Gomorra - La serie, c'è Imma la boss sul divano

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Maria Pia Calzone è Imma Savastano - foto Emanuela Scarpa © 2014 Sky Italia S.r.l. - Cattleya S.r.l. - Fandango S.r.l.
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E' la moglie di Pietro Savastano, il capocupola, e la mamma di Genny. Ma è anche mamma e moglie nella vita. Maria Pia Calzone ci racconta il suo personaggio e il suo essere donna. La incontrate ogni martedì alle ore 21.10 su Sky Atlantic e Sky Cinema 1

di Fabrizio Basso

Il momento della chiacchiera coincide con una pausa a bordo piscina mentre il figlio, che ha cinque anni, macina vasche. Maria Pia Calzone in realtà sono due. Perché in Gomorra - La Serie è la moglie del boss Pietro Savastano e la mamma di Genny. E nella vita funziona allo stesso modo. Nella legalità, ovviamente. Ma è sempre mamma e moglie. Ogni martedì alle ore 21.10 su Sky Atlantic e Sky Cinema 1 è Imma, una delle figure più complesse della serie. Perché è donna, perché è indecifrabile, perchè è uno scrigno colmo di mistero.

Maria Pia, alcune biografie dicono che lei è napoletana d'adozione: che significa?

A Napoli sono attenti alle radici. La mia famiglia viene dal beneventano, io sono stata un periodo a Brescia e poi a Napoli. Quindi sono una adottata.
Ora dove sta?
A Roma.
Come è entrata in Gomorra - La serie?
All'antica, con un normale casting.
Che sapeva della storia?
Nulla tranne che la violenza che la invadeva non era normale.
E' una cattiva perfetta.
I ruoli cattivi mi fanno crescere l'appeal, mi piace crogiolarmi nel nero dell'animo umano. Mi piace entrare in personaggi complessi che non muovono simpatia.
Lei ha anche un ruolo da capo-famiglia. Inteso in senso camorristico.
Mi ritrovo un marito in prigione e un figlio che ha una sudditanza psicologica verso Ciro, il braccio destro di mio marito. C'è un vuoto di potere, nessuno crede che possa sostitutire mio marito e io vi stupirò. Compiendo anche atti impopolari verso mio figlio.
Quante storie nelle prime puntate per cambiare il divano di casa: proprio una donna insopportabile!
Non avrei mai detto che quella scena entrasse così nella memoria collettiva.
Ma anche nella vita quotidiana è così rompiscatole?
Vado per simpatia. I negozi che frequento li scelgo per simpatia ma guai se tradiscono.
Speriamo non li faccia fuori come nella serie, gli antipatici.
Assolutamente, li depenno dalla mia geografia e finisce lì. Ma se una molla del divano salta allora mi arrabbio.
Chissà che tensione stare con lei davanti a una vetrina.
Mi crea confusione, meglio evitare.
Suo marito sarà terrorizzato quando deve farle un regalo.
Una volta mi ha regalato un brillante: quando lo ho visto ho fatto una faccia così brutta che lui non ha fiatato. E sono tornata in negozio da sola per cambiarlo.
Spero che l'intervista le piaccia... Difficile lavorare in una serie così lunga?
Serve l'autodisciplina. E poche distrazioni, anche perché in mezzo c'è la vita di tutti i giorni. Quando interpreti a lungo un personaggio tu sei lui e lui è te. Il rischio è l'assuefazione che poi sfocia nella sciatteria. Ecco perché serve l'autodisciplina.
Lei ha lavorato molto sotto la regia di Cristina Comencini: come è stato?
In realtà ho lavorato con tutti e tre, quindi anche con Stefano Sollima e Claudio Cupellini. Capita di lavorare con doppie unità, di avere più registi di riferimento.
Ma i due episodi che la hanno come protagonista assoluta sono diretti dalla Comencini.
Ogni volta che la mia posizione cambiava, resettavo. Francesca è una donna sensibile, emotiva, che non ha vergogna a mostrare la sua fragiltà. Sollima è di quelli, invece, che invitano a non preoccuparsi mai. Comunque la materia era faticosa e Francesca lasciava tanta libertà. Dà libertà di proporre, è istintiva. E alla fine ti dice se quello che doveva arrivare dall'interpretazione è...arrivato.
Che ruolo vorrebbe fare?
Mi manca la commedia all'inglese.
Una Mary Poppins 2.0?
Magari. Ma il fisico e il volto mi tengono lontano da quei ruoli. Eppure non sa come farei un film per bambini o anche la strega cattiva.
In passato è stata la Vergine Maria né L'inchiesta e un trans in Mater Natura: l'amore sacro e l'amor profano.
E' più facile fare la camorrista che il trans. Quello è davvero un doppio salto mortale.
Ma la camorrista la ha fatta per molto più tempo.
Lavorare nei luoghi reali è emotivamente forte. La sera mi portavo a casa il personaggio.
Quindi chiedeva il pizzo a suo figlio?
No...ma sono severa e apprensiva. L'altro giorno mi ha detto che sono la mamma più cattiva del mondo.
Non ci dica che lo ha fatto punire da qualcuno del clan.
Assolutamente no, gli ho semplicemente detto che me la natura gli ha dato e me si tiene.
Ora che sta facendo?
Sono ferma.
Le pesa?
Un po'. Gli attori si dividono in mitomani e maniaco-depressivi. Lo sapeva?
No. E scommettiamo che lei è del secondo gruppo.
Giusto. Mi dico che non mi hanno scelto perché ero sbagliata e me ne faccio un cruccio. Per i mitomani è sempre colpa degli altri.
Eppure è così ironica.
Vero, eh? Fare Gomorra - La serie mi ha dato felicità, ero sempre contenta. Io non investo sulle aspettative, vivo alla giornata. Le cose o succedono o non succedono. Senza pensarci troppo se no si va al manicomio.
Come se la cava con i social?
Dopo la fase scettica ora twitter mi diverte. E' l'evoluzione dello spettatore che dopo lo spettacolo viene in camerino a farti i complimenti. E' il calore umano del teatro abbinato all'immediatezza del complimento. Rispondo io e cerco di rispondere a tutti.
Comodamente seduta sul divano?
Solo se la molla è a posto.

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