The Good Lord Bird, la recensione del sesto e penultimo episodio della serie tv

Serie TV sky atlantic

Giuseppe Pastore

In "All'ultimo sangue" il cerchio inizia finalmente a stringersi sull'epilogo della storia di John Brown e della sua banda. Leggi la recensione del sesto episodio di 'The Good Lord Bird'. *ATTENZIONE: SPOILER**

Con il sesto e penultimo episodio di The Good Lord Bird (“All'ultimo sangue”) il cerchio inizia finalmente e fatalmente a stringersi attorno ai nostri eroi, impegnati nel tanto atteso raid all'arsenale militare di Harpers Ferry, Virginia, punto di svolta della serie e della stessa storia dell'abolizionismo americano a metà dell'Ottocento.

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Oltre a introdurre e sviluppare una lunga serie di personaggi e tematiche minori, i cinque episodi precedenti sono stati dunque preparativi a questo grande momento di cui conosciamo già il finale, o perlomeno le conseguenze, fin dal prologo del primo episodio. Come c'era da aspettarsi, la chiave scelta dagli autori di The Good Lord Bird (e prima ancora da James McBride per il romanzo da cui è tratta la serie) è quella della confusione, della contraddizione, di un senso d'improvvisazione che raggiunge accenti quasi coeniani in un mondo in cui si regalano schiavi per Natale e per i compleanni, in cui premere un grilletto è facile come bere una birra (e difatti il primo colpo sparato dalla banda di John Brown, che si propone di liberare i neri, è rivolto proprio verso un nero). I toni si fanno cruenti e drammatici, sul terreno rimangono due figli di Brown freddati crudelmente nonostante stessero sventolando bandiera bianca, in risposta all'altrettanto brutale omicidio del sindaco schiavista della cittadina.

 

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La storia ufficiale descrive il tentativo di Harpers Ferry come un'impresa di vago stampo garibaldino, dividendosi sul reale valore da attribuire a John Brown: pazzo fanatico o martire per una giusta causa? In The Good Lord Bird i toni e la narrazione non sono affatto indulgenti con il suo piano e le sue strategie, regolarmente sbertucciate e smentite dai fatti, così come ha del ridicolo vederlo sbucare timidamente da una finestrella dietro il grande portone dell'arsenale nelle lunghe e laboriose trattative con le autorità di Harpers Ferry. Gli stessi uomini di colore della cittadina, sembrano più trascinati a combattere per la loro supposta libertà che realmente motivati, innescando un ulteriore corto circuito. Così The Good Lord Bird, nel racconto minuzioso e soggettivo di un episodio tutto sommato marginale nella grande storia americana, si fa satira, una satira molto più attuale dell'epoca che racconta, perché parla di temi universali e attualissimi nell'amministrazione del potere: la superficialità, l'incompetenza, l'approssimazione, la totale assenza di lungimiranza. Quanto questi difetti possano rivelarsi a lungo andare mortali, dovremmo scoprirlo nel prossimo e ultimo episodio.

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