Adriana Spuria presenta il singolo Fiore al veleno: il video

Musica

La canzone racconta quella parte di noi che, anche quando sa che qualcosa può farci male, continua a lasciarsi attrarre

IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA

Ci sono incontri che arrivano nella nostra vita con la delicatezza di un fiore e poi, quando ormai siamo troppo vicini, scopriamo che hanno le spine. Altri hanno addirittura il profumo del veleno: sai che dovresti stare lontana, lo senti, lo riconosci, eppure continui ad avvicinarti. Fiore al veleno nasce proprio da questa contraddizione. Da quella parte di noi che, anche quando sa che qualcosa può farci male, continua a lasciarsi attrarre. È una storia di seduzione, di desiderio, di parole che bruciano e di quella sottile linea che separa l’amore dalla dipendenza, la passione dalla perdita di noi stessi.

Ho immaginato un fiore, ma era una persona. Una persona capace di affascinarti e ferirti nello stesso istante, di entrare sotto pelle con una lingua che brucia e con un profumo che non riesci più a dimenticare. È qualcuno che non chiede perdono, che sembra muoversi dentro la propria oscurità con una sicurezza quasi disarmante. E tu sei lì, davanti a lei, consapevole del pericolo, ma ancora sedotta. Nel testo ci sono immagini che appartengono alla notte: le luci soffuse, un bancone, un whiskey, una strada, il cielo pieno di stelle. È un’atmosfera sospesa, direi cinematografica, dove tutto sembra poter accadere. E dentro quella notte c’è anche la parte più fragile di me, quella che si lascia frastornare, che cerca una via d’uscita e allo stesso tempo non vuole davvero trovarla.

Ma Fiore al veleno non parla soltanto di questo. Parla anche della consapevolezza che arriva dopo. Del momento in cui capisci che puoi essere stata sedotta, puoi aver perso una partita, puoi esserti smarrita dentro un debito d’amore, ma non per questo hai perso te stessa. Per questo, alla fine, scrivo: “Ma il mio cuore è forte e guarda ancora al cielo". Quella frase per me è importante. Perché significa che, anche quando attraversiamo una storia capace di avvelenarci, dentro di noi può rimanere qualcosa che non si arrende. Un cuore che ha conosciuto il dolore, ma che continua a cercare la luce. E forse è proprio questa la vera forza: non quella di non cadere mai, ma quella di riuscire a rialzarsi senza smettere di desiderare, di amare, di guardare il cielo.

Fiore al veleno
è nata così. Da una notte, da una seduzione, da una ferita e da quella domanda che rimane sospesa fino alla fine: “Ma dov’è l’amore?”. Ho scelto di darle due vite musicali diverse. Una versione pop reggae, più immediata, ritmica e solare, quasi a voler raccontare il lato irresistibile di quella seduzione in maniera quasi irriverente. E una versione catchy lounge jazz, più morbida, sofisticata e notturna, dove il veleno sembra insinuarsi lentamente, tra una luce soffusa e un bicchiere sul bancone. Due arrangiamenti diversi, due atmosfere, due modi di raccontare la stessa storia.E in entrambi il tragico diventa ironia Perché anche l’amore, a volte, ha più di un volto. E non sempre quello che ci attrae è quello che ci fa bene. Ma forse, alla fine, ciò che conta è riuscire a riconoscere il proprio cuore. E scoprire che, nonostante tutto, continua a guardare ancora al cielo.

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