Vince May, l'album Peacefare: "Oggi guardare dall'altra parte significa essere colpevoli"
Musica
Il cantautore bresciano pubblica un progetto che è in primis impegno civile, un invito a guardarci dentro e a gestire più umanamente i demoni tecnologici. L'INTERVISTA
Peacefare è il nuovo album di Vince May, all'anagrafe Alfredo Rabaiotti. E' un progetto musicale profondo ed emozionale che riflette sulla pace ai tempi delle "guerre di
pace", intrecciando impegno civile, ricerca spirituale e memoria. Attraverso quattro brani ricchi di sfumature, dalla critica alla dipendenza digitale alle illusioni della propaganda, dalla tragedia palestinese vista con gli occhi di una bambina fino al conforto della speranza, l'artista bresciano firma un'opera intensa tra sonorità rock, tributi gilmouriani e country di stampo americano.
Alfredo partiamo dalla storia di Peacefare: come è nato e come ci hai lavorato?
Opero su temi sociali da sempre, ho lavorato fino alla sua morte con Rita Levi Montalcini. La musica per me forma è una d’espressione e alla luce del genocidio in Palestina e quella bugia che chiamano guerra di pace nonché il ritorno del neonazismo e del neofascismo ho sentito la necessità di esprimermi con la musica e citando Fiorella Mannoia non nel mio nome. Oggi stare in silenzio è essere colpevoli.
La cover è molto forte e dà adito a più interpretazioni: io penso a questa epoca di guerra quindi con una bomba a mano pronta a esplodere su un cuscino che trasmette un senso di famiglia ma anche al cuscino come elemento che attutisce l’esplosione: la tua idea?
Il cuscino è il propinarci su un cuscino di velluto la verità, il preservativo che avvolge la bomba è il guarda che non farà male ed è un ossimoro.
Oggi ti sei fatto una opinione di quale è la tariffa per ottenere la pace?
Assolutamente sì: penso che oggi sia difficile parlare di pace perché il vero conflitto è dentro di noi. La condizione che stiamo vivendo, figlia anche dei social che ci fanno stare con la testa china sui cellulari, ci ha tolto la principale risorsa che è la possibilità di fare crescere la personalità. Ho visto un calo drastico della volontà di lavorare su noi stessi, il conflitto ci distrae al punto che non ci curiamo della nostra crescita personale, di come possiamo trovare empatia per chi sta a milioni di chilometri. Tutta l’infelicità degli uomini deriva dal non sapere stare tranquilli nel nostro piccolo e oggi, ad aggravare la situazione, c’è anche il demone dei social.
Nella title track c’è una guerra che chiami pace: chi è il pazzo e il folle cui accenni al termine della prima strofa?
E’ una voce prevalentemente trumpiana ma lui rappresenta il pensiero comune di quello che ci rende pavidi mentre altri mandano avanti i loro interessi.
Già Francesco Guccini cantava “quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare” ed era il 1966, esattamente sessant’anni fa: che risposta ti dai nel 2026?
Finché non coltiveremo la memoria, e lo vediamo con neofascismo, quelle parole resteranno solo scritte nelle canzoni. Con tristezza dico che siamo ancora a guardare i vantaggi senza vedere gli effetti collaterali.
La musica può anestetizzare i discorsi che riempiono l’aria e le parole vuote?
Assolutamente sì se quella musica permette di toccare temi più grandi e universali. Io racconto attraverso i miei occhi, dunque ti dico di si, ma servono impegno e mettersi in discussione.
Farah ha la felicità scritta sulla pelle: se non salvifico è almeno rincuorante?
Quella canzone mi commuove ancora oggi: in tempo di guerra i bambini che guardano Il Re Leone di proprio hanno solo il loro nome. Lei ha perso i genitori, ha solo un nome e il significato che hanno voluto darle che è gioia. E’ salvifica perché ci salvano le radici.
“Tra i cielo e il mio cuore io ho la fiducia”: è la grande bellezza dell’anima pura di un bambino?
Ti dico sì anche questo. Non va mai dimenticato che l’uomo fa del male perché si dimentica il suo bambino interiore. I bambini talvolta fanno male ma nella loro ingenuità sono giusti, essendo candidi sanno veicolare l’energia attraverso l’ingenuità mossa dalla scoperta.
Ognuno di noi ha un milione di stelle che illumina il cuore o dipende dalla latitudine?
Le abbiamo tutti, mi piace la parola desiderio perché scomposta significa assenza di stelle. A volte non ci prendiamo il tempo per andare nel luogo oscuro quando guardi il cielo e le stelle ci sono sempre state solo che tu sei nel posto sbagliato per osservarle.
Hai una idea di come deviare il greto di un fiume di bugie?
Con la verità, mettercisi al servizio col cuore, essere dove c’è bisogno che tu ci sia. Faccio da anni l’accompagnatore alla morte, esserci non è un obiettivo ma significa arginare con la presenza quello che sta per accadere. Lo faccio con tutto te stesso e senza aspettative.
Che accadrà nelle prossime settimane della tua vita artistica?
Sto mettendo insieme una band di emergenti per fare girare i brani e poi lavorare su altri: ti anticipo che il prossimo che uscirà sull’antifascismo.