L'arte della gioia, tutto quello che c'è da sapere sulla serie Sky Original
Serie TV
Introduzione
Presentata in anteprima mondiale allo scorso Festival di Cannes e arrivata in sala in due parti la scorsa estate, debutta il 28 febbraio, in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW L'Arte della Gioia, la serie Sky Original diretta da Valeria Golino liberamente adattata dall’omonimo romanzo di culto di Goliarda Sapienza (edito da Einaudi), rifiutato per quasi trent'anni dalle case editrice italiane, finalmente scoperto in Germania e pubblicato in Francia dieci anni dopo la morte della sua autrice.
Prodotta da Sky Studios e da Viola Prestieri per HT Film, la serie racconta la drammatica e avventurosa storia di Modesta, una ragazza orfana della Sicilia rurale di inizio ‘900 che scopre la sessualità e il desiderio di una vita migliore di quella che ha sempre avuto, che la porterà a lottare per la sua emancipazione e la sua felicità, sbaragliando le leggi dei padroni che hanno già scritto il suo posto nel mondo.
Vincitrice del David di Donatello, del Nastro d’Argento, del Globo d’oro, del Ciak d’Oro e della Colpa Volpi alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Valeria Golino ha anche sceneggiato la serie insieme a Luca Infascelli, Francesca Marciano, Valia Santella e Stefano Sardo. Il quinto episodio è diretto da Nicolangelo Gelormini (Fortuna, Lucio Amelio, Napoli 24).
L’Arte della Gioia è stata realizzata con il sostegno della Regione Siciliana - Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo - Sicilia Film Commission e del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo.
La serie andrà tutti i venerdì in prima serata su Sky Atlantic (oltre a essere disponibile on demand – anche in 4K HDR).
E per svelare la forza rivoluzionaria, sovversiva e perfino scandalosa del capolavoro di Goliarda Sapienza, dal 21 febbraio disponibile su Sky Arte (e su NOW) il documentario L’arte della Gioia. Goliarda Sapienza, un incontro con l’autrice cult de L'Arte della Gioia e la sua eroina ribelle Modesta che mostra le traiettorie intrecciate di due personaggi vulcanici e indimenticabili.
Quello che devi sapere
Il cast
Nel cast Tecla Insolia (La bambina che non voleva cantare, 5 minuti prima) nei panni della giovanissima Modesta, protagonista spregiudicata, sensuale e coraggiosa; Valeria Bruni Tedeschi (I villeggianti, Forever Young - Les Amandiers, Estate ’85, La pazza gioia) interpreta la principessa Gaia Brandiforti; Guido Caprino (Il Miracolo, Fai bei sogni, 1992-1993-1994) è Carmine, l'uomo che gestisce le terre della villa dei Brandiforti; e con Jasmine Trinca (Miele, Fortunata, Marcel!, La dea fortuna) nei panni di Leonora, madre superiora del convento in cui Modesta verrà accolta ancora bambina.
Nel cast anche Alma Noce (Brado, La ragazza ha volato, Gli anni più belli) nei panni di Beatrice, la più giovane della famiglia Brandiforti; Giuseppe Spata (La mafia uccide solo d'estate - Parte II, La mossa del cavallo - C'era una volta Vigata, Tutta colpa di Freud) in quelli di Rocco, autista dei Brandiforti; e Giovanni Bagnasco (Finalmente l’alba) che interpreta Ippolito, figlio di Gaia e unico vero erede dei Brandiforti.
La sinossi
Nata in Sicilia il primo gennaio del 1900 da una famiglia povera, in una terra ancora più povera, Modesta fin dall’infanzia, animata da un insaziabile desiderio di conoscenza, di amore e di libertà, è disposta a tutto pur di perseguire la sua felicità, senza piegarsi mai alle regole di una società oppressiva e patriarcale a cui sembra predestinata. Dopo un tragico incidente che la strappa alla sua famiglia, viene accolta in un convento e, grazie alla sua intelligenza e caparbietà, diventa la protetta della Madre Superiora.
Il suo cammino la conduce poi alla villa della Principessa Brandiforti, dove si renderà indispensabile ottenendo sempre più potere nel palazzo. Questo suo incessante movimento di emancipazione si accompagna a un percorso di maturazione personale e sessuale, che la porta a varcare il confine tra lecito e illecito, conquistando giorno dopo giorno il suo diritto al piacere e alla gioia.

I personaggi
- MODESTA - Tecla Insolia
La piccola Modesta è una bambina dalla vivacità esplosiva e dalla curiosità sfacciata.
Cresce in fretta nel convento, bramosa com’è di cultura e di attenzioni. Nella prima giovinezza la sua bellezza semplice si cristallizza in folti capelli scuri e occhi brillanti e magnetici. La sua personalità avventurosa e spregiudicata sfugge a qualsiasi convenzione e a facili definizioni, talvolta stimata, talvolta temuta da chi le sta vicino. Pur portando sempre dentro di sé il ricordo delle persone e delle difficoltà incontrate sul suo cammino, Modesta resta proiettata verso il futuro, verso una felicità materiale e immateriale che ricerca nei sensi e nei rapporti umani.
- MADRE LEONORA - Jasmine Trinca
Leonora, Madre Superiora del convento e discendente di una famiglia nobiliare, è una giovane donna dai tratti angelici ma dal carattere mite e difficilmente decifrabile per l’autorità indiscussa e il carisma che esercita sulle sue sottoposte e su Modesta. Leonora è attratta dalla vivacità intellettuale di Modesta, un’attrazione che tradisce sentimenti in realtà ben più profondi, ma anche intimorita dal suo animo ribelle. Leonora favorisce Modesta con attenzioni e la promessa di un futuro migliore, ma la sua ipocrisia verrà poi smascherata dalla novizia. Leonora ha rinunciato a molto nella sua vita, e si aspetta che Modesta faccia altrettanto.
- GAIA - Valeria Bruni Tedeschi
La Principessa Gaia, una donna di mezza età dagli occhi di ghiaccio, i capelli biondi, quasi bianchi, raccolti, è l’ultima reggente della piccola famiglia nobiliare dei Brandiforti. Di carattere autoritario e modi caustici, dopo la perdita dei suoi cari e l’allontanamento di Leonora, di cui nasconde molti segreti, Gaia si trascina in una vita solitaria di letture e pochi impegni e formalità, delegando il più ai sottoposti. Come Leonora, Gaia intuisce subito che la vivacità di Modesta è una risorsa per la villa e un utile bastone per la sua vecchiaia. Ma la vista della tiranna non oltrepassa i confini dei suoi alloggi, lasciandosi sfuggire le manovre dell’ultima arrivata.
- BEATRICE - Alma Noce
Dai più intimi chiamata Cavallina per l’andatura leggermente claudicante, Beatrice è la figlia più piccola della Principessa Brandiforti. Si distingue per i capelli biondi e la carnagione bianca, che la fanno apparire quasi come una creatura lunare. Come per Leonora, le sue origini sono inquinate da segreti sgraditi agli occhi della nobiltà. Eternamente capricciosa, Cavallina incarna l’animo gentile ma ingenuo della famiglia, ignorante del mondo esterno e delle avversità che toccano i meno fortunati. Cavallina instaura un rapporto di amicizia e amore con Modesta, che si basa sul rispetto reciproco e sulla sensualità, ma ha anche bisogno della sua guida per crescere come donna.
- CARMINE - Guido Caprino
Carmine è il fidato gabellotto dei Brandiforti. La sua apparenza e i modi ruvidi spesso intimoriscono, ma possono anche esercitare un carisma di cui lui è consapevole. Carmine esegue indisturbato gli ordini della Principessa fin quando l’arrivo di Modesta non mette in crisi la sua indipendenza. È difficile per Carmine ammettere che una giovane ragazza possa invadere il suo territorio e condividerne le responsabilità. Questa competizione tra i due accenderà una passione che si consumerà in fretta ma destinata a lasciare un’impronta indelebile in entrambi.
Note di regia-Valeria Golino
Quando la produttrice Viola Prestieri, a cui mi lega una lunga amicizia, mi ha proposto di adattare il romanzo, non ho potuto sottrarmi all’opportunità di raccontare una storia così marcatamente moderna e coraggiosa. Le nostre precedenti collaborazioni (“Miele” ed “Euforia”) mi avevano già permesso di concentrarmi sull’introspezione di personaggi elaborati, e questa volta abbiamo condiviso l’urgenza di raccontare un personaggio femminile così inedito per la libertà e spregiudicatezza con cui si approccia alla vita e alla sessualità. E in fondo, ritengo che in questo momento storico sia ancora più importante raccogliere l’eredità di Goliarda Sapienza, una straordinaria precorritrice dei tempi. L’Arte della Gioia ci porta in una Sicilia che conosciamo, una terra dura, aspra, spietata, ma divisa da mille recinti, che tracciano confini tra uomini e donne, ambizioni e aspettative sociali, servi e padroni, eletti e rinnegati. Nei primi anni del ‘900, Modesta combatte sola, guidata dal suo istinto, una battaglia che tutte le donne continuano a intraprendere molti anni dopo. La sua battaglia è innanzitutto un percorso di presa di coscienza del ruolo della donna, guidato da un’insaziabile sete di libertà. La forza del suo personaggio, che i lettori conoscono ed è mia ambizione raccontare agli spettatori, non deriva soltanto dalla sua spinta ad autodeterminarsi, ma proprio dalla sua capacità di esplorare i propri desideri a discapito e a prescindere dalla morale condivisa, dai pregiudizi e dai ricatti che la mettono costantemente alla prova. E lo fa rompendo ogni recinto e plasmando la società che la circonda. L’Arte della Gioia è un inno alla libertà, all’autocoscienza e all’autodeterminazione, ma anche al dissenso e alla disobbedienza. Personalmente non credo ci sia messaggio più forte e contemporaneo per il pubblico di oggi.
Note di produzione-Nils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios
Nata dal fango di una Sicilia di inizio Novecento, Modesta non si accontenta. Non chiede, prende. Non spera, agisce. Non sogna, conquista. Non chiede, ruba. La sua è una storia di formazione, ma soprattutto di rivoluzione. Una rivoluzione che parla di autodeterminazione, emancipazione femminile, sfida alle convenzioni. E soprattutto di ricerca della felicità.
A una storia così coraggiosa potevamo rispondere solo trasformando la sfida in arte. Una serie femminista che abbandona la retorica perbenista per abbracciare l'audacia e la verità, come solo Sky Studios sa fare.
La voce scandalosa di Goliarda Sapienza torna a risuonare potente e attuale più che mai in Valeria Golino, che plasma una Modesta che parla anche di lei.
Attrice iconica e regista elegante dalla voce unica, Valeria Golino firma la sua prima serie Sky Original con HT Film e, dopo aver stregato Cannes, porta sullo schermo L'Arte della Gioia: la storia di un'eroina indomabile e profondamente moderna.
Sei episodi che catturano il battito della libertà, il gusto sensuale della ribellione e la forza irrefrenabile di una donna che osa tutto.
L'Arte della Gioia è un trionfo estetico: fotografia evocativa, scenografia grandiosa e costumi impeccabili. Ogni scena è un quadro. Valeria Golino ha diretto un'opera che ha il respiro del grande cinema. Affiancata dalle esemplari interpretazioni di Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca e Guido Caprino, Tecla Insolia dà vita a una Modesta a cui, siamo sicuri, non riuscirete a resistere.
L'Arte della Gioia è un inno universale a godersi la vita appieno: senza mai risparmiarsi, senza mai pentirsi, senza mai scendere a compromessi, proprio come fa Modesta. Preparatevi, dovrete rassegnarvi alla bellezza.
Note di produzione-Viola Prestieri, HT Film
L’Arte della Gioia nasce dall’omonimo romanzo di Goliarda Sapienza, scrittrice, poetessa e attrice siciliana nata nel 1924, che si è sempre distinta, anche nella vita privata, per il suo assoluto anticonformismo. Quando mi approcciai a quest’opera per la prima volta rimasi immediatamente colpita dalla vicenda editoriale del romanzo, iniziato da Goliarda Sapienza nel 1967 e rimasto inedito per oltre 20 anni. Il suo percorso è stato infatti lastricato di numerosi rifiuti ed incomprensioni, una sorte condivisa da un’altra grande opera siciliana, “Il Gattopardo”. Nonostante l’avvento dell’ondata del femminismo italiano degli anni ‘70, gli editori non colsero la dirompenza del personaggio di Modesta, una donna controversa, scandalosa e anticonformista. Nei primi anni 2000 l’editoria italiana ne ha finalmente riconosciuto il potenziale, e le successive pubblicazioni hanno riscosso un enorme successo in Italia e nel mondo.
La difficile vicenda editoriale e la recente riscoperta suggeriva che i tempi fossero maturi per dare una nuova vita alla storia di Modesta. Avendo amato moltissimo il romanzo, non potevo assolutamente farmi scappare il privilegio di poter essere la prima a portarla al grande pubblico attraverso un adattamento. In quel momento il nome di Valeria Golino è sopraggiunto spontaneamente. La profonda amicizia e la stima reciproca che ci legano e le fortunate collaborazioni sui primi due film di Valeria (Miele ed Euforia) mi hanno permesso di trovare in lei la regista che ho sempre immaginato per L’Arte della Gioia, una grande artista che, nella sua carriera d’attrice e poi in quella di regista, è stata capace di imprimere forme, sensibilità e visioni inedite nella rappresentazione dei sentimenti, dei desideri e dell’essere donna.
Note di sceneggiatura
Il team di scrittura è composto da Valeria Golino, Francesca Marciano e Valia Santella, già co-autrici dei precedenti film da regista di Golino (Miele ed Euforia), insieme a Luca Infascelli e Stefano Sardo.
L’adattamento ha presentato sin da subito non poche sfide. La scrittura di Goliarda Sapienza si distingue per la sua complessità sintattica e semantica che non sempre suggeriscono un’immediata trasposizione cinematografica. Eppure, questa forma è un elemento imprescindibile per accedere alla moderna psicologia della protagonista, una donna in perenne crescita e con motivazioni, sentimenti e pulsioni forti, a volte contrastanti e, soprattutto, mutevoli. Provare a restituire la freschezza e la complessità della scrittura e la sfaccettata contemporaneità di un personaggio che, nel suo ostinato rifiuto delle ipocrisie della propria epoca, anticipa inconsapevolmente ribellioni e battaglie tuttora in corso, è stata un’esperienza estremamente stimolante e creativamente ambiziosa.
Il romanzo copre un arco temporale lungo ed è estremamente ricco di temi e accadimenti cadenzati da eventi storici, che rimangono per lo più sullo sfondo. Si è deciso di concentrarsi sulla prima parte dell’opera per affrontare i tanti spunti che la storia offriva con il giusto respiro, senza però rinunciare ad un ritmo narrativo sostenuto ed incalzante.
Tutto questo è stato fatto senza perdere di vista il pubblico di lettori molto legati al romanzo, per non disattendere le loro aspettative, ma anche cercando di parlare in modo innovativo e accessibile a coloro che si avvicineranno alla storia per la prima volta.
Scenografia
Data la modernità del romanzo, lo scenografo Luca Merlini, insieme alla regista Valeria Golino, nella pianificazione e costruzione del mondo scenografico de L’Arte della Gioia hanno deciso di raccontare un mondo classico, senza manierismi.
Varie sono le sfide che ci si è trovati ad affrontare. Prima tra tutte la difficoltà del ricreare ambientazioni d’epoca, molto diverse tra loro ed essenziali per guidare lo spettatore attraverso il percorso emotivo della protagonista, che passava, anche e soprattutto, attraverso i vari ambienti con cui veniva a contatto.
Dopo un meticoloso lavoro di ricerca, ricostruzione ed infine caratterizzazione, la scenografia ha lavorato per restituire i fasti della villa di un’aristocratica famiglia siciliana, l’estrema povertà della vita contadina e l’austerità di quella monacale.
La casa della Modesta bambina è stata completamente ricostruita e posizionata alle pendici dell’Etna così che essa, con i suoi personaggi, fosse dominata dal vulcano sempre incombente. Per il convento ci si è concentrati su un’austerità e sobrietà severa ed ordinata, ma comunque accogliente agli occhi della piccola Modesta, mentre per la villa si è lavorato sul colore e i materiali e nel creare uniformità ed organicità negli stili ed arredi di cinque location diverse al fine di farle risultare come un’unica villa.
Tutto questo cercando di fare in modo che questi ambienti fossero vissuti, ma soprattutto vivi, e dialogassero con i personaggi, ispirando il cast a sentire i propri personaggi come organici rispetto al mondo che li circondava.
Anche la scelta dell’illuminazione delle scene è stata frutto di un processo creativo importante, volto a caratterizzare e differenziare gli ambienti sia da un punto di vista visivo che emotivo per la protagonista.
Dopo una ricerca accurata, regista, scenografo e direttore della fotografia hanno deciso di usare la luce elettrica nella villa e solo le candele nella casetta alle pendici dell’Etna e nel convento.
Location
La Sicilia è una regione incredibile, pigra, allegra, colta, ferita a morte dall’uomo, ricca di luoghi meravigliosi e di natura selvaggia, dove resiste strenuamente la storia, dove resistono l’arte e lo spirito.
Per questo, un aspetto cruciale nello studio e nella scelta delle location è stato l’accostamento di ambienti in netto contrasto gli uni con gli altri. Le selvagge pendici dell’Etna su cui nasce e cresce Modesta in giovane età, l’austero e freddo convento e la meravigliosa e preziosa villa settecentesca dei Brandiforti, agli occhi dello spettatore come della protagonista Modesta, costituiscono mondi narrativi ben contraddistinti che andavano valorizzati nelle loro specificità, un compito che è stato poi magistralmente preso in mano dalla direzione della fotografia e dal lavoro scenografico.
Al contempo, si è dovuto affrontare un notevole sforzo produttivo e logistico per ricostruire la Sicilia di inizio secolo, girando in varie località e ambienti tra la Sicilia e il Lazio, e combinando diverse location per creare gli ambienti distintivi di cui sopra. La villa della Principessa Brandiforti, nel libro un luogo smisurato, intrigante e pieno di ambienti, è stata creata girando in quattro differenti ville di Bagheria, tra i più eleganti e rappresentativi esempi del settecento siciliano, e una nel Lazio. Queste location hanno offerto la sontuosità e il lusso necessari per restituire il respiro aristocratico della villa, mentre al contempo hanno presentato sfumature uniche che hanno contribuito a definire la personalità della Principessa e il suo mondo. Il convento, invece, è stato composto unendo le rigorose forme quattrocentesche del castello Orsini-Odescalchi di Bracciano, le eleganti linee rinascimentali e pre-barocche dell’Abbazia di Santa Maria del Bosco, che si trova nei pressi di Corleone e Santa Maria in Cappella, a Trastevere. Queste location hanno fornito il contesto ideale per rappresentare l'austerità e la rigidità dell'ambiente religioso.
Via dei Crociferi a Catania (riportata in vita per l’occasione con un rumoroso mercato, auto d’epoca e carrozze) è lo scenario urbano scelto per raccontare l’arrivo in città insieme Palazzo Biscari che accoglie Modesta in tutta la sua elegante solennità settecentesca. Infine, per la discesa di Modesta al mare è stato scelto l’incantevole scenario di Cefalù.
Fotografia
L'obiettivo principale della squadra, guidata dal pluripremiato e storico direttore della fotografia italiano Fabio Cianchetti (L’Amica Geniale, The Dreamer), è stato creare un'atmosfera visiva in grado di rispecchiare la profondità e la complessità della storia, cercando in particolar modo di sottolineare i contrasti tra i diversi ambienti principali in cui essa si svolge. Per ottenere questo risultato è stato adottato uno stile visivo pittorico, al contempo privilegiando una fotografia sobria ed elegante che mettesse in risalto i dettagli e le sfumature emotive dei personaggi. Un elemento chiave è stato il contrasto di luce tra le tre principali location della storia: il paesaggio rurale siciliano, il convento e la sontuosa villa aristocratica. Ogni ambiente è stato reso distintivo attraverso un differente uso della luce, che ha contribuito a definire l'umore e la tensione emotiva delle scene. Nel contesto del paesaggio rurale, luogo d’origine della protagonista, si è cercato di catturare la bellezza cruda e selvaggia della campagna siciliana, utilizzando una luce naturale e calda che ne accentuasse i colori della terra e del cielo. Nel convento si è scelto di adottare una luce più fredda che sottolineasse l'austerità e la rigidità dell'ambiente religioso, ma che allo stesso tempo lasciasse spazio alle ombre e ai segreti che si celano tra le sue mura.
Infine, nella villa si è giocato con una luce più ricca e contrastata, che mettesse in risalto la sontuosità e il lusso degli interni.
Musiche
La costruzione del paesaggio musicale è stata affidata al compositore islandese Tóti Guðnason, dopo la sua esperienza di compositore sul film Lamb e arrangiatore su vari film tra cui Joker, per cui è stato parte del team vincitore del Premio Oscar per la Miglior Colonna Sonora Originale.
La musica islandese, tradizionale e moderna da lui portata conferisce un'atmosfera diversa da quella che ci si aspetterebbe di ascoltare in una serie italiana d'epoca. Nel comporre la partitura, Guðnason ha integrato la sua natura sperimentale e i suoi timbri con un approccio più classico all'armonia, al contrappunto e alla strumentazione. Le registrazioni orchestrali effettuate in Islanda con i talentuosi musicisti di SinfoNord hanno dato un'inedita profondità e bellezza al paesaggio sonoro della serie.
Oltre alle composizioni originali, la colonna sonora de L’Arte della Gioia è stata arricchita da brani originali della tradizione popolare, repertorio classico (Chopin, Dvorak, Scarlatti, Ravel) e incursioni nell'elettronica contemporanea con composizioni di Galperine e Bartosz Szpak.
In quest’ultimo ambito un brano risulta particolarmente significativo. Si tratta di Parola di Donato Dozzy, interpretato da Anna Caragnano, in cui un loop vocale si innesta su un’intensa trama elettronica. Un mantra ipnotico che riecheggia in chiusura ad ogni episodio, esemplificativo della ricerca fatta per il mondo sonoro della serie.
Costumi
Come per la scenografia, anche la ricerca, lo studio e la realizzazione dei costumi da parte di Maria Rita Barbera (La stranezza, Le Confessioni, La Stanza del Figlio) ha rappresentato numerose sfide su diversi livelli. Una priorità era restituire la notevole varietà di costumi reperibile all’interno dello stesso periodo storico e contesto socioculturale che, com’è noto, abbracciava classi sociali ben diverse, dal sottoproletariato rurale, all’antica aristocrazia dei grandi possidenti terrieri e al crescente ceto medio, con le rispettive differenze in stili e materiali. Lo spettro era molto ampio e quindi si è dovuto prestare anche moltissima attenzione a non mettere in secondo piano la ricchezza dei costumi, dei materiali, dei dettagli e delle caratterizzazioni. La maggior parte dei costumi sono pezzi unici ed originali di fine Ottocento ed inizio secolo che la costumista ha adattato, grazie ad un meticoloso lavoro di sartoria, alle esigenze del cast e della storia.
L'approccio creativo della regista Valeria Golino ha poi permesso di liberare il processo di progettazione dei costumi dai vincoli della rigorosa precisione storica. Ciò ha permesso una fusione senza soluzione di continuità tra passato e presente, facendo sì che i vestiti indossati da personaggi come Modesta e Beatrice, anche grazie alla straordinaria versatilità di Tecla Insolia e Alma Noce, apparissero attuali, senza epoca. Questa libertà artistica ha permesso a Maria Rita di sperimentare e privilegiare l'esplorazione delle affascinanti personalità dei personaggi senza quei vincoli che a volte sono dei limiti del “costume”.
Cast
- Tecla Insolia - Modesta
- Jasmine Trinca - Madre Leonora
- Valeria Bruni Tedeschi - Principessa Gaia Brandiforti
- Guido Caprino - Carmine
- Alma Noce - Beatrice / Cavallina
- Giuseppe Spata - Rocco
- Eleonora De Luca - Argentovivo
- Viviana Mocciaro - Modesta bambina
- Vincenzo De Michele - Pietro
- Giovanni Calcagno - Mimmo
- Lollo Franco - Antonio
- Antonio De Matteo - Padre di Modesta
- Alice Canzonieri - Madre di Modesta
- Erika Bonura - Tina
- Mariella Lo Sardo - Suor Costanza
- Alessia Debandi - Ilaria
- Paola Pace - Suor Teresa
Crew
Regia di Valeria Golino
Prodotto da Viola Prestieri
Produttori Esecutivi HT Film: Viola Prestieri; Valeria Golino; Gennaro Formisano
Produttori Esecutivi Sky Studios: Nils Hartmann; Sonia Rovai; Erica Negri
Produttore Delegato HT Film: Davide Bertoni
Produttore Delegato Sky Studios: Emma Esposito
Responsabile Editoriale Sky Studios: Emanuele Marchesi
Soggetti e Sceneggiature: Valeria Golino
Francesca Marciano: Valia Santella; Luca Infascelli; Stefano Sardo
Tratto dal romanzo di Goliarda Sapienza L’Arte della Gioia edito da Giulio Einaudi Editore
Montaggio: Giogiò Franchini
Fotografia: Fabio Cianchetti
Regista V Episodio: Nicolangelo Gelormini
Musiche: Tóti Guðnason
Costumi: Maria Rita Barbera
Scenografia: Luca Merlini
Direttore di Produzione: Daniela Moramarco
Aiuto Regia: Edoardo Francesco Marini
Casting: Annamaria Sambucco; Massimo Appolloni; Francesco Vedovati