Ivan Segreto racconta Memore, brano con Sergio Cammariere: "La musica ha bisogno di tempo"
Musica Ivan Segreto e Sergio Cammariere in un frame dal videoclip di MemoreIl cantautore siciliano presenta la nuova canzone condivisa con Cammariere, tra memoria, consapevolezza e sensibilità mediterranea. Il singolo anticipa il prossimo disco di inediti, un progetto che mette al centro l'incontro tra voci e identità musicali affini. Ecco cosa ha raccontato ai microfoni di Sky TG24. L'INTERVISTA
Il passato non smette necessariamente di esistere quando diventa ricordo. A volte ritorna, si ripresenta nel presente e chiede di essere compreso, prima di poter essere lasciato andare. È da questa riflessione che nasce Memore, il nuovo brano di Ivan Segreto, che vede la partecipazione straordinaria di Sergio Cammariere e si sviluppa come un dialogo intimo tra memoria, emozioni e consapevolezza di sé.
Le voci dei due musicisti si incontrano su un tessuto sonoro raffinato, impreziosito dagli archi, dando forma a una canzone che invita ad ascoltare ciò che si muove dentro di noi, oltre ciò che percepiamo attraverso i sensi. Un incontro artistico che affonda le radici in una sensibilità condivisa e in una concezione della musica come spazio di ricerca, espressione e scoperta.
A rendere ancora più personale il progetto è il videoclip (che potete guardare nel video che trovate in alto, la clip posta in testa a questo articolo), girato nell'appartamento romano di Cammariere. La casa diventa il luogo simbolico di un incontro in cui le suggestioni di Segreto trovano spazio nella musica e si trasformano in un'esperienza condivisa. Un contesto quotidiano che restituisce il senso di una collaborazione fondata sulla stima reciproca e sulla vicinanza artistica.
Dopo Modo, il brano realizzato con Mario Venuti, Memore rappresenta un'altra tappa del percorso che condurrà al prossimo disco di inediti di Ivan Segreto. Un lavoro pensato per essere ascoltato senza fretta, attraverso canzoni stratificate, incontri vocali e sfumature che richiedono tempo per essere assimilate.
Abbiamo incontrato il cantautore per farci raccontare la genesi del brano, il rapporto con Sergio Cammariere, il ruolo degli archi e il significato che la memoria assume nella sua scrittura, ripercorrendo anche i cambiamenti di un percorso artistico iniziato oltre vent'anni fa.
Ecco cosa Ivan Segreto ha raccontato ai microfoni di Sky TG24.
L'intervista a Ivan Segreto
In Memore il ricordo non sembra essere soltanto qualcosa che appartiene al passato, ma una presenza che continua ad agire nel presente. Che cosa significa per lei essere “memori” oggi?
È fondamentale avere quanta più coscienza possibile di ciò che si è stati nel passato per riconoscere ciò che si è nel presente. Il passato, ma anche il futuro, in modo diverso, sono profondamente legati al nostro presente; sono la sostanza del nostro presente. Memore racconta un momento di memoria di sé, di un frammento di consapevolezza di sé.
Come è nata Memore? C’è stato un ricordo, un’immagine o un’esperienza precisa da cui è partita la scrittura del brano?
Molto spesso il passato non è realmente passato. Lui ritorna, si ripresenta per permetterti di avere maggiore prospettiva e reale contezza di un modo di agire o di un modo di vivere un sentimento.
Il brano è nato da questa osservazione: nulla del passato è realmente passato fintanto che non lo si comprende con la mente, lo si accetta col cuore e poi lo si lascia andare.
Nel brano parla di ciò che gli occhi osservano e di ciò che il cuore riconosce come vero. Quanto è importante, nella sua musica, questa tensione tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo?
Ampliare il sentire è il mio principale interesse da più di un decennio oramai. I nostri cinque sensi possono facilmente ingannare, ma se vengono accompagnati dal cuore acquistano un altro valore, un'altra dimensione ed espressione. Il sentire sgorga da un'apertura verso se stessi, da una profonda accettazione di ciò che si è nel bene e nel male.
Ha scelto Sergio Cammariere per condividere questo brano. Quando ha capito che la sua voce e la sua sensibilità erano quelle giuste per Memore?
Io e Sergio ci siamo conosciuti a Sanremo anni fa, ormai. Mi ha sempre dichiarato affetto e stima e questa è sempre stata reciproca.
Il disco ha nuance molto diverse tra i brani, questo è quello che più si accordava allo spirito e alla sensibilità musicale di Sergio, secondo me. Ci sono davvero molti punti di contatto su come esploriamo la musica e la manifestiamo fisicamente.
Cammariere ha parlato della vostra comune idea del pianoforte come “motore della narrazione musicale” e della vostra sensibilità mediterranea. Quanto hanno contato le vostre radici siciliane e calabresi nel vostro incontro artistico?
Come ti accennavo prima, tra i diversi punti di contatto sicuramente c'è anche questo, la mediterraneità.
Il videoclip è stato girato nell’appartamento romano di Sergio Cammariere, uno spazio privato e personale. Che cosa avete cercato di raccontare attraverso quella scelta?
L'idea era quella di raccontare l'incontro in musica come un incontro in casa, che rappresenta il nido, il luogo del riposo e della partenza.
Io che porto a Sergio le mie suggestioni e le condividiamo in musica. Mi è sembrata una bella idea, estremamente reale e ordinaria nel senso positivo del termine.
Gli archi hanno un ruolo molto importante nell’atmosfera del brano. Come avete lavorato sulla dimensione sonora per trasformare il tema della memoria in qualcosa che fosse anche fisicamente percepibile?
Gli archi sono stati scritti da un mio caro amico, Accursio Cortese, compositore contemporaneo di Sciacca, il paese siciliano da cui provengo.
Sono davvero un rompiscatole quando si parla di arrangiamenti e Accursio ha dovuto un po' sudare lo spazio che gli ho dato, ma è stata una stupenda esperienza aver integrato il colore del quartetto d'archi nella mia scrittura: aiutano a costruire pathos. La tensione dello strappato degli archi sul ritornello, mentre la voce canta «lasciati andare alle follie dell'incanto...», crea, secondo noi, un contrasto stupendo. Le nostre voci docili e calme che tentano di sciogliere le tensioni del corpo e del cuore... Mi piaceva molto l'immagine sonora.
Dopo Modo, il duetto con Mario Venuti, arriva questo nuovo incontro con Cammariere. C’è un filo che lega queste collaborazioni e che anticipa il disco che sta preparando?
Questo lavoro è il mio primo lavoro condiviso, dove ho coinvolto altre voci a raccontare le mie canzoni e l'ho sempre immaginato come un momento importante. Ho coinvolto tre voci d'eccezione, personali, profonde, ricche di storia e memoria. Musicisti che hanno dato tanto alla musica italiana e mi hanno arricchito e mostrato il loro affetto e la loro stima. Cosa c'è di più bello?
Lei ha detto che ogni brano del nuovo progetto deve poter essere “assimilato nel tempo, senza fretta”. È anche una presa di posizione rispetto alla velocità con cui oggi la musica viene consumata e dimenticata?
Sì, ma è anche una necessità dell'ascolto. Il disco è davvero pieno di cose, di strati, di interazioni e significati, perciò richiede sicuramente più di un ascolto.
Dopo oltre vent’anni di carriera, quali sono le cose che il tempo ha cambiato nel suo modo di scrivere, ascoltare e vivere la musica?
Amo scoprire e ascoltare cose nuove che mi portano nuovi stimoli, ma il nucleo della mia musica so e sento che è rimasto lo stesso.
Oggi, a differenza del passato, mi vivo il rapporto con la scrittura e il pubblico in maniera decisamente diversa. La voglia di raggiungere le orecchie di quanta più gente possibile è rimasta, anzi è cresciuta, ma è cresciuta anche la consapevolezza che le cose più belle accadono nella calma o nella sana tensione, ma sicuramente mai nella fretta o nella smania. Perciò oggi mi godo di più quello che accade fuori e dentro il palco.