Loris Favero presenta il singolo Il Tuo Volto sul Mare: il video

Musica

Il brano racconta quel bisogno ostinato di trovare una presenza dove ormai esisteva soltanto un’assenza

IL VIDEO E' INTRODOTTO DA UN TESTO ORIGINALE DELL'ARTISTA

Avevo quattro anni quando arrivai sull’Isola di Montecristo insieme a mia madre.

Mio padre era appena scomparso in un incidente stradale, ma io ancora non lo sapevo. Per proteggermi da una verità troppo grande per un bambino, mia madre mi diceva: "È partito per un lungo viaggio. È al di là del mare". Così, ogni giorno, scendevo a Cala Maestra. Correvo sul piccolo molo e fissavo l’orizzonte finché gli occhi non mi bruciavano. Lo chiamavo a squarciagola, convinto che la mia voce potesse  attraversare il mare e raggiungerlo. A volte, nelle increspature dell’acqua, mi sembrava di vedere il suo volto. Durava un istante. Poi tutto svaniva e il mare tornava a essere mare: immenso, silenzioso, indifferente, ma io continuavo a guardare. Il videoclip di Il Tuo Volto sul Mare, brano tratto dal mio nuovo album Echi di Montecristo,

nasce da quel bambino e da quello sguardo mai veramente distolto dall’orizzonte. Da quella domanda rimasta sospesa per anni, da quel bisogno ostinato di trovare una presenza dove ormai esisteva soltanto un’assenza.

Oggi sono davanti a un pianoforte. Non cerco più mio padre oltre il mare, ma dentro la memoria. Ogni nota apre una porta, riporta alla luce un gesto, uno sguardo, una presenza che il tempo ha reso sempre più fragile. La musica diventa il filo invisibile che unisce ciò che è stato a ciò che ancora vive dentro di noi. E lentamente provo a disegnarlo. Cerco i suoi occhi, la piega della bocca quando sorrideva, i lineamenti che gli anni hanno confuso. Ho paura di sbagliare un tratto, quasi che dimenticare un dettaglio significhi perderlo ancora una volta. Ma continuo. Perché anche una linea imperfetta è più vicina a lui del silenzio. Musica e disegno diventano così lo stesso gesto: tentare di dare un volto all’assenza. Nota dopo nota, linea dopo linea, mio padre ritorna. Finché il ritratto è compiuto.

Ed è allora che comprendo che ricordare non significa necessariamente trattenere.

Prendo il foglio e cammino verso l’acqua. Ogni passo pesa come una seconda separazione. Poi lo affido al mare. Lo guardo allontanarsi, cullato dalle onde. Il volto lentamente si dissolve nell’acqua, proprio là dove, da bambino, avevo continuato a cercarlo. Questa volta, però, non provo a trattenerlo. Forse alcuni ricordi hanno bisogno di tornare nel luogo da cui li abbiamo chiamati per tutta la vita. Forse amare qualcuno significa anche permettergli, un giorno, di andare. Il dolore non scompare. Ma qualcosa dentro di me finalmente si scioglie. Posso lasciarlo andare senza perderlo. E forse è questo che vorrei rimanesse a chi guarderà il video: non una risposta, ma una ricerca condivisa. E il desiderio, la prossima volta che si troverà davanti al mare, di restare un istante in più a guardare.

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