Il Racconto del Reale: in prima linea con "Il Mio Nemico"

Il Racconto del Reale ci mette a confronto con Il Mio Nemico , un documentario in tre parti che sarà protagonista per altrettante domeniche su Sky Atlantic alle ore 23.15 a partire dal 3 giugno. Non perdere l'appuntamento con la terza e ultima parte, in onda domenica 17 giugno alle 23.15

Quello che questo ciclo racconta è insito nel nome, Il Racconto del Reale. Ma questa volta, e per tre domenica a partire da domenica 3 giugno alle ore 23.15, entreremo in una dimensione dove il reale ha un valore speciale. Il Mio Nemico ci porta in Libia dove c'è la guerra. Tra i suoi drammi e le sue tragedie seguiamo l'avvincente storia di un infiltrato nelle milizie dello Stato Islamico. Per lui più di due anni vissuti pericolosamente. Ma ha vissuto pericolosamente anche Luigi Pelazza, regista in campo e al tempo stesso narratore di un racconto che potrebbe essere la trama di un film.

Il documentario si compone di tre episodi che raccontano il conflitto libico in Cirenaica da un duplice punto di vista: quello delle Milizie di Misurata e quello delle sedicenti milizie dello Stato Islamico. Seguendo il cammino di un insider che, dall’Italia, ci porta prima in Tunisia e poi in Libia, arriveremo a scoprire l’indottrinamento, la quotidianità e l’ideologia dello Stato Islamico. Il Mio Nemico è un documento unico ed esclusivo che, per la prima volta, attraverso immagini inedite, crude, sconvolgenti offre uno sguardo privilegiato sulla guerra che ha travolto la Libia spazzando via migliaia di vite innocenti e creando fratture oggi difficili da sanare nella gente, nella politica, nelle istituzioni.

Ma non è solo guerra questa trilogia documentaristica. Si racconta anche il tentativo di tornare a sperare, seppellire l’odio e i conflitti e vivere una vita normale. Il ritmo narrativo è accattivante, rapido e realistico, tipico del reportage. Il montaggio è curato ed evocativo. Il Mio Nemico è una narrazione parallela capace di mostrarci entrambi i lati del fronte di una guerra taciuta e sanguinosa che porterà lo spettatore faccia a faccia con la cruda realtà della Libia.

La docu-serie ha due protagonisti. Il primo è Mohamed ed è marocchino. E' un ristoratore rimasto senza lavoro in Campania. Viene convocato da Luigi Pelazza con la scusa dell'offerta di un lavoro a Milano come lavapiatti. Mohamed accetta e Luigi, subito dopo, gli confessa che lo vorrebbe infiltrato nella Moschea di Milano per capire se esistono ragazzi pronti a partire per combattere come foreign fighters. Mohamed accetta in nome di tutti i musulmani che credono in un Allah buono e non violento.

Il secondo è un videomaker dell'Isis, un ragazzo tunisino incontrato a Tunisi da Mohamed. E' già in contatto con le persone che potrebbero condurlo in Libia per unirsi alle milizie dello Stato Islamico. Mohamed gli passa il testimone e gli affida la missione di infiltrarsi in una cellula dell'Isis come videomaker. Deve fare propaganda realizzando i filmati che documentano azioni di guerra.

Di solito il narratore di un documentario non è sul campo. Luigi Pelazza è invece un regista sul campo che vive in prima persona la realtà che racconta e segue da vicino l'attività degli insider che ha infiltrato. La condivisione dei pericoli permette di trasmettere al pubblico tutte le emozioni e le tensioni vissute sul campo di battaglia. Il cuore del racconto si svolge a Bengasi, in Cirenaica (Libia orientale), durante gli scontri che nel luglio 2017 hanno portato alla liberazione della città dalla presenza di terroristi islamici dopo tre anni di combattimenti.

EPISODIO 1: L'INFILTRATO

Come può un normale immigrato nordafricano, ormai già cittadino italiano, intraprendere un percorso di radicalizzazione che lo porterà ad abbracciare la causa dello Stato Islamico? In questa prima puntata lo scopriremo. Vivremo la quotidianità di chi, a Milano, approccia gli ambienti dell’islamismo più radicale fino a carpirne la !ducia e ottenere la possibilità di raggiungere la Tunisia per proseguire il percorso verso la Libia. Nel contempo Luigi Pelazza si preparerà a raggiungere egli stesso la Tunisia e, da lì, la Cirenaica. Trovare i giusti referenti per ottenere i visti necessari a passare il confine libico, assicurarsi la protezione e l’appoggio dell’esercito del Generale Haftar, programmare l’itinerario e il percorso in una zona di guerra non sarà un’impresa semplice.

EPISODIO 2: OLTRE LA LINEA DEL FRONTE

Un nuovo, misterioso insider prosegue laddove il primo si era fermato: infiltrarsi tra le milizie libiche dello Stato Islamico. La sua sconvolgente quotidianitˆ si alterna a quella del suo referente, Luigi Pelazza che, nel frattempo, riesce a passare il confine e raggiungere Bengasi. Dinanzi ai suoi occhi l’immagine di una cittˆà ferita, da poco liberata dalle truppe del sedicente Stato Islamico, che hanno lasciato profonde cicatrici nell’animo della gente. Il racconto prosegue attraverso le immagini e la viva voce di chi ha partecipato, sub“ito, combattuto per questa guerra: persone comuni, soldati feriti e politici. Mentre Luigi si appresta a raggiungere la linea del fronte, accompagnato da un colonnello delle truppe di Haftar, l’infilltrato fa perdere le sue tracce. Luigi non può immaginare che, impossibilitato a contattarlo, sta comunque continuando la sua missione...

EPISODIO 3: LA GUERRA NON CAMBIA MAI

L’atroce quotidianitˆà dell’infilltrato, fatta di indottrinamento, raid, interviste a futuri "martiri" realizzate per essere diffuse nel web come veri e propri fillmati pubblicitari, va di pari passo con l’arrivo di Luigi Pelazza al fronte del porto di Bengasi, una delle ultime zone ancora in mano alle milizie dell’Isis. Faccia a faccia con la guerra, la morte, la paura e il coraggio, Luigi -e noi con lui- affiancheràˆ i soldati di Haftar nella battaglia !nale per la liberazione di Bengasi. Mentre l’esercito del Generale libico avanza, Luigi riesce a recuperare fortunosamente i filmati dell’infiltrato che, nel frattempo, ha fatto perdere le sue tracce. Il mistero sulla sua !ne, e la tanto preziosa quanto drammatica ereditˆ che ha donato a Luigi, chiudono l’episodio aprendo una riflessione sull’orrore e l’assurditˆà della guerra che, purtroppo, non cambia mai.