo sei dimenticato?” Sangue Blu ribatte “questo sono io e sono tutto qua. Se devo combattere con te devo sapere chi sei e chi sei stato, questa città è piena di Ciro, ma tu non sei un Ciro qualunque: sei l’Immortale di Secondigliano, eh?”, Ciro alla fine lo ammette, l’Immortale è morto, ma quello sì, era il suo nome.

 

Enzo passa da casa a prendere dei soldi, sul tavolo della cucina Carmela fa i compiti con Cosimino, ma prima che scappi, la sorella lo ferma, è arrivato il momento di mettere le cose in chiaro. Ha capito il pericolo delle mire espansioniste del fratello e lo mette in guarda ma Sangue Blu non ci sta. Non ha nessuna intenzione di fermarsi. Non vuole più limitarsi come ha fatto finora a spacciare dove gli è permesso (Tu o’ saj che si tollerat’ solo si spacci nu poc e’ robba nda sta via?). A forza di tenere la testa calata gli sta venendo male al collo, e non gli importa se lui e sua sorella respirano solo perché la madre chiese la grazia a Edoardo Arenella e Carmela vuole mantenere la promessa fatta: “Non ho fatto io questo patto, me lo sono ritrovato addosso. Quella è la tua parola, non la mia” . E rincara la dose: “Quelli hanno ucciso tuo padre e non ti hanno lasciato neanche un corpo da sotterrare. Noi siamo figli di un fantasma e i fantasmi non trovano pace”. Enzo è pronto alla guerra, anche se “La guerra è la peggio cosa Enzù, se tu accuminci nun può mai sape addo finisc’”. La guerra è la cosa peggiore Enzù, se inizi non sai mai dove vai a finire.