Euphoria 3, Rue e la DEA. Cassie diventa virale sui social. Recensione del quarto episodio

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Paolo Nizza

Paolo Nizza

Introduzione

La terza stagione di Euphoria entra nella sua fase più esplosiva. Il quarto episodio, Kitty Likes to Dance, disponibile su Sky e NOW, segna una svolta decisiva: Rue (Zendaya) finisce nella rete della DEA e rischia tutto, mentre Cassie (Sydney Sweeney) conquista i social e trasforma la propria identità in spettacolo. Jules (Hunter Schafer) fallisce un progetto artistico, Nate (Jacob Elordi) tocca il fondo e la tensione tra Laurie e Alamo sfocia in una guerra aperta. Tra droga, potere e desiderio, un episodio chiave che ridefinisce gli equilibri della stagione e prepara a un finale carico di conseguenze

Quello che devi sapere

Euphoria 3. La verità secondo Rue: l’inizio della caduta

"Alla gente piace discutere su cosa sia la verità. C’è chi dice che la verità siano solo i fatti. Altri dicono che è vero quel che è giusto. Alcuni sostengono persino che non esista la verità ma solo opinioni. La cosa buffa è che anche se non siamo d’accordo su cosa sia la verità, tutti sappiamo quando stiamo dicendo una bugia.” Inizia così, con queste parole pronunciate fuori campo da Rue (Zendaya), il quarto episodio della terza stagione di Euphoria, disponibile  Sky e NOW.. Una riflessione morale che fa da cornice a una situazione concretissima: il cane antidroga della DEA ha appena segnalato il bagagliaio della sua auto. Rue viene portata a prendere le impronte digitali. Sotto quelle luci da interrogatorio che non perdonano, la serie costruisce uno dei turning point più importanti dell’intera stagione.

La DEA sa tutto: sa del Messico, sa di Laurie, ha le foto che la ritraggono mentre parla con un membro del cartello. Vent’anni di carcere senza condizionale, più altri venti per ogni morte collegabile. Rue piange. Abbassa la testa. “Ed è così che sono diventata una talpa.” Non dimentichiamoci che nel primo episodio scoprivamo come era diventata un "mulo" della droga. Nell'aria pare di sentire la strofa cantatata da Miss Violetta Beauregarde in "M**** Cousins": "La vita in bilico, debilita. Tu credi che nobiliti ma invece ti squalifica ... Mi spieghi che significa? C'è che hai voluto il baratro, e ora precipita."

Rue informatrice della DEA: una spia che non sa mentire

. Rue è una pessima bugiarda e questa puntata è in gran parte costruita su quella incapacità comica e al tempo stesso angosciante. La DEA le sostituisce la droga con pillole di zucchero e lassativi, le installa un’app di monitoraggio sul telefono. Il problema è che il marsupio con il dispositivo finisce in cassaforte quasi subito. Ogni piano cola a picco con una velocità che sa di farsa.

Alamo intanto paragona il sorriso di Rue a quello di Sammy Davis Jr. — il celebre attore, cantante e ballerino afroamericano — una battuta che dice tutto sul rapporto di potere tra i due: lui la legge, la studia, la trova trasparente come un vetro. La partita a poker diventa il vertice della tensione: la DEA ascolta in cuffia, Rue cerca di incastrarlo, lui la fissa e le dice che ha l’aria “da topo in gabbia”. Per fortuna fraintende: pensa solo che si stia drogando di nuovo. “Sì, ho avuto una ricaduta”, dice Rue sollevata, e punta tutto sulle sue fiches.

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Jules e Seurat: quando l’arte diventa cortocircuito

Puntata sulla caduta, sul fallimento, sui sogni infranti. E la caduta di Jules (Hunter Schafer) è quella più esilarante. Lexi (Maude Apatow) le commissiona un dipinto per LA Nights, la serie prodotta da Patty Lance (Sharon Stone): vogliono qualcosa nello stile di Georges Seurat, il neoimpressionista autore di Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte.
Jules si siede davanti alla tela bianca e trasfigura il capolavoro in un incubo surrealista: niente ombrellini, niente borghesi in passeggio, solo figure nude e ben quattordici organi maschili. Un gesto che è insieme provocazione e implosione, arte e sabotaggio.

Il disastro produttivo: tra industria e autocritica di Levinson

Patty non si arrabbia: enumera. Un’ora e mezza di riprese, 56.000 dollari. Poi le riprese aggiuntive: 191.000. “Non essere un peso, Lexi.” La sequenza diventa una riflessione implicita sulla traiettoria recente di Sam Levinson, tra ritardi, polemiche e produzioni fuori controllo come The Idol.

Ma la serie non offre risposte: Jules porta il dipinto a casa e lo distrugge con vernice rossa. Un gesto che resta sospeso, come tutto in Euphoria: può significare tutto, oppure niente. È proprio qui, però, che il blocco narrativo acquista maggiore coerenza. Il fallimento artistico di Jules non è solo un momento isolato o provocatorio, ma si inserisce in una riflessione più ampia sul controllo — e sulla sua perdita — che attraversa l’intera puntata. Il passaggio alla dimensione produttiva non è quindi una deviazione, ma un’estensione naturale: la tela distrutta diventa un gesto che parla tanto del personaggio quanto del sistema che lo circonda. Rendendo esplicito questo legame — tra crisi creativa interna e tensioni industriali esterne — la sequenza smette di sembrare un frammento scollegato e diventa invece uno dei nodi più interessanti dell’episodio, dove racconto e metaracconto finiscono per sovrapporsi.

 

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Cassie e Maddy: identità, fama e mercato dei corpi

Mentre Rue sopravvive, Cassie Howard esegue la sua metamorfosi. Il punto di partenza è Nate — alluce ricucito, faccia piena di punti — che le spiega che “l’alluce è una metafora”: si può ricostruire. Cassie risponde che “l’alluce non sarà mai più lo stesso”. Quando lui confessa il debito — un milione di dollari — Cassie chiude con quattro parole: “La favola è finita.”

Arriva Maddy Perez (Alexa Demie), decappottabile e occhiali scuri, e porta Cassie prima da un team di styling poi al party di Brandon Fontaine (Jeff Wahlberg), 80 milioni di follower. Nel briefing pre-ingresso cita Bhad Bhabie — la rapper diventata celebre tredicenne grazie al video virale durante il programma Dr. Phil, con quella minaccia in slang diventata meme globale: “Cash me outside, how ’bout dah?” — come esempio di chi ha guadagnato 53 milioni di dollari nel primo anno su OnlyFans. Il modello è chiaro: la fama non si costruisce, si cattura.

Al party Cassie balla sul tavolo, bacia un’altra ragazza, si fa filmare. Poi sale nella stanza di Brandon, e la cocaina viene aspirata dall’ombelico. Maddy irrompe con le telecamere al momento giusto. Cassie manda un bacio alla telecamera: “Sono io, Cassie.” Il telefono esplode di follower. La favola è finita, comincia lo show.

Kitty dal Kansas: il lato più tragico di Euphoria 3

Anna Van Patten) arriva dal Kansas come Dorothy — ma questo non è il magico mondo di Oz. Non c’è nessuna strada di mattoni gialli, nessun mago buono in fondo al corridoio. C’è il Silver Slipper, c’è Alamo, e c’è Magick (una feroce Rosàlia, villain perfetta) — sempre irosa e scortese con tutti e tutte, l’unica vera maga di questa storia, che trasforma ogni situazione in una trappola.

Kitty balla su Thirteen Men, di Ann Margaret, e per continuare a ballare e sopportare i clienti violenti del club assume ketamina. Rue la vede dalle telecamere di sorveglianza, la trova in bagno mentre si sciacqua la bocca con il collutorio. “Ti stanno costringendo?” La risposta è sempre la stessa: “Mi piace ballare.” È la frase più triste dell’episodio. Magick (una feroce Rosalia) esce da una cabina fischiettando, avendo sentito tutto, e riferisce immediatamente a Big Eddy. Kitty è il contrappunto di Cassie: stessa vendita, agentività opposta. Cassie ha Maddy e un piano. Kitty ha il Kansas e un armadietto 

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Nate Jacobs e l’illusione della redenzione

Nate (Jacob Elordi) perde l’ennesima battaglia con le fritillarie bianche — il raro fiore in via di estinzione che ha bloccato il suo progetto Sun Settlers. Si presenta davanti alla commissione urbanistica citando la Bibbia, implora di poter costruire attorno ai fiori, la commissione rifiuta. Nate si inginocchia letteralmente sul pavimento e singhiozza: “Voglio fare una cosa buona, voglio fare la cosa giusta.” È la frase che riassume il problema fondamentale di questo personaggio: non è incapace di fare il male, è incapace di smettere di credersi il protagonista di una storia in cui tutti gli devono una redenzione.

Elordi porta sullo schermo un uomo che ha imparato a sembrare solido anche quando tutto sta franando sotto. Ma questa stagione lo ha ridimensionato con una crudeltà metodica, e quella scena sul pavimento del tribunale è forse il momento più esplicito del giudizio morale di Levinson sul personaggio.

La rapina al Silver Slipper: la guerra ha inizio

Il finale dell’episodio è il più detonante della stagione. Uomini mascherati irrompono nel locale, pistola alla testa di Rue e Magick, Big Eddy rifiuta di aprire la cassaforte. Il sicario gli spara allo stomaco. Il sangue schizza sul viso di Rue, sulla camicia. Big Eddy cede, la cassaforte viene svuotata, i ladri fuggono.

Magick esamina le riprese di sorveglianza e individua l’autista: una donna con “labbra gigantesche”. È Faye (Chloe Cherry), che lavora per Laurie. L’ultimo fermo immagine è su quelle labbra blu — white lips of lurid blue, per citare il celebre verso di Percy Shelley. La guerra fredda tra Laurie e Alamo — combattuta finora a colpi di maiali e pappagalli avvelenati — è diventata guerra vera. Sulle note di “Cold as Ice” degli M.O.P. scorrono i titoli di coda.

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Se questo episodio fosse un cocktail: The Informant’s Sour

Me lo chiedo ogni volta che guardo qualcosa che mi colpisce davvero: se questa storia fosse un drink, cosa ordineresti? L’episodio tre di Euphoria 3 era un bourbon da matrimonio con un mignolo di piede come guarnizione. Il quarto è qualcosa di più subdolo — il drink di chi vuole farti credere di essere dalla tua parte mentre ti svuota il portafoglio.

Base di gin americano a bassa gradazione, quello che sembra acqua e invece morde: come Rue che torna al Silver Slipper con la borsa piena di pillole di zucchero. Un goccio di succo di limone appena spremuto — la nota acida di Cassie che lascia l’alluce metaforico di Nate a guarire da solo mentre lei percorre Hollywood Boulevard in decapottabile. Sciroppo di champagne già flat, quello del brindisi della trasformazione glambot: dolce in superficie, vuoto dentro. Un cucchiaino di ketamina sciolta in acqua tiepida, in omaggio a Kitty che balla su Thirteen Men con gli occhi che guardano da un’altra parte. E quattro gocce di Angostura, per i quattordici organi maschili di Jules che diventano quattro parole: “Non essere un peso, Lexi.”

Si serve in un bicchiere tumbler con la pellicola trasparente avvolta attorno al bordo — come Jules avvolta nel cellophane dell’episodio precedente — e lo stuzzicadenti ha la forma di un marsupio da spogliarellista. Si chiama The Informant’s Sour. Lo ordini perché credi di sapere già com’è fatto. Non sai niente. Come insegnava il bartender di Babylon a Brad Pitt prima che cominciasse a bere: fammene due, e di corsa.

Euphoria, 3x04; l’episodio che cambia la stagione

“Kitty Likes to Dance” è probabilmente l’episodio più efficace della stagione: thriller procedurale con Rue che gioca a fare la spia, commedia grottesca con Nate sul pavimento del tribunale, satira dei social con Cassie e Maddy, e dramma a bassa voce con Kitty che dice a tutti che le piace ballare. Ogni trama ha un arco chiaro, ogni personaggio fa un passo che ha conseguenze reali.

Sam Levinson usa le sue tre esse — Sesso, Sangue, Soldi — con la precisione di un barman che conosce le dosi. Zendaya è nella forma migliore da stagioni, Alexa Demie ruba ogni scena in cui compare, Rosàlia è una villain di rara efficacia, e Anna Van Patten come Kitty è uno dei casting più riusciti della stagione. Ma al di là delle singole storyline, è qui che la stagione trova davvero la sua forma.

Non solo perché alza la posta narrativa, ma perché lo fa con una chiarezza formale che finora era mancata. Sam Levinson qui calibra meglio i suoi strumenti: la regia stringe sui volti nei momenti chiave (Rue sotto interrogatorio, Nate sul pavimento), il montaggio alterna le storyline senza disperderle, e la scrittura riesce a far convivere tensione e ironia senza che una annulli l’altra. La linea thriller di Rue funziona perché ha obiettivi concreti e rischi immediati, mentre la traiettoria di Cassie diventa una satira lucidissima e spietata della costruzione della fama. È proprio questa convergenza — ritmo più compatto, scene che portano conseguenze reali, personaggi costretti a scegliere — a rendere “Kitty Likes to Dance” superiore agli episodi precedenti: meno dispersione, più direzione.

Come scriveva Boris Vian ne La schiuma dei giorni, esiste un Pianococktail capace di preparare un drink che ha il sapore stesso della musica suonata su di esso. Qui la musica è “Cold as Ice”. Il gusto è sangue e ketamina. Lo ordini lo stesso.

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