Gianna Nannini, sono punk ma per favore niente foto!

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Gianna Nannini in concerto (Foto di Francesco Prandoni)
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L’artista senese è partita col tour nei teatri. Non ha mai nascosto la sua passione per il punk e per il rock. Per quei Seventies che sono protagonisti di Vinyl, la serie di Sky Atlantic in onda ogni lunedì alle ore 3.00 in versione originale sottotitolata (poi in replica in seconda serata) e alle 21.10 in versione doppiata. La abbiamo intervistata

di Fabrizio Basso

Gianna Nannini riparte ruvida. Non che in passato abbia avuto momenti dolci, certo qualche ballad, qualche momento acustico, ma lei, nella musica e anche nel look, ha sempre oscillato tra il punk e il rock. E ora che gli anni Settanta, i leggendari Seventies raccontati da Martin Scorsese e Mick Jagger nella serie Vinyl (in onda in esclusiva su Sky Atlantic), sono più attuali che nel loro decennio, lei, col suo Hitstory Tour, ha il coraggio di portarli a teatro.

Gianna Nannini porta lo scompiglio nei teatri. La forza delle chitarre rimanda al punk.
E’ un genere che mi ha dato tanto.
Come lo ha incontrato?
Mi sono avvicinata al punk con i Clash e i Sex Pistols.
Il suo pregio?
Ha messo insieme delle persone a suonare senza che lo sapessero fare veramente.
Cosa le ha insegnato?
A suonare d’istinto.
Come lo definirebbe oggi?
Rappresenta un momento di rivoluzione musicale perché non è controllabile.
Come i suoi concerti?
Io parto con tre brani punkeggianti ma eleganti: America, Avventuriera (mancava dal vivo da circa vent’anni, ndr) e Possiamo sempre.
Lei è una figura unica nel panorama musicale italiano.
Per essere, per fare il rock ci vuole la voce.
Quella non le manca.
Ho imparato dalle voci nere, penso a Otis Redding, Nina Simone, Ray Charles. E anche a Edith Piaf.
Sono voci estinte. E non sembra in giro ci siano eredi.
Sarà sempre più difficile trovare cantanti come me perché l’uso degli auricolari ha cambiato il mondo. Tutti cantano bene, il ritorno della tua voce è buono e questo è motivo di soddisfazione. Con i monitor dovevi osare, dovevi spingere per sentirti.
Perché non vuole foto ai suoi concerti?
I live sono una cosa seria e bisogna limitare le distrazioni. Tra tablet e cellulari non te lo godi, diventa un grande karaoke. Non ho voluto video né led anche sul palco: distraggono.
Torniamo al rock e al punk: il tour è teatrale ma non si riesce a stare seduti.
Io è così che io voglio un concerto, con la gente che non sta ferma un momento. Una cosa rock davvero. Farà eccezione solo la data del 14 maggio all’Arena di Verona, dove tutto sarà arrangiato per la Bohemian Simphony Orchestra e ci saranno ospiti che hanno con me qualcosa da condividere.

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