bnkr44, fuori l'album Tocca il Cielo: "E' il nostro progetto più difficile"
Musica
Il nuovo disco della band è variegato, eterogeneo e ambizioso. Pochi ma centrati i featuring: Ele A, Pino D'Angiò, 18 K e la coppia Emma Nolde-Tedua. INTERVISTA
Il nuovo progetto dei bnkr44, il quarto in studio, si chiama Tocca il Cielo perché la band rappresenta così una azione metaforica di chi aspira a salire sempre più in alto, a conquistare gli obiettivi che tutti si sono dati durante il loro percorso. Il 2024 è stato un grande anno per i bnkr44, hanno avuto successo e conquistato consensi e con Tocca il Cielo la missione è raggiungere sempre nuove vette. Stasera, venerdì 4 aprile, concerto evento nella loro Empoli.
Ragazzi, partiamo dalla storia di Tocca il Cielo.
Il titolo viene dalla canzone omonima, è una frase di incoraggiamento, non è celebrativa, è un incoraggiamento verso gli altri a provarci senza avere timore di fallire e accettare paure e insicurezze. É anche una metafora: il cielo non si tocca, che è un po’ un mantra nostro, sottolinea quello che abbiamo fatto noi venendo da Empoli, ci siamo semplicemente uniti e ci stiamo provando.
Lo possiamo definire un concept album?
No, non c'è un filo conduttore preciso, una estetica marcata per ogni pezzo, è un album molto vario ed eterogeneo. A legare tutti i pezzi c'è il fatto che rappresenta il momento in cui son stati scritti, quello che stavamo vivendo realmente. Ci sono pezzi nati appena dopo il nostro Sanremo nel 2024, quando le cose andavano molto bene, e ci sono pezzi autocelebratici tipo Castello d’Oro, che parla del venire dalla provincia e di avercela fatta. Alcuni sono stati scritti in tour, altri nascono da insicurezze provate durante un anno bello pieno di lavori e di scelte da fare, con i relativi dubbi. Non ci sono tanti pezzi d’amore, si sente che ci siamo concentrati sul fare musica, su altro, ci sono meno episodi d’amore rispetto al passato e si sente. Siamo stati introspettivi nella scrittura, in passato siamo stati più astratti mentre ora più espliciti.
Come gestite l’esser quasi riusciti a toccare il cielo?
Il nostro picco è stato il Festival di Sanremo dove abbiamo avuto grosse soddisfazioni, poi certo ci sono state insicurezze e pressioni e abbiamo anche molto sofferto. In tutto questo però la nostra modalità non è cambiata, il modo in cui facciamo musica non è mutato, non ci sentiamo realizzati o migliori, però ci sono testi più scuri. Tocca il Cielo è un disco più difficile rispetto agli altri. Prima i tempi erano molto brevi e ora é tutto più diluito. Questo album è il risultato di un grande lavoro, tanti produttori, tante mani insieme, abbiamo anche scritto molti più pezzi, è un album con tante tracce.
In cosa il processo creativo è stato complesso?
Se scegliere il singolo da far uscire è piuttosto facile, scegliere che cosa va dentro al disco e cosa no è difficile come è difficile mettersi d'accordo in tal senso. La difficoltà più grande resta quella di prendere delle scelte, creare e fare pezzi che devono soddisfare noi per primi.
Avete un metodo definito?
Noi come gruppo non scriviamo mai tutti insieme quindi è anche complesso conciliare le idee di tutti quanti. Abbiamo anche influenze diverse e gusti musicali diversi che sono una contaminazione positiva, ma quando siamo insieme è sempre difficile scegliere il sottofondo musicale, quindi optiamo per i podcast (ridono, ndr).
Il modo in cui lavorate per certi versi ricorda la wave K-Pop: come è stata la vostra esperienza in Corea?
Abbiamo pure imparato qualche parola in coreano! Noi siamo tutti autori, le canzoni sono scritte da noi al cento per cento, c'è più lavoro artigianale. In Corea è stato bellissimo, anche le persone che non ci conoscevano erano gasate, là siamo visti come alieni, ci fermavano e chiedevano foto; durante il live le persone erano felicissime! Il k-Pop lì è una cultura fortissima e inoltre la fan base è molto predisposta ad ascoltare artisti sconosciuti.
Capolavoro come primo estratto, Spa Cabaret come singolo, come mai queste scelte?
Capolavoro è l'unica traccia in cui cantiamo tutti, era naturale fosse il primo estratto. Per il primo singolo Spa Cabaret ci pareva giusto per inaugurare un nuovo progetto, tra l'altro è un brano che è stato finito proprio in Corea. Non era terminato ma dovevamo girare il videoclip durante il live di Seoul quindi abbiamo finito il pezzo letteralmente in camera d’hotel poco prima per poter girare il video.
Quante litigate ci sono in questo album?
Tantissime ma considera che ci sono anche tante tracce; la verità è che ogni volta ne usciamo più uniti, le discussioni sono costruttive sempre, non trovarci d’accordo è una costante, siamo tanti e abbiamo idee differenti per i visual e per l’immagine che vogliamo dare di noi sui social, infatti tendiamo a over produrre sempre. Comunque è sempre costruttivo litigare e discutere.
In (OKKEY!!!) parlate dell’ansia generata dalle aspettative: come la combattete?
Noi siamo un gruppo, siamo tanti e questo smorza la tensione perché le scelte non pesano su una persona sola. Un modo è sicuramente fare più musica possibile, più vai in studio più questa ansia passa, più pezzi crei più ti senti sicuro, più fai pratica meglio è. Ci rassicura pensare al passato, c'erano pezzi che andavano forte e non avevamo alcuna aspettativa, a volte vorremmo tornare a quella spontaneità, più passa il tempo e più i compromessi si alzano. (OKKEY!!!) è stato scritto nel 2023 mentre volevamo provare a fare Sanremo, eravamo scarichissimi.
Perché la scelta di rappresentarvi come uomini alati nella copertina dell'album?
Arriva dalla direzione artistica, abbiamo visto un vecchio shooting di una fotografa polacca dove c’era questo bambino con le ali fatte di capelli, un concetto fighissimo, abbiamo pensato, lo facciamo anche noi ed eccolo qui. In origine non doveva essere la copertina, poi lo è diventata. Ovviamente c'è una connessione con la metafora del cielo, con il volare. Il colore rosso non era l'unica opzione, c’era anche il blu! Insomma, all'origine la copertina doveva esser tutta un’altra cosa.
Mi dite qualcosa sul Tocca il Cielo Fest di venenerdì 4 aprile?
Nasce con l'idea di un concerto che voleva far venire la gente ad Empoli, un po' per orgoglio, per sottolineare le origini e mostrare che non è obbligatorio fare roba solo a Milano. Da qui abbiam deciso di fare il release proprio a Empoli, vogliamo sia qualcosa che giustifichi lo spostamento e lo abbiam fatto diventare un festival intero, è uno spazio che volevamo. Doveva esser più semplice in origine ma poi si è evoluto in tutto questo.
Essendo un festival/release suonerete l'album per intero?
Suoneremo tutto l'album ma anche pezzi vecchi. Chi scrive in provincia è mosso spesso dalla noia o dal non aver niente da fare e noi crediamo che sia più facile scrivere quando si è in mezzo a tante cose, se stai sempre fermo non hai stimoli.