1994, la colonna sonora della serie tv, tra Capossela, Afterhours e Blur

Sky Atlantic è pronta per farci salire in una speciale macchina del tempo e (ri)portarci nel 1994 , terzo e ultimo capitolo della trilogia iniziata con 1992 e proseguita con 1993. L'apputamento con la serie è ogni venerdì alle ore 21.15 a partire dal 4 ottobre. Nell'attesa vi raccontiamo un po' della colonna sonora, davvero speciale. E per scoprire ancora di più c'è lo speciale: 1994: le anticipazioni sulla serie tv .

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(@BassoFabrizio)

Ogni anno, dalla notte dei tempi, ha qualche evento che lo caratterizza e che verrà sottolineato negli archivi della memoria e della storia. Ma ci sono anni che hanno pagine pregne di significato e conseguenze per le stagioni a venire. Non sono molti, ma ci sono. Uno di questi è il 1994, che verrà ripassato su Sky Atlantic a partire dalle ore 21.15 di venerdì 4 ottobre. Lì, in quei mesi convulsi, politicamente, socialmente e umanamente, l'Italia è cambiata. E' un anno spartiacque, un anno di quelli che sono un limine ideale nel suo segnare il territorio, ma netto come una cicatrice nei fatti.

La serie ideata da Stefano Accorsi è dunque accompagnata da una colonna sonora imponente. Si parte con la versione di A tratti dei C.S.I., band padana epica (impossibile pensando a loro non citare Emilia Paranoica, fatta quando si chiamavano CCCP), con, tra gli altri, Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti. Subito dopo arriva Michael Stipe con i REM, veri rivoluzionari del rock fino al 2011, quando si sono sciolti. Tutto quello che ha fatto e farà Stipe è fortemente riconducibile a lui per quanto ci sia chi muove qualche obiezione: i suoi testi utilizzano spesso la tecnica del cut-up mutuata da William Burroughs. Di che si tratta? Di liriche criptiche e immaginifiche che non sono non riconducibili a una persona fisica, nel caso specifico a Stipe. In 1994 il brano scelto è What's the Frequency, Kenneth?.

I Soundgarden di Chris Cornell e Kim Thayil entrano nella serie di Sky Atlantic con due brani che sono The Day I Tried to Live e Black Hole Sun. Altra band che lascia un segno importante e plurimo sono i Portishead, i papà del trip-hop. Eseguono Glory Box e Roads, entrambi tratti dall'album Dummy. Non poteva mancare, nei frizzanti anni Novanta, l'ìncursione nel brit-pop. Due sono i gruppi che hanno segnato, per musica e rivalità, quel decennio. Uno è quello dei Oasis e dei rissosi fratelli Gallagher. Ma qui, nella soundtrack di 1994, troviamo i Blur con The Universal - 2012 Remastered Version. Una sorpresa, anche per me, è stata trovare la canzone Que reste-t-il de nos amours del francese Charles Trenet, uno degli chansonnier più rappresentativi del Novecento (immensa la sua La Mer). Un tocco di dolcezza in un anno, per l'Italia, che ha ancora oggi, a un quarto di secolo di distanza, tanti lati oscuri.

Elemento di fascino è la ricerca minuziosa fatta da chi ha lavorato alle musiche di 1994, l'avere utilizzato artisti che oggi non sono proprio così celebri ma che in quel periodo stavano spesso in classifica. D'altra parte la musica si muove più livelli, è stratificata. Da questo capillare lavoro di indagine musicale ecco emergere Rock Star delle Hole, Ruby sees all the dei Cake e A Girl like you di Edwyn Collins. Ti fai le orecchie a certe sonorità ed ecco a spiazzarti Ecceziunale...veramente di Diego Abatantuono, il brano che dà il titolo all'omonimo film del 1982 diretto da Carlo Vanzina. Una canzone che oggi, quasi 40 anni dopo, continua a essere ascoltata e amata per quello che...non dice. Ritorniamo all'estero con Mark Lanegan e la sua Sunrise, con Soul Coughin che interpretano Is Chigao Is not Chicago. Non può mancare, raccontando quell'Italia un po' festaiola, un passaggio nei ritmi latini: So tinha de ser com voce ha le tonalità e il ritmo di Elis Regina e Antonio Carlos Jobin. Somebody That I Use to Know è un piccola perla preziosa inventata da Gotye e Kimbra.

Come gran finale mi sono tenuto cinque canzoni, tre italiane e due straniere, con un peso specifico particolare. Parto da oltreconfine con Nutshell degli Alice in Chains, gruppo che fa parte di quella che è entrata nei libri di storia della musica come scuola di Seattle. Oscillano tra il grunge e un metal alternativo. Il brano arriva dall'album Jar of Flies. Poi ci sono i Massive Attack con Karmacoma - Rhe Napoli Trip (album Protection - The Remixes): inglesi di Bristol, si contendono (o condividono) con i Portishead la corona di creatori del trip-hop. Sono nati come un collettivo, ribattezzato Wild Bunch, il loro suono è così identificabile che c'è chi, pensando a loro, fa riferimento al Bristol Sound.

Ed eccoci a giocare in casa, con tre nomi che, ognuno a suo modo, hanno scritto pagine di musica epiche. Parto da Nuotando nell'Aria dei Marlene Kuntz. Cristiano riesce a trasmettere sensazioni quasi palpabili con l'odore dell'amore nella mente e il cuore, che ossessivo, ripete: cosa manca? Se qualcuno ne esce un po' confuso non può che ascoltare Che Cossé l'Amore di Vinicio Capossela: alla fine della canzone troveremo la risposta? Direi di no ma di certo ci offrirà parecchi spunti di riflessione, tipo di chiederlo al vento che cosa è, anzi cossè, e magari è un sasso nella scarpa. Si chiude con gli Afterhours di Manuel Agnelli e la loro Padania, che è anche il titolo di questo album pubblicato nel 2012. Questo pezzo ci lascia con un interrogativo inquietante come lo sono alcune situazioni messe a fuoco dalla storia del 1994: il quesito è che quello che puoi, che vuoi avere, beh, non si realizzerà perché non ricordi ciò che è al centro dei desideri.

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