Il confronto tra materia, spazio e percezione è un viaggio intenso accompagnato da una sua sonorità
Una pittura che si muove tra controllo e libertà, costruzione e istinto, lasciando emergere le contraddizioni che abitano la materia e la percezione. È la ricerca al centro di Dark Balance, la mostra personale di Anastasia Giuntoli-Starovoitova, curata da Martina Cavallarin e ospitata dall'11 al 31 ottobre alla Gervasuti Foundation di Venezia. Il progetto è presentato come evento speciale (Diary #12) del Padiglione Nazionale della Repubblica Unita della Tanzania alla 61ª Biennale Arte 2026. La mostra riunisce dipinti di diversi formati, ampliando il percorso avviato dall'artista con le due grandi tele esposte nel Padiglione. Il lavoro sulla superficie si traduce in un'indagine sulle possibilità espressive dell'astrazione: il bianco e il nero definiscono un campo di forze, mentre la materia pittorica registra il confronto tra impulso e disciplina, profondità interiore e dimensione universale. Non una ricerca di sintesi definitiva, ma un processo aperto, nel quale gli elementi opposti mantengono la propria identità e concorrono a generare nuove relazioni.
In questo percorso, la pittura diventa uno strumento per interrogare ciò che si colloca oltre la rappresentazione immediata. Il gesto artistico non descrive la realtà, ma ne esplora le tensioni latenti, trasformando la tela in uno spazio di sperimentazione in cui emozioni, stratificazioni e forme si organizzano secondo equilibri continuamente ridefiniti. La personale veneziana rappresenta una nuova tappa del dialogo tra Giuntoli-Starovoitova e Martina Cavallarin, consolidato attraverso una collaborazione curatoriale ultradecennale. Dalle mostre veneziane del 2014 alla personale Di sogni & incubi, presentata a Milano nel 2016, il confronto tra artista e curatrice ha attraversato le diverse evoluzioni di una ricerca incentrata sull'astrazione e sulle connessioni tra immaginario, inconscio e costruzione formale.
Nata nel 1973 ad Arkhangelsk, nell'allora Unione Sovietica, e cresciuta a Kiev, Giuntoli-Starovoitova si è laureata in Economia prima di dedicarsi al design d'interni e successivamente alla pittura. Il suo percorso si riflette in un linguaggio nel quale l'intensità del gesto convive con un'attitudine analitica, dando vita a composizioni che coniugano libertà espressiva e rigore strutturale. Dark Balance si inserisce nel programma del Padiglione Nazionale della Tanzania, sviluppato attorno al tema Minor Frequencies: The Inner Life Of A Nation, a cura di Martina Cavallarin e Lorna Benedict Mashiba. Il progetto curatoriale esplora le molteplici dimensioni dell'identità nazionale attraverso esperienze soggettive e geografie differenti. In questo scenario, la ricerca di Giuntoli-Starovoitova introduce una riflessione sulle dinamiche interiori e sulla possibilità di leggere le contraddizioni come componenti essenziali di un equilibrio in divenire. A fare da cornice alla mostra sono gli spazi di archeologia industriale della Gervasuti Foundation, che contribuiscono a definire un'esperienza di fruizione in cui opere e architettura entrano in relazione, ampliando il confronto tra materia, spazio e percezione.