Yna: "La Luce Naturale parte da dentro e conduce all'essenza delle cose"
MusicaLa cantautrice romana si muove nella notte per esorcizzare le sue paure e nel viaggio catartico è accompagnata da una luminosità non artificiale. L'INTERVISTA
Una casa in fiamme, una giovane donna sdraiata che osserva, la cenere e la luce, le speranze e il disincanto: già la cover è un manifesto programmatico interiore. Luce Naturale è il nuovo progetto di Roberta Staffieri, in arte Yna, ed è un florilegio di canzoni catartiche, che aiutano a fare ordine nelle macerie interiori in cerca di quella stella polare che colora la notte e segna una nuova rotta.
Roberta partiamo da Luce Naturale: so che ha avuto una lunga gestazione: quindi come ci hai lavorato e quando hai capito che era il momento di condividerlo col pubblico?
L’idea dell’Ep non nasce subito, di solito si scrivono brani, si fanno uscire e si impacchettano. Io cambiato produttore dunque questo non è un concept precostituito: sono partita dai singoli, ognuno era un mondo a sé: L’Ep è il collante, accoglie le canzoni. Lavorare su un progetto richiede tempo, è impegnativo a livello di realizzazione: tra testi, visual e grafiche ci ho lavorato circa un anno e mezzo.
La luce naturale è il faro di una macchina: in cosa è ipnotico e in cosa è metafora della vita?
La luce abbaglia, fa vedere bene le cose. Di notte che non si vede niente e la luce diventa fondamentale per seguire un percorso, il problema è se sbagli luce, se confondi la naturale con l’artificiale e tutto diventa effimero. La luce naturale parte prima da dentro e fa conoscere l’essenza delle cose.
Queste canzoni sono anche il passaggio ideale verso una età adulta: tu oggi hai una stella polare da seguire?
Il punto focale resto io, già da piccola ho iniziato a cercare chi fossi e oggi non ho ancora un risultato ma resto in ricerca. Riferimento è un sound che mi piace insieme all’identità artistica e ai rapporti umani che si creano: da lì arrivano le ispirazioni.
Sulla cover c’è la casa delle bambole: la tua brucia e con lei bruciano le credenze che hanno accompagnato la nostra crescita; Casa di Bambola di Ibsen termina con una porta che si chiude e la protagonista, Nora, parte spinta dalla necessità di auto-determinazione, della affermazione della dignità di essere umano, nonché di ribellione volta a vincere la condizione di subalternità. Due epoche ma lo stesso bisogno di identità e libertà?
Praticamente sì, la donna ha sempre bisogno di autodeterminarsi ed essere riconosciuta. E’ complicato trovare un compromesso che ti renda libera, non essere strega né santa ma potere seguire desideri e assecondare le fragilità. Vengo da una tradizione culturale mediterranea con concetti precostituiti. Voglio determinarmi a prescindere da quello che mi hanno insegnato a casa.
Oggi possiamo dire che oggi non “vedo l’ombra correr dietro me”? Che sei in pace con te stessa?
Il significato è un altro, lei mi insegue ma ora le sto davanti. Sono molto in pace con me stessa, come nelle maschere apotropaiche riesco a liberarmi del maligno.
Ci sono in giro ancora troppi criminali del cuore, che ci giocano e poi li lasciano a essiccare? Hai imparato a riconoscerli?
Ci casco sempre e nonostante continui a chiedermi perché non imparo mai.
Ora che siamo entrati in autunno, se ti volti indietro ti dici L’Ennesima Estate oppure non c’è stato bisogno di troppi gin tonic per nascondere amare veritas?
E’ stata una bellissima estate, coerente con me stessa nelle decisioni che ho preso, più passa il tempo più so ciò che voglio e non scendo a compromessi. Se non mi tradisco resta una bella estate. I Gin Tonic sempre dopo cena.
Chi sono i membri della “Dead poet society”?
Tanti che mi hanno ispirato, uno è Charles Baudelaire, le sue immagini le ho sempre più dentro rispetto a tanti altri. Poi Zamim Hikmet e il concetto del mare; e ancora Franco Armini e Alda Merini. Vorrei tanto fare un libro poesie.
C’è da qualche parte un Bosco sul quale “rimane un cuore inciso nella legna”? E’ una immagine molto romantica, è quello che accadeva prima che le ringhiere fossero invase dai lucchetti.
Assolutamente sì ed è a Terraverde, vicino a Matera, dove ho una casetta nel bosco con i miei genitori. Coi cugini era un rifugio, era la casa dei bimbi sperduti dove cucinavamo e lì c’è inciso un cuore col mio nome. Ci vado ancora quando posso e la storia si tramanda perché ora celebriamo lì il compleanno di mio nipote. Bosco è la guarigioni, la sola canzone che ho scritto e prodotto
Continui a esagerare con l’acqua minerale per non dimenticare certe bugie?
Eccome ed è la prova che scrivo cose vere. Se la luce non è quella giusta devo restare lucida.
Parlami dei concerti che accompagnano Luce Naturale e dimmi anche se stai scrivendo cose nuove.
Terrò un concerto a novembre a Locarno, poi un altro a Roma e per Natale a Matera e gli altri arriveranno. Nelle prossime settimane uscirà una versione acustica de L’Ennesima Estate perché tutto nasce col pianoforte e amo fare conoscere al pubblico l’anima del pezz