Anoraa, l'album Il Senso delle Cose: "Il dolore va preso e attraversato"
Musica
La giovanissima artista ligure ha raccolto in dieci canzoni le ansie, le gioie, i dolori e le aspettative di una generazione che sa ancora sognare. L'INTERVISTA
Il Nome delle Cose è l'enigmatico titolo del progetto discografico di Anoraa, nome d’arte di Aurora Vicinanza: dieci brani che raccontano il percorso dell’artista ligure di Loano accogliendoci in un vortice di emozioni e riflessioni, spesso severe, insegnandoci il rispetto verso gli altri e la bellezza delle cose di ogni giorno. L’intero album parla di amore: reciproco, ambito o verso se stessi ci spinge comunque a riflettere e a rivedere il nostro approccio alla vita, ad apprezzare le piccole cose di ogni giorno.
Aurora è ambizioso titolare un album Il Senso delle Cose: quindi come ci hai lavorato, in che periodo sono nati i brani e in particolare come sei arrivata al titolo, che per altro la canzone eponima apre il progetto.
Il progetto nasce in maniera graduale, è figlio di un percorso di crescita interiore, la prima canzone nasce parecchi mesi fa e io sento la crescita vocale, quando mi riascolto si percepisce e mi piace e inoltre spero che si colga la differenza. A un certo punto ho deciso di buttarmi senza starci troppo a pensare. Il titolo uscito all’ultimo, pensavo anche a L’Elefante nella Stanza che poi non è finita nell’album ma uscirà successivamente. Mi sentivo che dentro lasciavo cose irrisolte, nascondendole nella stanza e tra esperienze personali e il percorso di studi mi facevo domande in cosa dovevo migliorare, in cosa ero carente o perché certe cose accadono nel mondo. Partendo da un aspetto personale ho cercato di darmi delle risposte poiché odio i silenzi e il non avere il controllo delle cose.
Il Senso delle Cose è una canzone testualmente aggressiva dove anche le foto non sorridono più: la rabbia la sfoghi sempre in musica?
Tendenzialmente attraverso la scrittura, parto dallo scrivere pensieri anche aggressivi che con la musica ammortizzo per non apparire troppo scontrosa. Ma sono senza filtri come canto in Sarò Sincera: nella vita reale indossi maschere e reciti parti e qui mi metto a nudo. Per quanto possibile cerco di essere coerente nella vita reale. La foto è melanconica, i rapporti mutano anche se resta il sorriso. Io voglio vivere i ricordi con serenità, con una melanconia positiva.
Guarirai dice “e poi cucirai le crepe e pure l’orlo della pelle come un vestito addosso” mi ha ricordato Se Ti Tagliassero a Pezzetti di Fabrizio De André: oggi nella tua vita è tutto passeggero o sei tu il passeggero che la governa?
Non ho pensato troppo a Faber in questo caso, è un pezzo di sfogo completo in una mia crisi di studio e lavorativa. Ci sarà la luce in fondo al tunnel? Le ferite che hai sulla pelle ti serviranno per il dopo, il difficile va attraversato, il dolore va vissuto e preso per mano.
In Emozioni dici “tu mi guardi da fuori ma vedi ciò che vuoi”: concordi con chi sostiene che in una relazione l’amore è importante ma conta di più vedere l’altro, non passarci attraverso con lo sguardo, ma vederlo nella sua completezza? Poi ne L’Ultima Notte parli anche di ascolto, altro elemento relazionale fondamentale.
Emozioni è un brano più legato al sociale, mentre L'Ultima Notte è legata a una relazione finita male. Qui parlo di come siamo soliti reprimere le emozioni, le mettiamo in scatole, non siamo abituati a mostrarle e ci chiudiamo, non parliamo, non ci facciamo aiutare.
Sarò Sincera è un brano che parla soprattutto a te stessa: oggi quando ti guardi allo specchio sei in pace con te stessa? Anche in Bruciare Lentamente parli di insicurezza: la definisci maledetta e le chiedi di farti riposare.
Mi rivolgo a me stessa con sfumature sociali, viscerali, metto a nudo la rabbia e c’è il desiderio di restare sincera e lontano dalle ipocrisie: la società vede la vulnerabilità come una debolezza. C’è anche la paura del giudizio attraverso l’esplosione di parole e musica eppure io credo in quello che faccio, non smetto di dire quello che penso. Qui si sente molto la mia vicinanza al cantautorato, in primis Pino Daniele che non ho mai avuto la fortuna di vedere live. E’ una confessione senza maschere, al centro della scrittura c’è l’anima senza sconti e così saranno le prossime canzoni.
Volare verso il sole come ha fatto Icaro per te è coraggio o la speranza è quella che le ali non si sciolgano e quindi provare a limitare i danni?
Icaro è una sfida, a lui non è andata molto bene, la avrò scritta appena maggiorenne quindi era più in versione di sfida. Resta soggettivo come si interpreta il volo, oggi per me può essere coraggio.
Sempre in Un Passo verso di Me parli di un amore imbroglione, ladro, che si maschera in utopia: la tua generazione è più propensa a raccontare di amori complicati e talvolta tossici che amori puri, quelli che definisci senza ragione: perché questa tendenza?
La canzone nasce prima dell’ultimo fidanzato, parla di una relazione brutta che però mi ha fatto crescere. Oggi è raro trovare persone che condividano gli stessi valori, rispetto ai nostri nonni è cambiato tutto: oggi una va in discoteca e ci prova oppure cerca sui social, non è più la stagione dei fiori o di una lettera. Sento che mancano pilastri importanti, a volte anche in famiglia, e portano l’artista a parlarne.
E poi ti chiedo chi è nel 2026 un dreamer?
Può essere chiunque anche un anziano, un genitore…è qualcuno che crede in qualcosa che gli piace, che non vuole guerra o che spera che certe situazioni si sistemino. Il sogno a volte sembra un qualcosa di distante, è semplice farlo ma la realizzazione è complicata, devi essere realista senza perdere mai quel pizzico di bambinesco.
Infine la tua estate artistica come si svolgerà?
Faccio alcune date poi come produzione mi sono fermata perché uscito l’album. Devo anche studiare per l’Università che a settembre riprendono gli esami. Ho fatto una vacanzina in zona Conero e ora devo anche cercare nuova ispirazione per nuovi brani.