La verità sul caso Harry Quebert: Recensione Episodio 2 della serie con Harry Quebert

Serie TV

Paolo Nizza

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Tra il 1975 e il 2006, in un affascinante e torbido gioco di specchi, il passato e il presente si rincorrono. Nel secondo episodio de La verità sul caso Harry Quebert, scopriamo come è nata la passione di Marcus per la letteratura, mentre nuovi indizi richiano di peggiorare la situazione di Harry (Patrick Dempsey), recluso nel carcere di Montburry. La serie tv è in onda da mercoledì 20 marzo, alle 21.15 su Sky Atlantic, ed è disponibile con tutti gli episodi su Sky Box Sets e NOW TV. Leggi la recensione del secondo episodio.

Pugni in punta di penna, tra boxe e letteratura

"Oh, s’io avessi allora presagito, quando mi avventuravo nel debutto, che le righe con il sangue uccidono, mi affluiranno alla gola e mi uccideranno. Mi sarei nettamente rifiutato di scherzare con siffatto intrigo. Il principio fu così lontano, così timido il primo interesse." Così scriveva Boris Pasternak, uno che conosceva bene i piaceri e i pericoli della scrittura, visto che vinse il Nobel con il “Dottor Zivago” e scrisse "In morte di un poeta" per omaggiare Vladimir Majakovskij. E in fondo sono la letteratura e la morte i due poli intorno al quale ruota La verità sul caso Harry Quebert.

In questo secondo episodio della serie tratta dal romanzo di Joel Dicker assistiamo agli esordi letterari di Marcus. Come insegna Yoda in Star Wars: "Ci sono sempre un maestro e un apprendista.” E in questo caso il professor Harry Quebert decide di insegnare i segreti della scrittura al giovane Marcus Goldman attraverso la nobile arte della boxe. D’altrond,e anche Ernest Hemingway era solito indossare i guantoni e salire sul ring. Lo studente spocchioso, Marcus il formidabile, necessita di un bagno di umiltà, necessita di finire al tappeto dopo un jab o un uppercut, perché, si sa, solo chi cade può risorgere.

Ma, in maniera assai più prosaica, nel 2006, Marcus finisce in un fosso con i suoi stilosi e carissimi mocassini Prada, mentre sta cercando, intorno alla casa di Harry, prove e indizi per scagionare il suo mentore. In questa incresciosa e al contempo buffa circostanza, il giovane scrittore incontra il sergente Perry Gahalowood (Damon Wayans Jr). Non si tratta di amore a prima vista. Il poliziotto nero, cazzuto e maniaco del controllo, a giudicare dalla sua scrivania troppo ordinata, invita Marcus a lasciare l'abitazione, visto che si tratta di una scena del crimine. Ma Goldman è di tutt'altro avviso. E lo sbirro dall'imbarazzante e inelegante cravatta cinofila (è un regalo della figlia), incassa e porta a casa.

Patrick Dempsey e l’origine del male

Altro elemento chiave di questo secondo episodio è la detenzione di Harry Quebert nel carcere di Montburry nel Maine. Durante l’orario di visite, l’anziano professore racconta al suo ex allievo lo sviluppo della relazione con la giovanissima Nola. Un’attrazione, senza regole, nata tra una tazza di caffè al Clark’s Diner e una corsa di jogging, sullo sfondo di una cittadina, la cui biblioteca conserva una copia de “Lo Specchio della vita”, il primo libro di Harry, che però non ha nulla di Marcel Proust ed Edgar Allan Poe.

Vista la spaventosa differenza di età, la serie racconta con pudore e innocenza questa liaison proibita, tra una quindicenne che sogna New York e un letterato che ha dovuto pagare per pubblicare il suo primo romanzo. Un'innocenza che manca totalmente a Tamara Quinn, la proprietaria del Diner (una Virginia Madsen coraggiosa a calarsi nei panni di un personaggio così sgradevole e meschino). Tamara è la classica madre pronta a gettare la figlia Jenny (interpretata da Tessa Mossey da giovane e da Victoria Clark in età più matura) fra le braccia della presunta celebrità di turno. Una figura genitoriale, purtroppo, che non passa mai di moda.

Altro personaggio che si palesa in questo episodio de La verità sul caso Harry Quebert è il reverendo Kellergan, il padre di Nola. Si tratta di un bizzarro sacerdote che ascolta jazz ad altissimo volume nel suo garage aggiustando Harley Davidson, cercando di riparare l’irreparabile. La cittadina di Sommersvile è  davvero uno strano mondo dove le persone fanno cose disgustose con asce, motoseghe e spazzaneve. Oppure bruciano automobili, come la Chevrolet Montecarlo nera appartenente a Harry. Forse perché i demoni soffrono all’inferno. Forse perché il libro che darà la gloria a Quelbert non aveva ancora un titolo quando è stato trovato sepolto accanto al cadavere di Nola. L’origine del male deve ancora dispiegare le sue grandi ali oscure.

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